“L’estrema sinistra ha resuscitato la segregazione razziale”: editoriale di fuoco su “Le Figaro”

Immagine correlataUn nuovo razzismo fondato sulle scienze umane anziché sulla biologia. Secondo la saggista francese Céline Pina, impegnata a documentare i sempre più numerosi eventi proibiti ai bianchi, il “separatismo islamista” e il “nuovo antisemitismo” musulmano, non ci sono dubbi: l’estrema sinistra sta resuscitando la segregazione razziale, mascherandola paradossalmente da anti-razzismo. “‘Proibito ai bianchi’, questo è lo slogan e il piano d’azione che prova a rendere popolare una parte sempre più consistente degli indigenisti e del ‘Grande Fratello’ di sinistra”, scrive l’attivista francese, la quale accusa: “vogliono sostituire la lotta di classe con la guerra delle razze e, come in ‘1984’ di Orwell, fanno dell’inversione dei concetti e dei significati un’arma di distruzione delle coscienze e di sottomissione degli spiriti”. “L’antirazzismo è diventato l’alibi dell’odio contro i bianchi“, sostiene Céline Pina in un editoriale pubblicato pochi giorni fa su “Le Figarò”. Continua a leggere

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Belgio, sharia e autobus separati: “Bruxelles sarà musulmana”. Il partito islamico fa discutere

Bruxelles, la capitale d’Europa, sarà musulmana in poco più di dieci anni. Più che una promessa (minacciosa a seconda dei punti di vista), un dato di fatto in una città in cui, già oggi, un terzo della popolazione è musulmana e dove, dal 2001, il nome più diffuso tra i nuovi nati è quello del profeta dell’Islam, Mohammed. Pesano come macigni, dunque, le parole di Abdelhay Bakkali Tahiri, presidente del relativamente nuovo partito belga chiamato, appunto, “Islam“. Continua a leggere

Generazione Identitaria: ecco la nostra “dichiarazione di guerra” all’immigrazione di massa

Di loro si è parlato tantissimo la scorsa estate. Loro, infatti, sono “Generazione Identitaria“, quelli della “C-Star” che, a bordo dell’ormai famosa “nave anti Ong“, hanno portato avanti la missione “Defend Europe” nel Mediterraneo, monitorando e disturbando l’azione delle organizzazioni pro-sbarchi, e beccandosi così dai giornali di tutta Europa l’etichetta di razzisti, fascisti ed estremisti.

Loro, però, si definiscono semplicemente “identitari“. Ecco perché, per capire chi sono e cosa pensano davvero, abbiamo intervistato Lorenzo Fiato, giovane responsabile del movimento in Italia.

Volto pulito e una preparazione da far invidia, basta guardarlo per capire che non è esattamente “l’uomo nero” che uno si aspetterebbe leggendo i giornali. Del resto, anche nella fase embrionale del gruppo, almeno qui in Italia, l’estrema destra è lontana. Giovani, quasi tutti studenti, ancora pochi nuclei (tra cui Roma e Milano) ma un approccio alla militanza sicuramente più “europeo” – come vedremo anche più avanti. E, soprattutto, un mondo che sembra in realtà avere ideologicamente poco a che fare con l’ambiente e l’area politico-culturale a cui fa riferimento la destra radicale. Tanto per capirsi, non sono fascisti: non amano definirsi così, non fanno riferimento a quel passato né a quella dottrina e non gli interessa essere considerati concorrenti di movimenti come CasaPound o Forza Nuova. Semplicemente, sono altro e fanno altro. E tra le loro parole chiave c’è un concetto base (in realtà non nuovo a destra): meta-politica.

Per capire “Generazione Identitaria”, infatti, è necessario partire da un passaggio fondamentale: non sono un partito, non sono interessati ad avere un programma, non si rifanno a nessuna delle correnti politico-culturali storiche e non intendono candidarsi. Insomma, spiega Fiato, per riassumere: “ci piace definirci una ong patriottica”. Ecco perché Fiato declina anche le domande su matrimoni gay, aborto ed eutanasia e ribadisce: “Gid è un movimento che si propone di trattare solamente del tema migratorio”.

Nel fargli qualche domanda in più, chiaramente siamo partiti da quest’estate. Continua a leggere

“I terroristi? Sono giovani musulmani discriminati”: ecco la voce dell’islam moderato

“Laddove l’Isis offre loro qualcosa per cui morire, noi dobbiamo offrire loro qualcosa per cui vivere”.

La condanna degli attentati è netta, la presa di distanza dall’ideologia dell’Isis altrettanto, ma la retorica è quella banale, spicciola e progressista per cui, dopo tutto, le deviazioni terroriste dei giovani musulmani potremmo sicuramente evitarle, se solo noi cattivi europei ci comportassimo un po’ meglio con loro.
Ad affermarlo, in un articolo sulle colonne del quotidiano inglese “The Independent“, è l’imam Qari Muhammad Asim, oltre 10mila like sulla sua pagina fb, membro esecutivo del “Consiglio Nazionale delle Mosche e degli Imam” (che si occupa della formazione per tutto il nord dell’Inghilterra), di professione avvocato nell’ambito del mercato immobiliare per una delle più grosse aziende del mondo nella sua sede di Leeds, città nella quale è anche senior imam nella moschea di Makkah.
Insomma, quello che si dice un musulmano moderato, integrato e assolutamente ben inserito, che gode appunto di ampia visibilità e credito. Continua a leggere

Oltre 400 jihadisti stanno rientrando nel Regno Unito. Intanto 3000 sospettati sono già nel paese

Più di quattrocento ex combattenti jihadisti stanno tornando nel Regno Unito“. A dare l’allarme, in un articolo pubblicato ieri su Sky News, è Mark White, che cita fonti della sicurezza, le quali riterrebbero appunto che almeno quattrocento combattenti, di ritorno dagli scenari di guerra in Siria ed Iraq, stiano per rientrare nel paese.
“Le autorità”, aggiunge White, “ritengono ci sia un rischio crescente che il Regno Unito subisca lo stesso tipo di attacchi con armi da fuoco ed esplosivi visti in Francia e Belgio recentemente“. Secondo Sky News, soltanto una piccola parte degli jihadisti tornati dal medioriente, sarebbero stati perseguiti ad oggi. Tra loro Imran Khawaja, condannato a 12 anni di prigione una volta rientrato nel paese: partito per la Siria nel 2015, tratto in arresto già nel 2015, Imran Khawaja, nonostante il nome poco inglese, viene dai quartieri ovest di Londra ed era stato fermato insieme al cugino Tahir Bhatti, condannato per favoreggiamento avendolo aiutato a rientrare nel paese andando a prenderlo fino in Serbia, ed al suo amico Asim Ali, condannato per averlo aiutato economicamente nell’impresa.

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