Napoli, centri sociali tentano l’assalto a CasaPound: al solito, nessuna condanna politica

La manifestazione era stata regolarmente autorizzata e così, giovedì scorso, a Napoli, un nutrito gruppo di militanti di CasaPound si è ritrovato in piazza principe Umberto per chiedere sicurezza, lotta al degrado e ribadire: “Vasto è Italia”. In breve, per rispondere e aggiungere la propria voce all’appello dei cittadini che, in seguito ai fatti di agosto, hanno chiesto allo Stato di non abbandonarli al loro destino. Ma, per i centri sociali napoletani, era evidentemente troppo. Ecco perché sono giunti in forze a tentare di impedire il presidio pacifico indetto dal movimento di destra radicale. A raccontare quanto avvenuto è, tra gli altri, “il Mattino” che, però, non esita a titolare “rissa tra centri sociali e CasaPound”, nonostante spieghi poco dopo: “A causare lo scontro è stato l’improvviso arrivo di una cinquantina di militanti di sinistra nella piazza in cui gli esponenti di destra avevano allestito alcuni banchetti, regolarmente autorizzati dalla Questura”. Gli esponenti dell’estrema sinistra avrebbero così dato il via al lancio di bottiglie e tentato lo scontro, interrotto poi dalla polizia. “In mano avevano mazze e caschi”, racconta “Il Giornale”, “con cori antifascisti e alzando uno striscione hanno tentato di avvicinarsi al gazebo dove Casapound stava regolarmente manifestando”. Una situazione di tensione durata circa tre ore. “CasaPound non si è lasciata intimidire e ha tenuto la piazza in cui era regolarmente autorizzata a svolgere il presidio“, ha commentato in seguito all’episodio una nota degli esponenti della sezione napoletana del movimento, mentre il centro sociale Insurgencia ha rivendicato il tentato assalto. “Il Giornale” ha titolato: “i centri sociali fronteggiano CasaPound”. “Tensioni tra i militanti di CasaPound e i collettivi studenteschi”, è invece il titolo di Napoli Today, che neutralizza il dato saliente, ovvero la tentata aggressione e trasforma, come accade regolarmente, un gruppo politico di estrema sinistra in un semplice collettivo di studenti. All’interno, la tensione è così motivata: “alcune decine di militanti di CasaPound e altrettanti dei collettivi studenteschi si sono incontrati in piazza“. Si sono incontrati. Casualmente sembrerebbe. Secondo il giornale online, gli attivisti di sinistra avrebbero “organizzato una contromanifestazione” perché nel volantino di CasaPound contro il degrado e le violenze “si vedevano tre persone di colore”. La notizia è passata praticamente inosservata dalla politica. Nessuna condanna, come di consueto.

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Ma, per completezza di informazione, ecco l’antefatto a cui facevamo cenno inizialmente. Domenica sei agosto: uno straniero, apparentemente ubriaco, dà in escandescenze e comincia a lanciare bottiglie, spaventa i passanti e viene così fermato da cinque militari impegnati nell’operazione “Strade sicure”. Improvvisamente, scatta la rivolta degli immigrati che popolano il quartiere. “Repubblica” titola: “Napoli, militari circondati e aggrediti da un gruppo di immigrati per impedire un fermo e riferisce: “Le divise, i mitra, la camionetta non sembrano rappresentare un limite. Un gruppo di giovani migranti cerca di sottrarre il fermato ai soldati. Urla. Fischi. Spintoni”. Uno dei residenti, il giorno dopo, in un video-servizio dal titolo “L’appello dei cittadini del quartiere Vasto: non lasciateci soli”, racconta proprio a Repubblica: “erano quasi cento e gridavano ‘L’Italia è nostra’ “. Nel servizio, sono tanti i cittadini che si lamentano della situazione ormai insostenibile. “La quarta municipalità, storicamente dedita all’accoglienza sta pagando un conto molto salato”, spiega Alessandro Gallo, uno dei membri del Comitato Vasto: “anche se sono migranti e vengono da paesi in guerra dopo tutto il calvario che hanno vissuto non possono essere inseriti in società senza un percorso specifico che tuteli loro in primis e poi noi che li accogliamo”. “Sono saltate tutte le regole”, spiegano illustrando la petizione sottoscritta e condivisa sulla pagina Fb del comitato. Lo stesso quotidiano progressista, in un reportage fotografico, racconta “Il degrado di ogni giorno, il pane cotto su un carrello, i materassi che invadono le strade, le file di bottiglie sui marciapiedi, i letti di cartone e gli zaini, come comodini”.

Pochi giorni dopo, Pierre Treira, presidente della comunità senegalese di Napoli, afferma: “Al Vasto, e non solo, c’è un’accoglienza poco adeguata. Ci vorrebbe un piano di inclusione lavorativa, percorsi di attività”. Ma, prima ancora, si chiede: “Al Vasto la situazione è molto complessa. Cercare colpe è sbagliato. Il cittadino percepisce l’invasione di stranieri. Gli stranieri si sentono allo sbando. Ma quali sono le cause?”. Appunto. Quali sono le cause? Sembra che troppi fingano di non vederle.

Emmanuel Raffaele

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