Estremisti islamici negli atenei inglesi, allarme in un report

maxresdefaultEstremisti islamici nelle università inglesi, lo “Student Rights” lancia l’allarme e segnala ben trenta eventi a rischio in pochi mesi. “Troppe sono le istituzioni che ancora permettono eventi a cui partecipano oratori estremisti o intolleranti senza alcun contraddittorio”, spiegano infatti nel presentare il report sulle attività ritenute ‘critiche’ svolte nelle università britanniche dal settembre 2015 al gennaio del 2016. Certo, la fonte non è delle più “affidabili” da un punto di vista ideologico ma i dati oggettivi ricavabili sono interessanti. Per cui facciamo ordine, prima di approfondire il rapporto. Innanzitutto, lo Student Rights è un progetto interno alla Henry Jackson Society, think thank conservatore britannico ispirato alla figura del senatore democratico fortemente anticomunista e che porta avanti l’idea di esportare la democrazia in tutto il mondo. In un articolo pubblicato di recente addirittura accusano Saddam Hussein, notoriamente capo di un Iraq laico come la Siria di Assad, di aver in qualche modo contribuito alla creazione dell’Isis. “Le moderne democrazie liberali”, spiegano, “rappresentano un esempio a cui il resto del mondo dovrebbe aspirare”. In altri passaggi propagandano il supporto ad ogni attività che favorisca la caduta di regimi non ancora liberal-democratici. Gente, insomma, che volentieri  ti organizzerebbe una “primavera araba”, per poi lasciarti col cerino in mano di un territorio che esplode nei conflitti. Forte sostegno alle spese militari, securitari, filo-statunitensi, progettano non a caso una modernizzazione ed integrazione della macchina militare europea, sotto il controllo inglese e nel quadro della Nato. Spiegano che “solo gli stati democratici liberali sono veramente legittimati”, ma anche che “l’alleanza con regimi repressivi, temporaneamente, è ammissibile”. In pratica, i falchi dell’occidentalismo, travestiti da agnellini dei diritti umani, la legge sacra con il quale il sistema difende il suo diritto di esistere.

Quanto al report che hanno redatto, invece, si tratta di una raccolta di informazioni in merito ai contenuti ed alla storia ‘politica’ degli oratori di alcuni incontri promossi all’interno degli atenei del Regno Unito, che spaziano dai fervori antigay agli slogan anti-bianchi come “Uccidi il boero!”,  fino a chi parla di “agenda razzista e suprematista bianca”, passando ovviamente per la causa islamica. L’allarme lanciato dal report, del resto, si riscontra facilmente nelle cronache inglesi. Oltre ai numerosissimi arresti legati al terrorismo e all’estremismo islamico, i foreign fighters partiti dal suolo britannico, si potrà anche ricordare l’evento da noi già segnalato all’interno del King’s College svoltosi con la separazione di uomini e donne. Oppure l’arresto di un ex presidente della Islamic Society (stessa organizzatrice dell’evento peraltro) in seguito ad alcune indagini che avevano evidenziato la preparazione di alcuni attacchi. Ecco, quindi, alcuni degli eventi in questione. Il 16 ottobre dello scorso anno, presso la Queen Mary University, si tiene un convegno dal titolo “L’Islam è la causa o la soluzione all’estremismo?”, organizzato dalla Islamic Education and Research Academy, organizzazione già interdetta dallo University College of London nel 2013 dopo aver ospitato un evento su Islam e ateismo in cui la platea era suddivisa per genere sessuale, costringendo dunque le donne a sedere separatamente rispetto agli uomini e viceversa. Hamza Tzortzis, uno dei relatori, aveva in passato affermato che gli apostati dovrebbero essere uccisi, oltre a dichiararsi contro “l’idea di libertà”.

Il 29 settembre, invece, presso l’Institute of Education a parlare è Moazzan Begg, già detenuto a Guantanamo per tre anni, il quale ricopre ruoli di responsabilità all’interno del gruppo Cage, che si oppone alla “guerra al terrore”, spesso a difesa di molti sospetti terroristi. Begg, a Guantanamo, avrebbe ammesso di aver visitato campi di addestramento al confine tra Afghanistan e Pakistan, noti per aver ospitato militanti di Al Qaeda. Da avvocato ha difeso la causa di molti sospettati. Durante l’incontro, a cui partecipava un’associazione che riunisce gli studenti di colore, alcuni hanno accusato il programma inglese per la lotta al terrorismo di esser parte di una strategia razzista per la supremazia bianca. Il 2 novembre, presso la Scuola di Studi Orientali e Africani, ancora Begg è protagonista di un incontro sul tema “Fratelli dietro le sbarre”, accanto a Harris Farooqi, il cui padre era stato condannato nel 2011 per aver preparato atti di terrorismo ed aver incitato a fare altrettanto in alcune pubblicazioni. All’incontro avrebbe partecipato attivamente anche Nicki Jameson, del “Fight Racism Fight Imperialism”, pubblicazione del Gruppo Comunista Rivoluzionario (RCG). Durante l’incontro sarebbe stato distribuito materiale in sostegno di Adel Abdel Bary, condannato nel 2014 per il coinvolgimento nell’attentato ad un’ambasciata statunitense in Africa nel 1998. All’interno dello stesso istituto, tre giorni dopo, un seminario sull’islamofobia, ha visto uno degli oratori, Sufyan Ismail, lamentarsi della criminalizzazione dei cosiddetti foreign fighters che vanno a combattere in Siria.

Presso la London South Bank University, invece, il 13 novembre, Abu Bakr Islam ha partecipato ad un incontro in compagnia dell’ex rapper Muslim Belal, noto attore e sceneggiatore inglese convertitosi all’Islam nel 2002. Nel 2011, Islam sul suo sito aveva incitato a giustiziare i non-musulmani che non pregano e vogliono sposare una donna musulmana. Il 23 novembre, presso la University of East London, l’onnipresente Begg partecipava insieme a Weyman Bennett di “Stand up to racism” ad un incontro che incitava: “Non permettiamo ai razzisti di dividerci. No all’islamofobia”. Il 28 novembre, ancora presso la Scuola di Studi Orientali ed Africani, all’interno di una iniziativa dei “Black Students” della National Union of Students, era presente Julius Malema, figura politica di rilievo del Sud Africa, fondatore del partito Economic Freedom Fighter dopo l’espulsione dall’African National Congress, il partito di Mandela e dell’attuale presidente Zuma, ininterrottamente al potere dal ’94. Malema è considerato un populista che spinge per il conflitto razziale. In occasione delle accuse di stupro rivolte da una donna al presidente Zuma, Malema aveva ironizzato dicendo che la donna doveva aver trascorso bei momenti. Nel 2011 è stato condannato per aver cantato la canzone simbolo della rivolta anti-bianca nel paese: “Spara al boero”. Sogna un Sud Africa senza più bianchi, slogan lanciato in una manifestazione dell’agosto 2011 che ha portato insieme ad altri episodi alla sua espulsione dal partito.

Economic Freedom Fighters (EFF) leader Julius Malema is seen at the protest movement's launch on Thursday, 11 July 2013. The EFF was different to other African National Congress breakaway parties, the expelled ANC Youth League president said at Constitution Hill, Johannesburg."We are not like Agang [SA] and all of them... We have a completely different plan." This plan included the non-negotiable principles of land expropriation and nationalisation of mines, both without compensation. The EFF sought to move away from a discourse of reconciliation to one of justice, Malema said. The EFF would hold a conference in Soweto on July 26 and 27 to work out its policies and manifesto. Picture: Werner Beukes/SAPA

Dunque, al netto dei discorsi ritenuti sospetti dalla Henry Jackson Society per l’anti-femminismo, l’anti-democraticismo, l’anti-liberalismo, la giustificazione degli atti di terrorismo contro le truppe statunitensi ed inglesi, l’antisemitismo, tematiche spesso al centro della propaganda occidentalista, rimane comunque tanta roba. E, soprattutto, alcune conclusioni: ciò che ancora in Italia non avviene con troppa frequenza a causa della minor presenza islamica, sta rivelando nel Regno Unito le modalità di uno sviluppo futuro che da noi si presenta ancora agli esordi, con gli immigrati utilizzati come scudo alle manifestazioni della sinistra. Uno dei dati politicamente rilevanti, infatti, è proprio la vicinanza degli ambienti dell’estremismo islamico con quelli della sinistra. Ciò che avevamo messo in evidenza anche in occasione della manifestazione “Refugee Welcome Here” svoltasi a Londra poche settimane fa. E, non ultimo, il carattere razziale anti-bianco di questo movimentismo che simpatizza con l’estremismo islamico, con tutto il contorno delle associazioni di studenti neri, le stesse che poi fanno campagna per la rimozione dei simboli del colonialismo dai luoghi pubblici, dalla Gran Bretagna al Sud Africa, il cui leader estremista, non a caso, appare tra gli oratori di uno di questi eventi. Insomma, con il massimo garantismo possibile quanto agli arresti e pur al di là dei collegamenti col terrorismo, ciò che troviamo è tutto un mondo variamente ostile all’Europa ed ai suoi popoli che si riunisce per distruggerne i simboli, mentre i benpensanti di casa nostra suggeriscono ciecamente l’integrazione. Non ci illudiamo che, rispetto a tutto questo, l’Italia sarà immune ancora per molto tempo. Il tempo di agire è adesso.

Emmanuel Raffaele, 7 apr 2016

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