Analisi e approfondimenti dedicati a notizie e tematiche della politica italiana, ma anche di eventi e fenomeni sociali e/o nazional-popolari di interesse direttamente o indirettamente politico.
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Abituati ad una logica sindacale basata sul mero rapporto tempo/costo del lavoro, la questione del “benessere psico-fisico” sul posto di lavoro sembra ormai importare poco a quel che resta della sinistra.
Del resto, ottenuto dal capitale l’innalzamento generalizzato del livello di vita dell’operaio (pur a discapito dell’uguaglianza), la sinistra si è buttata su altri temi, lasciando i lavoratori al proprio destino. E, abbracciato il liberismo, ha archiviato anche la questione relativa all’alienazione del lavoratore, che va al di là della retribuzione del lavoro, è insita nella produzione capitalista ed ha diretta correlazione con il benessere psico-fisico di cui sopra.
Ma si sbaglierebbe e si farebbe il gioco del “nemico”, focalizzando la questione Amazon sull’intensità robotica del lavoro, l’iper-competitività e il metodo oppressivo nella gestione del personale che molti rimproverano ad Amazon.
Il fanatismo della produttività, del resto, è solo un vecchio vizio del capitalismo, che risorge ogni volta che le macchine permettono di superare nuovi limiti e mettono l’uomo ancora più a dura prova.
Ed è sempre e solo la complicità dello Stato a renderlo possibile. Ad esempio con un modello contrattuale che non tutela il lavoratore e ne favorisce l’instabilità e, quindi, la ricattabilità.
Ma le proteste in questo senso sono facilmente conciliabili: piccole concessioni in cambio di grandi profitti, com’è sempre stato. Con l’illusione solita di aver risolto il problema.
Per anni, decenni, secoli la rivoluzione è stata il sogno dei giovani più entusiasti, un sogno dipinto generalmente considerato “di sinistra”. Ma quindi solo la “sinistra” è rivoluzionaria? Ed i giovani sono ancora quegli entusiasti sognatori della rivoluzione come nel passato passato o la cultura della “resilienza” ha tolto loro il fascino della ribellione? Cosa c’è all’origine di una rivoluzione? E, per finire, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, è ancora possibile fare “la rivoluzione”?
Essere più leccaculo della stampa era un compito obiettivamente difficile. Ecco perché al Senato, per provare a far meglio, hanno instancabilmente applaudito Draghi ancor prima che potesse concludere le sue frasi più insgnificanti.
Il discorso con il quale il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia ai senatori è tutto qui, nella maggioranza bulgara che lo sostiene (tutti tranne FdI), nei suoi contenuti piuttosto trascurabili e nel tono assolutamente spento, freddo, bruocratico e insopportabilmente noioso del neo premier.
DRAGHI: “L’EURO E’ IRREVERSIBILE, CEDERE SOVRANITA’ NAZIONALE UN DOVERE”
Uno dei passaggi più significativi non rappresenta, al tempo stesso, alcuna novità: “Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, di una Unione Europea sempre più integrata, che approderà a un bilancio pubblico comune. Gli Stati Nazionali, nelle aree definite dalla loro debolezza, cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa“.
La Lega governerà con la contestatissima Lamorgese (non certo nota per le sue politiche migratorie contenitive), che rimarrà alla guida dell’Interno. Sono evidentemente cambiate le priorità della Lega, che infatti piazza il moderato ed europeista Giorgetti allo Sviluppo Economico.
Il Movimento 5 Stelle, invece, governerà con Brunetta, Carfagna e Gelmini: veri e propri simboli dell’odiato berlusconismo. Un altro tabù superato, dopo il governo con il criticatissimo Pd – perfino Travaglio, stavolta, ha avuto da ridire.
Più in generale, in cambio dell’alleanza con i propri nemici giurati, tutti hanno ottenuto qualcosa nel banchetto di poltrone del governo probabilmente più eterogeneo della storia italiana. Per “senso di responsabilità”, hanno abolito la coerenza e la democrazia. Rimane fuori, dalla maggioranza e dal governo, infatti solo Fratelli d’Italia: un po’ poco per poter chiamare ancora democrazia quella che è sempre più esplicitamente una oligarchia.
Nel nostro post precedente, sottolineavamo quanto fosse poco interessante la crisi di governo, essendo di fatto un golpe di palazzo. Il livello di partecipazione politica, del resto, non dipende solo da fattori culturali astratti: quelli ne sono la conseguenza. Il livello di partecipazione dipende, piuttosto, dall’effettivo coinvolgimento popolare che un sistema (decisionale) prevede.
UN MODELLO POLITICO POST-DEMOCRATICO E POST-LIBERALE
Quello che si sta affermando con la scusa dell’anti-sovranismo è, infatti, un modello post-liberale e post-democratico. Ed è curioso che gli stessi presunti sovranisti non lo abbiano chiaro. E che, addirittura, la destra radicale sia rimasta ideologicamente alla lotta contro liberalismo e democrazia, che lo stesso sistema oligopolistico globale sta combattendo per arrivare al dominio puro del capitale.
LA SCELTA DEL GOVERNO SEMPRE PIU’ A PORTE CHIUSE
In questo nuovo modello, che ovviamente ha le sue radici nel precedente, le questioni di governo sono equiparabili alle questioni dinastiche. Come in una monarchia o in una aristocrazia (o meglio, appunto, oligarchia), eredità e successioni sono cose che non ci riguardano.
Non ci coinvolgono e, quindi, non siamo coinvolti.
Di base, c’era la necessità di mettere a guardia del “tesoretto” di fondi/prestiti europei un uomo di fiducia, un garante, delle banche e della Unione Europea. E così, un altro garante di quegli interessi appunto oligarchici, Matteo Renzi, si è mosso per sostituire Giuseppe Conte quando era il momento.Dopo aver fatto fuori Salvini, quando era il momento. Quando hai forti sponsor internazionali, la tua potenza mediatica non è per forza proporzionale ai voti.
Il progetto Draghi presidente circolava da tempo sulla stampa e tra le fila dei partiti. A dimostrazione che i governi li fanno a loro piacimento e indipendentemente dal voto.
L’Italia è una “democrazia” parlamentare e il presidente del Consiglio è scelto dal Parlamento e non direttamente dal popolo. Tecnicamente, quindi, è tutto “normale”. Politicamente, democraticamente, no. La democrazia, infatti, non è perfetta e tanto meno le leggi e le costituzioni: si possono e si devono cambiare quando c’è qualcosa che non va.
ABITUATI AD UN REGIME AUTOREFERENZIALE, LA “CRISI DI SUCCESSIONE” CI LASCIA DEL TUTTO INDIFFERENTI
“Nessun post sulla crisi di governo?”
No, perché Rivoluzione Romantica si occupa di politica, di cultura, di società, non di deprimenti giochi di palazzo, voltafaccia e marionette.
L’unica cosa “interessante” da osservare è che questa crisi passa sopra le teste della gente lasciandola del tutto indifferente. Come popolo, siamo ormai abituati ad un regime di governo simile a quelle forme dittatoriali o monarchiche che risolvono da sé i loro problemi di successione. La cosa non ci riguarda neanche.
Quello che sta accadendo non è coinvolgente, non è appassionante, non ci chiama in causa: la de-democratizzazione del potere politico ha raggiunto il suo scopo. Ci ha fatto capire che il nostro voto, il nostro parere, è inutile.
Ci hanno fatto capire che tanto le decisioni che prendono, i governi che formano, non dipendono da noi e, per le faccende più rilevanti, non dipendono neanche da loro ma da anonimi organismi sovranazionali non rappresentativi o addirittura semi-privati.
MISSIONE COMPIUTA: LE NUOVE GENERAZIONI SONO INDIFFERENTI ALLA POLITICA
Le nuove generazioni, non a caso, non sono interessate alla politica. Quella che fino agli anni Novanta era la cultura della partecipazione è morta. Parlare di politica è fuori moda, anche perché le nuove generazioni sono le meno ribelli di sempre. Non hanno interesse a cambiare le cose, abbracciano il politicamente corretto delle multinazionali e non a caso le reti sociali più usate sono Instagram e Tik Tok. Facebook è già troppo per chi non ha niente da dire, niente da pensare, niente da osservare.
Insomma, la missione è compiuta. Non c’è nessuno che sia più facile da governare di qualcuno che non è interessato a chi lo governa ed a come lo fa, educato alla “resilienza”, ovvero a fare o non fare quello che gli dicono senza obiettare, col sorriso. Snowflakes in balia dell’informazione ufficiale, ovvero di quello che dicono dall’alto. Educati a non dubitare del governo e dei giornali.
Una generazione così controllata e controllabile da rendere impossibile ogni vera protesta, così indifferente al tema della libertà e del controllo da essere totalmente e inconscientemente nelle mani del regime politico-economico attuale.
Che analisi dovremmo fare di una crisi politica così autoreferenziale? Più che una analisi su quello che accade, ecco l’unico aspetto degno di nota.
Quanto accade al M5S è quanto, di norma, accade sempre nelle organizzazioni: si aderisce per una causa e raggiungere uno scopo e poi si rimane impigliati nella logica del branco.
Subentrano la “sindrome del traditore”, il conformismo o la semplice convenienza, che ti impediscono di protestare o di andare via: è uno schema che funziona oseremmo dire sempre.
Perfino gente come Alessandro Di Battista, che pure ha lasciato la poltrona, ora invita a “stare uniti” e a salvare Conte, a costo di fare alleanze con chiunque. Fare alleanze con chiunque, peraltro, non sarebbe neanche un peccato mortale, se riesci a farle a vantaggio delle tue idee. Se, però, devi dare in cambio qualcosa che, altrimenti, non daresti o che non dovresti dare, allora hai già tradito. Se le alleanze non servono più la tua causa, hai già tradito.
Il Movimento ha rotto con il passato progressivamente, ma l’alleanza con il Pd è stata decisiva. Non solo perché avevano promesso di non farci mai un’alleanza, ma perché quell’alleanza lo ha trasformato in un’altra cosa. Su Rivoluzione Romantica avevamo sottolineato il linguaggio accentuatamente moderato del discorso di Conte per la fiducia al suo secondo governo. Quel discorso era un voltafaccia inquietante a tutta la storia del Movimento. Il preludio a tanti altri tradimenti, come il limite dei mandati, la trasparenza dimenticata, la democrazia messa da parte, Gentiloni in Europa, i verbali secretati e tantissimo altro.
Eppure, il movimento è là, rimane in piedi e c’è chi lo sostiene ancora. Perché? Per le ragioni esposte poc’anzi, che dipendono molto dai comportamenti tipici dell’uomo e dei gruppi, più che dalla politica in sé: “sindrome del traditore”, conformismo e convenienza.
Sono questi fattori che mantengono in piedi regimi totalitari, abusi di potere, partiti corrotti ma anche organizzazioni mafiose e realtà omertose. E non sono elementi tipici solo dei grandi partiti, anzi: si esprimono in altro modo ma sono presenti anche nei movimenti cosiddetti radicali, di destra e sinistra.
Se vai via sei un infame, se non accetti tutte le direttive sei un traditore, se critichi sei un rompipalle a prescindere. Il conformismo, ovvero la paura di trovarsi solo contro il gregge, insieme alla convenienza fanno il resto. E’ così, nel bel mezzo di un malinteso senso della disciplina, muoiono libertà e giustizia.
Rivoluzione Romantica non sostiene alcun partito o movimento, quindi, non solo perché non si ritiene rappresentata da nessuno di questi, ma anche perché non accetta questa logica e ritiene impossibile rimanere imparziali ed obiettivi essendo vincolati dall’appartenenza.
POPOLO CONTRO POTERE: SIAMO SOLI
Quanto alla politica istituzionale: il vertice di ogni struttura di potere finisce inevitabilmente per essere manovrato, utilizzato o corrotto. L’unica arma nelle mani del popolo è l’auto-rappresentazione e, collateralmente, l’utilizzo di movimenti e partiti per portare avanti le proprie istanze. Insomma, rovesciare il tavolo e tenere sempre presente la dialettica insormontabile Popolo vs Potere, in cui il popolo è naturalmente in una situazione di debolezza contrattuale. Se non altro finché non acquista coscienza di sé e capacità di auto-organizzarsi, non per fare tutto da solo, ma per fare pressione su chi comanda.
Qualcuno, commentando sulle nostre reti sociali o contattandoci in privato, ha mosso una critica al nostro articolo sulla letalità del covid-19 (“Covid: i dati non giustificano la dittatura Conte“) che merita di ricevere una risposta. Dopo tutto, le critiche costruttive (al contrario degli insulti o delle critiche prive di argomentazioni) servono a perfezionare il proprio punto di vista o quello altrui, ecco perché le accogliamo con favore.
Sullo sfondo di un approfondimento che è stato molto letto e apprezzato, la critica era ampiamente attesa e si può riassumere così:
1) il tasso di letalità del covid è basso ma è comunque molto più alto di quello dell’influenza e, senza misure adeguate, provocherebbe una mortalità senza paragoni;
2) il discorso sulla letalità conta relativamente, perché il problema vero, a cui si vuole rispondere con lockdown e restrizioni, è il sovraccarico insostenibile del sistema sanitario.
Qualche giorno fa, FanPage titolava: “vescovo negazionista muore di covid“. Poi, aprendo l’articolo, si scopriva che, in realtà, il vescovo non negava l’esistenza del covid. Il titolo, insomma, era una fake news.
Come questo, negli ultimi mesi, si sono visti centinaia di altri casi in cui intere piazze sono state etichettate come negazioniste, seppur quelle piazze non fossero lì per negare l’esistenza di un virus, ma solo per opporsi alle scelte del governo. In realtà, nessun movimento politico, seppur radicale, e nessun gruppo con una purché minima rilevanza sostengono che il covid non esiste.
Secondo le ricerche più prudenti dell’Oms, la letalità del Covid-19 si attesterebbe intorno allo 0,6%. Lo statunitense “Centers for Disease Control and Prevention” ritiene invece plausibile uno scenario in cui la letalità possa arrivare anche allo 0,26%. Un IFR (Infection Fatality Rate) vicino allo 0,2%, del resto, è anche la conclusione dello scienziatoanti-lockdown John Ioannidis, in una recente ricerca pubblicata proprio sul bollettino dell’Oms, che analizza i risultati di studi sierologici condotti in tutto il mondo. Sembra comunque ormai comprovata una letalità pari o vicina allo 0% al di sotto dei 50 anni, sensibilmente più elevata al di sopra dei 70 anni.
Il covid-19, dunque, sembrerebbe essere un virus più aggressivo rispetto all’influenza (la cui letalità, in ogni caso, varia in base al ceppo virale stagionale) ma, senza dubbio,non abbiamo di fronte un virus che giustifica il panico, la sospensione della Costituzione e l’imposizione di uno stile di vita da psicopatici ipocondriaci chiamato “nuova normalità”.
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