Londra, disordini in Hyde Park al grido di “Black Lives Matter”

Londra, 20 lug – Secondo l’Evening Standard, forse in un eccesso di enfasi giornalistica, è stata “la peggiore esplosione di violenza giovanile dalle rivolte del 2011“. Scontri, lanci di bottiglie, vetri rotti e qualche agente di polizia accoltellato in pieno centro, nello storico Hyde Park a Londra, dopo una festa organizzata attraverso i social network.

Centinaia di ragazzi, respinti poi fino a Marble Arch e rimasti qui fino a mezzanotte, hanno creato disordini al ritmo dell’ormai noto slogan “Black Lives Matter“, a partire dal  tardo pomeriggio, quando hanno improvvisamente reagito con violenza alla massiccia presenza delle forze dell’ordine, dando il via agli scontri.

Lo slogan più volte urlato, come anticipavamo, è lo stesso dell’omonimo movimento che, in America, sta facendo esplodere ancora la questione razziale, in seguito alle accuse della comunità afro-americana sul razzismo della polizia che ucciderebbe più facilmente i ragazzi di colore, nonostante molti, tra i quali l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani che ha definito a sua volta “razzista ed antiamericano” il movimento, parlino di strumentalizzazione e mettano in campo le cifre che mostrano le cifre ancor più alte dei bianchi uccisi dalle forze dell’ordine.

Brixton (Londra), luglio 2016

Vetri rotti, negozi presi d’assalto: e meno male che, secondo i media “perbene”, a Londra si sarebbe dovuto scatenare il razzismo contro le minoranze. In realtà, la polizia ha smentito il coinvolgimento diretto del movimento, ma è innegabile, dopo la protesta che una una decina di giorni fa ha avuto luogo nel quartiere di Brixton (protagonista della repressione e della rivolta dei neri già ai tempi della Tatcher), che niente deve essere sottovalutato e che la tensione è in crescita. D’altronde, già mesi fa parlavamo delle campagne studentesche per la rimozione dalle università di alcuni simboli ritenuti razzisti in quanto connessi con la storia colonialista. Ed è altrettanto vero che l’ormai ex premier David Cameron, tentando forse di placare gli animi, aveva egli stesso, da conservatore, denunciato il razzismo istituzionale nel paese. E la stessa campagna contro la brexit, come abbiamo evidenziato, è stata portata avanti all’insegna della questione economica e di quella razziale, sul tono delle frontiere da abbattere, dei razzisti che vogliono uscire dall’Europa, dei “populisti” accusati di nazismo. Una ragazza intervistata dal quotidiano londinese in seguito agli incidenti, del resto, ha dichiarato: “Si tratta di un evento che di ripete ogni anno ma di sicuro questa volta aveva una connotazione razziale“.

Le élite della civiltà ‘occidentale’, a nostre spese, probabilmente fingono di non vedere le identità allogene e le civiltà che, considerandoci nemici, ci muovono guerra, percependo la nostra debolezza. E la loro intenzione non è quella di fare una guerra per l’uguaglianza ma per vincere. Forse quando ci sarà qualcuno al governo che vorrà fare qualcosa sul serio per difendere il suo popolo sarà troppo tardi. Ma “si vis pacem para bellum”. Se vogliamo la pace, dobbiamo guadagnarcela: non basta non voler la guerra per evitarla, se qualcuno, sbagliando o meno, la fa contro di te. Non basta non volere nemici, se per qualcuno tu sei comunque il nemico. Se anche volessimo anche integrare, dovremmo essere forti abbastanza per gestire la situazione, non così deboli da farci assoggettare. Quella che va mossa è una guerra difensiva, legittima, dopo tutto incruenta ma è indispensabile sfuggire e far sfuggire il prossimo al lavaggio del cervello per iniziarla, per essere uniti e per vincerla. Si tratta semplicemente di riprendersi i propri spazi, i propri diritti, dare priorità agli italiani. Si tratta di riprendere coscienza di sé. Di non voler soccombere come civiltà e come etnia. Ed in questa guerra gli unici veri nemici sono i traditori del proprio popolo. Si tratta di prenderne il posto.

Emmanuel Raffaele, 20 lug 2016

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