Associazioni gay decideranno nuova campagna Barilla. Rientra il boicotaggio

USA, festeggiamenti dopo sentenza Corte Suprema su nozze gaySe avesse pensato ad un’operazione di marketing fallimentare, non sarebbe riuscito a fare di meglio, mettendosi in un colpo solo contro tutti con i suoi dietrofront improponibili. Guido Barilla, patron della multinazionale che dal 1877 sforna pasta secca (e non solo), dopo la campagna di boicottaggio lanciata contro la sua azienda, ha infatti incontrato ieri mattina diverse associazioni della comunità lgbt tra cui Arcigay, Arcilesbica, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno e Gaynet. A promuovere l’incontro il presidente della commissione Politiche economiche dell’Emilia Romagna, nonché attivista gay, Franco Grillini, che ha ospitato nel suo ufficio il meeting durato circa un’ora e mezza.

«Barilla ha chiesto di nuovo scusa per quello che ha detto in quell’intervista. Ribadendo come non pensi davvero quelle cose», ha spiegato Grillini.

«Ci ha chiesto scusa mille volte – ha sottolineato anche Flavio Romani, presidente dell’Arcigaye si capiva, guardandolo negli occhi, che era sincero. Gli abbiamo proposto di utilizzare quel brutto scivolone, che ha avuto un’eco mondiale, per avviare una svolta costruttiva».

Più che un passo indietro, l’emblema della paraculaggine, la lode del politicamente corretto, l’apologia del don Abbondio-pensiero, il degrado della coerenza italica.

«Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale – aveva originariamente dichiarato Barilla -, non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro, la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale».

«Per noi il concetto di famiglia sacrale – proseguiva –  rimane un valore fondamentale dell’azienda».

E non contento, faceva anche arditamente sfoggio di notevole coraggio intellettuale: «se a loro piace la nostra pasta e la nostra comunicazione la mangiano, altrimenti mangeranno un’altra pasta. Uno non può piacere sempre a tutti». Senza , tra l’altro, risparmiarsi in concessioni: «io rispetto tutti – aggiunge Barilla – facciano quello che vogliono senza disturbare gli altri. Sono anche favorevole al matrimonio omosessuale, ma non all’adozione per una famiglia gay».

Frasi catturate dal conduttore de “La Zanzara” su Radio 24, che avevano immediatamente fatto il giro del web, sollevando polemiche ed un dibattito mediatico infinito e provocando, addirittura, il lancio di una campagna di boicottaggio contro la Barilla, portato avanti dai movimenti lgbt e da ampie parti della sinistra.

Stranamente, non era mancato chi, nel vociare nauseante della massa, aveva osato evidenziare che ognuno nella propria pubblicità ci mette chi gli pare e non può esser costretto a metterci una coppia gay per non esser tacciato di omofobia, che marketing vuol dire anche scegliersi un settore di mercato da rappresentare, che in fin dei conti Barilla non aveva offeso nessuno, anzi, aveva evidenziato il proprio rispetto e la condivisione del matrimonio gay. Si era messo a difenderlo perfino Antonio Tresca, blogger dell’ultra-sensazionalista Huffington Post [1].

Ma non c’è stato niente da fare. Nel Paese della Boldrini e del “vietato per le donne servire a tavola in tv”, Barilla a lasciare che i gay “mangino un’altra pasta” perché “non si può piacere a tutti” non ci ha pensato, in realtà, neanche 24 ore. Il tempo di accorgersi che si era messo contro una delle lobby più forti e ha ingranato subito la retromarcia. Scuse inviate al mondo gay in ogni forma mediatica possibile. Ma la comunità lgbt in questi casi ama fare la difficile e, così, Guido Barilla ha ceduto su tutta la linea. Un incontro apposito e quella che è una resa praticamente incondizionata: in cambio della fine del boicottaggio, prenderanno loro in mano il…marketing Barilla.

«Abbiamo concordato – ha spiegato Romani – l’inizio di una collaborazione stretta e fattiva tra Barilla e le associazioni Lgbt che da un lato offriranno spunti, suggerimenti e consigli all’azienda per una comunicazione che sia più aggiornata, giusta e corretta, dall’altro, abbiamo avuto da Guido Barilla l’appoggio per progetti e campagne di forte impatto sociale sulle nostre battaglie per i diritti e contro l’omofobia».

Detteranno la nuova linea, insomma. Con buona pace della famiglia tradizionale e della dignità personale. Quella non aiuta nel “business”.

Clément Méric, in un video la verità: Esteban Morillo si difese da tre aggressori

Clement Meric«Parigi, aggredito da skinhead: morto 18enne», esordiva il Corriere lo scorso 6 giugno, un giorno dopo l’accaduto. «Orrore fascista», gridava la Francia, con i deputati in piedi a tributare all’unisono (lepeniani compresi) l’estremo saluto delle istituzioni al giovane Clément Méric, 19enne antifascista ucciso dai fascisti.

E la semplicistica tesi – prontamente confezionata non dai fatti ma dall’immaginario collettivo e dalla stampa militante, accolta volentieri da tutte le altre testate poco inclini all’anticonformismo – la riassumeva il solito Giornalettismo: «Clément Méric: il ragazzo ucciso perché odiava il fascismo». «L’aggressione – spiegava -,  ha visto protagonisti tre skinhead, che hanno colpito più volte il ragazzo con un pugno di ferro».

Tre giorni dopo, il ventenne Esteban Morillo veniva formalmente indagato per “omicidio preterintenzionale”; escluso, non a caso, l’omicidio volontario.

Lapresse riferiva: «I sospetti, spiega Molins, hanno riconosciuto legami con la formazione nazionalista “Troisieme Voie” e sostengono di aver risposto a una provocazione da parte del gruppo di cui il giovane anti-fascista faceva parte».

Una versione a cui, ovviamente, la stampa non dà troppo credito né rilievo. Certamente non quella italiana, che pure aveva riferito prontamente dell’aggressione e messo in atto tutte le strumentalizzazioni politiche del caso.

Nel frattempo, oltre alla manifestazione antifascista di piazza a Parigi, le conseguenze politiche precedevano l’accertamento della verità, ripiegando come al solito nella repressione antifascista: «Il premier JeanMarc Ayrault ha infatti chiesto al ministero dell’Interno di compiere “immediatamente” passi per sciogliere il gruppo di estrema destra Jeunesses nationalistes revolutionnaires (Jnr), guidato da Serge Ayoub. Una portavoce del ministero dell’Interno ha dichiarato che la formazione è considerata il braccio violento di Troisieme Voie [Terza Via, ndr]».

Oggi, finalmente, su “Le Figaro”, giornale francese di primo piano, e su altre testate, la svolta: il video dell’episodio smentisce l’aggressione fascista e la ricostruzione fatta finora, notizia ripresa, tra gli altri, anche dall’Huffington Post francese.

«C’è un video – riferisce il quotidiano – che pesa molto nell’inchiesta sulla morte del militante antifascista Clément Méric. Si scopre un Clément Méric aggressivo, che colpisce alla testa, da dietro, un militante d’estrema destra, Esteban Morillo, alle prese con due aggressori. Morillo si volta e rifila un diretto per difendersi, facendo cadere a terra il giovane Méric che non si rialzerà più» [1].

Effettuate da una telecamera di sorveglianza e svelate da Rtl [2], le immagini «escludono qualsiasi ipotesi di linciaggio della vittima, a differenza delle versioni che circolavano dopo l’aggressione».

Singolare il fatto che l’esistenza del video, da tempo a disposizione degli inquirenti, sia stata rivelata soltanto ora. Forse era necessario far calare il sipario sulla questione, prima di dire la verità e limitare l’impatto mediatico della svolta.

Sta di fatto che, anche sull’ipotesi che il giovane Esteban abbia utilizzato un tirapugni, le immagini non danno conferme. Tutto quel che è certo, insomma, è che Esteban stava affrontando da solo due antifà, che un terzo (Clément Méric) lo ha colpito in testa da dietro e che lui si è voltato ed ha restituito il colpo. Dunque, non solo non regge l’accusa di omicidio volontario, così come già il giudice aveva intuito, ma risulta a questo punto una legittima difesa la reazione del giovane Esteban che in quel momento si trovava ad affrontare tre antifascisti tutt’altro che pacifici.

Pronta, per fortuna, la solidarietà al giovane attivista Morillo da parte delle comunità presenti in tutta Europa. Una solidarietà concreta per le spese legali, ma anche solidarietà contro la strumentalizzazione ed il linciaggio mediatico del giovane, vittima di un’aggressione, di una tragedia e, soprattutto, delle menzogne del sistema politico-mediatico.

Nel nome della verità, dunque, “Soutenons Esteban[3].