Insieme allo stop agli ingressi dai paesi a rischio terrorismo islamico ed al muro al confine da far pagare al Messico, il taglio dei finanziamenti alle cosiddette “sanctuary cities” era uno dei punti principali nell’agenda del neoeletto presidente Trump in materia di immigrazione. Ma, dopo l’alt imposto dai giudici all’ordine esecutivo che prevedeva il divieto temporaneo di entrare negli Usa ai cittadini di sette paesi mediorientali, il mancato accordo sui finanziamenti per la prosecuzione del muro (e, tra l’altro, il veto del Congresso sul decreto per smantellare l’odiatissimo Obamacare, onnipresente in campagna elettorale), ecco che un altro giudice sbarra la strada all’incauto Trump. William Orrick, giudice federale nominato da Obama, ha infatti bloccato l’ordine esecutivo che l’amministrazione degli Stati Uniti aveva indirizzato ad oltre quattrocento diverse giurisdizioni tra città e contee, accusate di avere legislazioni e prassi poco collaborative nei confronti delle autorità federali dell’immigrazione.
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Trump: “divieto d’ingresso ai musulmani è una fake news. Ho fatto come Obama nel 2011”
“Procuratori contro, bando all’Islam incostituzionale“. La fake news è stato nella giornata di ieri niente meno che il titolo di apertura dell’Ansa. Ma non c’è da meravigliarsi: è stato probabilmente simile il titolo di apertura sulla gran parte dei principali giornali su scala mondiale. La mossa con la quale il presidente americano Donald Trump ha bloccato per tre mesi gli ingressi negli Usa da sette paesi mediorientali a rischio terrorismo (con l’assenza di alcuni paesi che, per carità, potrebbe stupire), ha scatenato la stampa e gli intellettuali progressisti di tutto il globo, che hanno così dato il via all’isteria (ed alla bugia) collettiva.

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