Quando Renzi diceva: “chi ha perso le elezioni non può andare al governo” [VIDEO]

“Siamo seri, chi ha perso le elezioni non può andare al governo, noi non possiamo far passare il messaggio che il 4 marzo sia stato uno scherzo. Il Pd ha perso, io mi sono dimesso e sette italiani su dieci hanno votato o per Salvini o per Di Maio. E’ così e allora tocca a loro governare. Noi non possiamo con un gioco di palazzo rientrare dalla finestra dopo che gli italiani ci hanno fatto uscire dalla porta. Noi non possiamo pensare dalla mattina alla sera che i giochetti dei caminetti romani valgano più del consenso degli italiani”.

Così Matteo Renzi a “Che tempo che fa” il 29 aprile 2018 (in un passaggio che è ancora presente anche sul canale youtube del Partito Democratico), a poche settimane dalle elezioni politiche, quando il Pd rifiutava accordi con il M5S, che invece non escludeva di fare un contratto di governo con il centrosinistra. Continua a leggere

Parte il Conte-bis e il Movimento è un po’ più “casta”

Risultati immagini per mattarella conteCon il voto di oggi sulla piattaforma online “Rousseau”, hanno espresso la propria preferenza sul governo M5S-PD ben 79.634 iscritti al Movimento 5 Stelle, approvando così, con una maggioranza schiacciante, la trattativa e l’accordo trovato con il Partito Democratico dalla delegazione guidata dal capo politico ed ex vice-premier Luigi Di Maio. L’ennesima (per alcuni sospetta) conferma delle decisioni dei leader di partito, sostenuta addirittura dal 79,3% dei votanti (63.146 iscritti) contro un 20,7% di contrari (16.488 iscritti) su 117.194 aventi diritto. Un record, spiegano sul blog del Movimento, considerato che il precedente era del maggio 2019 con 56.127 voti espressi. Resta ora da vedere se ci saranno spaccature significative in Parlamento, anche se non appare molto probabile.

Dunque, messo da parte l’impegno del premier incaricato a non partecipare ad altri governi, il Conte-bis partirà.
Anche a costo di rinunciare al Vicepremier e probabilmente al Ministero dell’Interno; anche a costo di non avere nessuna garanzia precisa da parte del Pd sui punti considerati imprescindibili da Di Maio; nonostante il tradimento di Grillo che ha pubblicamente attaccato lo stesso capo politico del Movimento accusandolo di sabotaggio e “brama di potere”,; nonostante un premier che poco a poco prende le distanze dal M5S per farsi una carriera per conto suo.
Appoggiato dai leader di mezzo mondo, il suo potere contrattuale è cresciuto a dismisura ed ora è il Movimento a inseguire. Continua a leggere

M5S-PD: l’accordo non è uno scandalo, il peggio deve ancora venire

E’ il 2009 e il Movimento 5 Stelle è appena nato, quando Beppe Grillo si iscrive provocatoriamente al Pd e propone la sua candidatura a segretario del Pd. La sua iscrizione verrà rifiutata per l’evidente spirito di contestazione rispetto alla dirigenza del partito.

Ma il gesto ha un significato politico che rimane: il Movimento nasce a sinistra per prendersi la sinistra – in qualche modo per farla rinascere. Continua a leggere

Rimpiangeremo il governo giallo-verde

A questa crisi [dell’Unione Europea,ndr] non si può certamente rispondere con un europeismo che in più occasioni ho definito fideistico, ma nemmeno si può opporre uno scetticismo disgregatore, volto a compromettere le conquiste raggiunte in sessant’anni, semmai invocando il ritorno a sovranità nazionali chiuse e conflittuali, con sterili ripiegamenti identitari“.

“A proposito di sovranità, libertà ed Europa, citazione per citazione, torno a Cicerone: la libertà non consiste nell’avere un padrone giusto, ma nel non avere nessun padrone“.

Meta-politicamente, questi i passaggi fondamentali nel botta e risposta dello scorso 20 agosto, in Senato, coi discorsi pronunciati – nell’ordine – dal presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte e dal suo ministro dell’Interno Matteo Salvini. Continua a leggere

Marionette contro Lega e M5S, ma il governo giallo-verde promette bene

Da giorni, faziosi di destra e sinistra sparano a zero contro l’intesa tra Lega e Movimento 5 Stelle, senza timore alcuno di contraddirsi: del resto, la loro è pura, pessima e disgustosa strategia. Ma è uno spettacolo vederli. Tutti lì, a sproloquiare sulle coperture, a fare (male) i conti e a criticare ancora prima che progetti di legge e coperture reali vengano presentate. Tutti a digiuno di sovranità nazionale, a ricordarci che mamma Europa non vuole, che i bimbi cattivi non devono governare. Ed è uno spettacolo vedere la sinistra, un tempo almeno nominalmente dalla parte dei lavoratori, tirare fuori ancora lo spread, ovviamente e puntualmente in risalita, e mettere in guardia gli “elettori” da un governo giallo-verde, contro il “parere dei mercati”. Pur di ostacolare la sovranità popolare, si inventerebbero qualsiasi cosa.

E, tra i più attivi in questo senso, c’è sicuramente il presidente della Repubblica Mattarella, finora non pervenuto, assente mentre il debito continuava a salire, notarile e invisibile quanto mai nessuno prima di lui, tirato fuori dal nulla e piazzato al Quirinale di peso, ma ora deciso a fare la voce grossa, dettare la linea di governo e imporre veti sulla scelta dei ministri. Continua a leggere