In sette anni 55mila spagnoli hanno giurato: “difendere la Spagna a costo della vita”

Dal 2010 ad oggi, oltre 55mila spagnoli hanno prestato giuramento alla bandiera attraverso la solenne cerimonia del bacio al vessillo rosso-oro, ben 15mila persone soltanto nel corso dello scorso anno. A rendere noto il dato è il Ministero della Difesa, che mostra un incremento quasi ininterrotto dal 2010 (1.733 persone) al 2016 (14.735 persone) con una leggera flessione registrata soltanto nel 2013 e nel 2015 ma ampiamente recuperata negli anni successivi. Continua a leggere

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La Catalogna ha appena dichiarato l’indipendenza, ora Puigdemont rischia l’arresto


Con 70 voti a favore, 10 contrari e 2 schede bianche, il parlamento catalano ha dato mandato al governo della comunità autonoma di prendere tutte le misure necessarie perché l’indipendenza diventi effettiva, avviando un vero e proprio processo per la costituzione di “una repubblica catalana, come Stato indipendente e sovrano, di diritto, democratico e sociale“.

La dichiarazione, che fa riferimento all’esito del referendum dello scorso 1 ottobre, è stata approvata grazie ai voti della Cup (Candidatura d’Unitat Popular) e di Junts per Sì (coalizione formata con l’obiettivo dell’indipendenza e composta da Convergencia Democrática de Cataluña, da Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) e da Demócratas de Cataluña e dal Moviment d’Esquerres). I parlamentari di Ciudadanos, del Partit Popular e del Partit dels Socialistes hanno lasciato l’aula prima della votazione (a scrutinio segreto).  Il testo approvato include anche l’intenzione di aprire un’inchiesta per stabilire le responsabilità nella presunta violazione dei diritti fondamentali in occasione del divieto di procedere con il referendum. Continua a leggere

Referendum, “autonomia” legittima se non avesse obiettivi anti-nazionali: Zaia e Maroni ben oltre la Costituzione

In Veneto, dove era previsto il vincolo del quorum per la validità del referendum, il 57,2% degli elettori ha votato e ben il 98% di loro ha chiesto al governo regionale di trattare con Roma maggiori spazi di autonomia e maggiori competenze. In Lombardia (dove il quorum non era necessario), anche se il dato è ancora non ufficiale per problemi tecnici che hanno rallentato lo scrutinio elettronico, a votare è stato circa il 40% ed il 95% ha chiesto la stessa cosa. Un buon risultato in Lombardia per il presidente Roberto Maroni, un vero e proprio successo per Luca Zaia in Veneto. “Nessuna gara con Zaia, ora uniamo le forze per la battaglia del secolo“, ha dichiarato il presidente leghista della lombardia in riferimento al risultato fatto registrare nella regione governata dall’altro esponente leghista che, a sua volta, ha affermato: “Vogliamo che i nove decimi delle tasse restino nella nostra regione: questo è il big bang delle riforme“.

Dichiarazioni che, al di là del reale successo politico, vanno evidentemente al di là del dettato costituzionale. Come avevamo già spiegato, infatti, il rischio preannunciato era proprio quello che la Lega utilizzasse strumentalmente l’art. 116 della Costituzione per fare propaganda e provare – più o meno seriamente – ad ottenere molto di più e molto altro rispetto a quanto la Costituzione prevede. Trattenere i nove decimi delle tasse o, come aveva già dichiarato Maroni, poter semplicemente tenersi più soldi rispetto a quelli versati a Roma, a parità di competenze, è infatti ben altra cosa rispetto alle autonomie (non l’Autonomia, appunto) che l’articolo in questione prevede come possibilità. Continua a leggere

Catalogna, il vicolo cieco dell’indipendenza sospesa. E lunedì scade l’ultimatum del premier spagnolo

Dopo la proclamazione d’indipendenza dello scorso 10 ottobre, il presidente della comunità catalana Carles Puigdemont aveva tentato la carta della ‘moderazione’ offrendo una sponda al governo centrale, sospendendo l’indipendenza per cercare “una mediazione“. Ma mostrarsi moderati, dopo aver appena proclamato l’indipendenza, non deve aver convinto troppo il premier Rajoy il quale, interpretato forse il rallentamento come una retromarcia, ha così schiacciato sull’acceleratore ponendo un ultimatum: entro lunedì 16 ottobre, alle 10, decidete cosa fare e fatecelo sapere. Alla proposta di Puigdemont (“dialogo senza pregiudiziali: da un lato del tavolo due membri del governo catalano, dall’altra due di quello spagnolo”), Rajoy ha dunque risposto picche: non si può discutere sull’attuazione o meno delle disposizioni costituzionali, ha ribadito, “non possiamo infrangere la legge insieme“. Continua a leggere

Puigdemont: “verso l’indipendenza unilaterale”. E Madrid invia l’esercito. Ecco perché gli indipendentisti catalani giocano col fuoco

Il si all’indipendenza, con il 90% delle preferenze su poco più di 2 milioni di votanti, avrà anche “stravinto”, come titolava “Repubblica” il giorno dopo la consultazione dello scorso 1 ottobre; ma è pur vero che, su oltre 5 milioni di aventi diritto, a votare è stato soltanto il 38% di loro. Colpa delle centinaia di seggi chiusi dalla Guardia Civil spagnola? Si può provare a sostenerlo, ma è difficile pensare che la repressione – dura e politicamente sciocca quanto si vuole – abbia influito in maniera così decisiva. Senza considerare il fatto che, peraltro, il referendum era comunque stato dichiarato illegale dalla Corte costituzionale spagnola.

Eppure, ieri, a poche ore dal discorso di re Filippo VI per l’unità della Spagna, il presidente della “Generalitat de Catalunya”, Carles Puigdemont, ha dichiarato alla Bbc: “Lunedì proclameremo l’indipendenza e la Repubblica catalana”. Una mossa unilaterale e ancor meno legittimata democraticamente che rischia di provocare una vera e propria guerra civile, tanto più che, da qualche ora, si è diffusa la notizia che Madrid ha deciso di inviare, per “supporto logistico”, due convogli militari in Catalogna. Continua a leggere