Assad: ecco perché non ho usato armi chimiche. Europa non indipendente da politiche Usa

maggioni assadQuando il giornalismo fa quel che deve fare, ovvero offrire informazioni e la versione di tutte le parti in causa su una vicenda, ecco che vengono fuori interviste come quelle di Monica Maggioni al presidente siriano Bashard Al-Assad, la prima dopo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulle armi chimiche.

Diversi i passaggi da sottolineare, uno su tutti quello durante il quale Assad asserisce di avere le prove dell’uso di armi chimiche da parte dei cosiddetti ribelli (come già altre fonti istituzionali avevano riferito) e nega che l’esercito siriano, da parte sua, abbia mai usato armi chimiche, tanto meno lo scorso 21 agosto, come denunciato dagli Usa.

MAI USATO ARMI CHIMICHE – «Logisticamente e realisticamente – ha spiegato molto pragmaticamente – quando si avanza non si usano armi chimiche: l’esercito stava avanzando, perché utilizzarle?!».

«Non sono state utilizzate per due anni e mezzo – ha evidenziato – quando c’erano molte situazioni difficili in diverse aree della Siria e un numero alto di terroristi, più che a damasco, perché non le abbiamo utilizzate?! Perché solo in quel posto?!».

Per poi aggiungere un particolare significativo: «abbiamo invitato in Siria la delegazione responsabile dell’indagine sull’uso delle armi chimiche prima di quell’incidente e il giorno in cui sono arrivate, il secondo giorno, l’esercito siriano avrebbe utilizzato armi chimiche: è plausibile?! Non si può credere a questa storia!». D’altra parte, ha concluso, «nessuna unità dell’esercito siriano dispone di armi chimiche, ci sono delle unità speciali che le gestiscono».

SE ARMATI SONO TERRORISTI, NON RIBELLI – Quanto ai ribelli e ad un possibile dialogo, Assad li ha commentato senza mezzi termini : «se sono armati non sono opposizione, ma terroristi», facendo cenno ad una definizione che sembrerebbe peraltro  sarebbe parsa scontata a tutto l’Occidente scontata in altre circostanze. E che pare confermata, d’altronde, dalle recenti prese di distanza di una gran parte dei gruppi armati rispetto alle forze definite “esterofile” da parte dei gruppi fondamentalisti islamici, decisi ad imporre la sharia in luogo del laicismo che caratterizza la Siria.

FUNZIONARI EUROPEI CREDONO A NOI – Dense di significati sul fronte geopolitico anche le considerazioni relative a Qatar ed Arabia Saudita, definiti “stati satellite” degli Usa, ma anche le riflessioni sull’Italia e sull’Europa: «Se vogliamo discutere del ruolo dell’Italia dovremmo vederlo alla luce del ruolo dell’Europa. L’Italia è indipendente dall’Europa? Se non è così, chi porterà avanti il ruolo dell’Europa? Poi, vogliamo discutere del rapporto tra gli europei e gli americani: l’Europa oggi è indipendente dalle politiche americane? Ho sentito da molti funzionari europei che sono convinti di quello che stiamo dicendo ma non possono dirlo apertamente».

NON SI ABBANDONA LA NAVE DURANTE LA TEMPESTA – Quanto alla richiesta di farsi da parte, ha chiarito: «come presidente devo restare al mio posto perché, quando c’è una tempesta, nessuno abbandona il proprio posto, non si abbandono il proprio posto e non si lascia il paese nel bel mezzo della tempesta. La mia missione è riportare il paese nel porto e non abbandonare la nave ed il popolo siriano».

Nel frattempo, è partita la missione tesa a catalogare l’arsenale chimico siriano, per la quale Assad si è detto pienamente disponibile, facendo notare l’ostacolo costituito dalla presenza dei gruppi armati. Entro fine mese la relazione finale.

Fonte: http://www.rainews24.it/it/video.php?id=36229

Siria: ribelli rivendicano matrice fondamentalista del fronte anti-Assad

ribelli siriaLotta ad Al Qaeda, guerra al terrore, tranne in Siria però. Qui i fanatici dell’Islam fanno parte della cordata anti-Assad per cui meglio andarci coi piedi di piombo. E guai a far capire all’opinione pubblica mondiale che proprio Assad rappresenta in realtà un baluardo di laicismo contro le derive islamiste. È già abbastanza difficile così far digerire agli americani ed al mondo l’ennesima guerra destabilizzatrice. Ancora una volta con prove di colpevolezza raffazzonate e questa volta con lo spettro di uno scontro più o meno diretto con la Russia, tornata potenza mondiale.

Fortunatamente le notizie in un modo o nell’altro, grazie ad un fronte tutt’altro che compatto, trapelano e così proprio ieri ben tredici gruppi di ribelli hanno reso nota la “la creazione di un fronte islamista, in opposizione alla leadership della Coalizione Nazionale Siriana (AGI) [1] ed in nome di un obiettivo comune: uno Stato fondato sulla sharia, la legge islamica appunto.

Alberto Zanconato da Damasco descrive la sottoscrizione del documento, con il quale il fronte islamista si oppone ai ribelli ‘esterofili’, come una “clamorosa spaccatura”, nonché “un duro colpo agli sforzi degli Usa e degli europei per incoraggiare l’unità”. La presa di posizione, d’altra parte, conferma l’origine allogena del focolaio anti-Assad, a cui fa da contrappeso, come vediamo, unicamente un pericoloso focolaio di matrice fondamentalista.

Di recente, infine, una notizia ha confermato la mancata indipendenza di molte fonti ritenute autorevoli. Nel numero del 13/19 settembre, infatti, il settimanale ”Internazionale” riferiva in apertura: “Si è scoperto che Elizabeth O’Bagy, analista dell’Institute for the study of war, di cui la scorsa settimana abbiamo pubblicato un articolo uscito sul Wall Street Journal, lavora anche per la Syrian emergency task force, un gruppo di pressione che spinge per un intervento statunitense in Siria. Quindi non è una fonte indipendente”.