“Spiaggia fascista” di Chioggia, pm hanno chiesto l’archiviazione: nessuna apologia

“La spiaggia fascista di Chioggia: “Qui, a casa mia, vige il regime”. Nel luglio scorso, con questo titolo ed uno  pseudo-scoop pubblicato da “Repubblica“, Paolo Berizzi aveva provato a guadagnarsi la pagnotta raccontandoci quasi sotto shock di uno stabilimento balneare in Veneto il cui cartello d’ingresso recitava: “Zona antidemocratica e a regime” (oltre che “Zona ad alta frequenza di gnocche e gnocchi”). E così, per tutta l’estate, i giornali di sinistra avevano tirato fuori “l’emergenza fascista” anche prendendo spunto da questo falso scandalo e tirando la volata all’approvazione alla Camera dell’assurda (e probabilmente anticostituzionale) legge Fiano. Ora, però, viene fuori che, secondo i pm, il gestore sessantaquattrenne della struttura Gianni Scarpa non ha commesso alcun reato e perciò hanno chiesto l’archiviazione del caso, dopo l’indagine aperta proprio in seguito alla denuncia di “Repubblica”.

Nessun apologia del fascismo, nessun allarmante riproposizione del regime, solo “stravaganze” e una evidentemente sgradita “articolazione del pensiero”. La legge Scelba, che già aveva portato all’assoluzione degli organizzatori dell’omaggio ai caduti della Rsi accusati di apologia per il saluto romano fatto al Campo X di Milano, non ha nulla a che fare con la pretesa antifascista di vietare tutto ciò che non rientra tra i loro gusti. Ecco, del resto, il perché il Pd si è affrettato ad approvare il ddl Fiano, che mira a far condannare addirittura anche chi vende gadget nostalgici, con buona pace della libertà d’espressione. A “Playa Punta Canna“, tra i 650 lettini dove il caro Berizzi aveva fatto arrivare la Digos e la scientifica e fornito audio e foto ‘utili’ all’inchiesta, secondo il procuratore capo Bruno Cherchi ed il sostituto procuratore Francesca Crupi non è stata commessa nessuna apologia. Ed il racconto della richiesta dell’archiviazione, che sembra lasciar trasparire lo stupore tra le righe, dimostra ancora una volta quanto “Repubblica” della legge Scelba e del suo campo d’applicazione non abbia capito proprio nulla.

Dopo il giornalista antifascista Corrado Formigli giunto proprio due giorni fa nella sede romana di CasaPound per un confronto con il vicepresidente Simone Di Stefano (“sono inseriti nel gioco democratico”, ha dichiarato) e dopo l’incontro che, allo stesso modo, si era tenuto con il giornalista Enrico Mentana, nonostante le proteste dei ‘partigiani’, pare – o almeno si spera – che “l’emergenza” possa dirsi rientrata ad ogni livello. Che l’Anpi e compagnia bella si mettano l’anima in pace una buona volta.

Emmanuel Raffaele

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