Quando Renzi diceva: “chi ha perso le elezioni non può andare al governo” [VIDEO]

“Siamo seri, chi ha perso le elezioni non può andare al governo, noi non possiamo far passare il messaggio che il 4 marzo sia stato uno scherzo. Il Pd ha perso, io mi sono dimesso e sette italiani su dieci hanno votato o per Salvini o per Di Maio. E’ così e allora tocca a loro governare. Noi non possiamo con un gioco di palazzo rientrare dalla finestra dopo che gli italiani ci hanno fatto uscire dalla porta. Noi non possiamo pensare dalla mattina alla sera che i giochetti dei caminetti romani valgano più del consenso degli italiani”.

Così Matteo Renzi a “Che tempo che fa” il 29 aprile 2018 (in un passaggio che è ancora presente anche sul canale youtube del Partito Democratico), a poche settimane dalle elezioni politiche, quando il Pd rifiutava accordi con il M5S, che invece non escludeva di fare un contratto di governo con il centrosinistra.

Ci hanno detto che eravamo mafiosi, corrotti, ladri di democrazia, killer ambientali, amici delle banche, dei petrolieri […]. La gente a casa cosa potrà pensare – prosegue Renzi – se, alla luce di quello che ci siamo detti in campagna elettorale, poi, facendo finta di niente e non condividendo niente del futuro, ci mettiamo insieme e facciamo un governo?”. Secondo l’ex segretario dem, con un accordo simile “la gente non crede più nella democrazia e nell’esercizio del diritto di voto”.

Una questione di principio, ma non solo: “hanno cambiato idea su tav e reddito di cittadinanza?”, si chiedeva allora il senatore Pd, che insieme alla Lega e contro il M5S ha votato a favore della Tav poco prima che si rompesse il governo. Molto chiaro sull’inconciliabilità tra i due partiti, Renzi, rivolgendosi a Di Maio, aggiungeva: “Non venire a chiedere i voti a quelli che hai accusato di tutti i mali per cinque anni e con cui non condividi l’idea del futuro del paese: se vuoi cambiare il jobs act, vai da quell’altro Matteo”.

Secondo l’ex sindaco di Firenze, che sfidava Di Maio a fare sul serio il reddito di cittadinanza considerandolo irrealizzabile e inopportuno (“non sta né in cielo né in terra”), “è impossibile che il futuro dell’Italia sia fatto dalle forze politiche che, non soltanto si sono insultate, ma che sugli argomenti di merito faticano a trovare un punto di compromesso o di sintesi”. E non si può che essere d’accordo.

Emmanuel Raffaele Maraziti

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