“Agnus Dei”, un film sugli stupri sovietici in cui i sovietici non sembrano il problema

Al cinema la Seconda Guerra Mondiale è, ancora oggi, protagonista più che mai. Lo testimonia, ad esempio, la pellicola di Mel Gibson di cui abbiamo parlato ieri. E lo testimonia, tra le altre, una pellicola, pur meno nota, diretta dalla francese Anne Fontaine, proiettata nelle stesse ore in molte sale cinematografiche, “Agnus Dei”. Quella storia – è evidente – non è ancora storia passata e chiusa negli archivi. Ecco perché anche “Agnus Dei”, pur schivando ogni problematizzazione storica dei fatti narrati, forse proprio per questa ragione, non può essere considerato un film del tutto neutrale.

Realizzato con la collaborazione del Polish Film Institute e girato ad inizio 2015, “Les Innocentes” (questo il titolo originale), prendendo spunto dagli scarni scritti del suo diario, racconta l’esperienza di Mathilde Beaulieu, giovane francese volontaria nella Croce Rossa, in missione in Polonia per curare i feriti di guerra francesi. Mathilde, infatti, nel corso della sua attività, entra segretamente in contatto con un convento di suore il cui stupro sistematico e ripetuto compiuto dalle truppe sovietiche ha lasciato molte di loro in stato di gravidanza e bisognose di cure. Ed è proprio questa storia che conquista ovviamente il centro della scena.

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Mel Gibson torna con “Hacksaw Ridge”: il pacifismo coraggioso di Desmond Doss

“Dopo dieci anni l’«infamous» Mel Gibson torna dietro la macchina da presa e con il suo talento di cineasta riesce a far (almeno temporaneamente) dimenticare gli episodi di ubriachezza, risse, esternazioni antisemite e omofobe per cui è noto” (“La Stampa”). “Un film non pacifista su un pacifista” (“Repubblica”). Stando alle recensioni, le premesse per un gran film e per querelle di vario genere nel merito della pellicola e del suo regista c’erano e ci sono tutte. Ma, bisogna dirlo, le aspettative non vengono disattese: “La battaglia di Hacksaw Ridge” (soltanto “Hacksaw Ridge” nel titolo originale), ultimo lavoro di Mel Gibson, nelle sale cinematografiche in questi giorni, è un film certamente da vedere.

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“In guerra per amore”, un Pif niente male: nel film americani collusi coi boss

E’ stato infine necessario attendere la seconda pellicola di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, per raccontare al grande pubblico che gli americani, con la sbarco in Sicilia del ’43, consegnarono il potere nelle mani della mafia, in cambio di una conquista facile ed indolore. E nonostante l’ironia che fa da sfondo, il messaggio è diretto e centrale più che mai, senza sconti. Di questo non si può che render merito al giovanissimo conduttore ed attore siciliano che, pur omaggiando il patriottismo e l’onestà del capitano Scotten, ucciso in Sicilia dopo aver scritto una lettera per denunciare il fenomeno, punta l’indice dritto contro la Casa Bianca e l’allora presidente Roosevelt, colpevole di aver fatto scarcerare moltissimi criminali facendoli passare per prigionieri politici, assegnando poi ai boss locali ruoli di responsabilità, quando non la sindacatura di molti comuni siculi a seguito dell’invasione.

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