Black Lives Matter, nove arresti a Londra: “l’inquinamento è razzista”. E invadono la pista

160906102433-01-london-city-airport-0906-exlarge-169Nove manifestanti appartenenti al movimento “Black Lives Matter” sono stati arrestati a Londra, dopo aver invaso la pista e bloccato, nelle prime ore di questa mattina, le attività del London City Airport. Al centro della loro protesta la questione climatica e le sue fantomatiche implicazioni razziste e, nella fattispecie, anche il previsto ampliamento dell’aeroporto in questione. In un comunicato il movimento ha dichiarato: “Questa azione è stata compiuta per far luce sull’impatto ambientale del Regno Unito sulla vita delle persone di colore a livello locale e globale”.

Secondo il movimento nato oltre oceano e ben presto sbarcato in Gran Bretagna, essendo il paese il responsabile maggiore a livello pro-capite dell’immissione nell’atmosfera di fattori inquinanti connessi all’aumento della temperatura globale, ma anche uno dei meno esposti ai suoi effetti, il Regno Unito sarebbe l’esempio di come “la crisi climatica è una crisi razzista”. Anche nel Regno Unito, del resto, secondo Black Lives Matter, “i neri hanno il 28% di possibilità in più di essere esposti all’inquinamento atmosferico”. Ecco, dunque, perché questa mattina, prima dell’alba, dopo aver bypassato i controlli intorno all’aeroporto, nove di loro hanno occupato una delle piste di decollo ed atterraggio dell’aeroporto londinese, causando ritardi ed il dirottamento di molti voli sugli aeroporti di Gatwick e Southend. La polizia, chiamata già intorno alle 5.40, avrebbe proceduto con gli arresti soltanto intorno alle 9.30. Le operazioni, ha fatto sapere Scotland Yard, si sono concluse poco prima delle 11.30, ben sei ore dopo l’occupazione della pista.

I Verdi hanno dato il loro sostegno alla protesta, concordando sulle implicazioni razziste della crisi climatica. Di certo c’è che, in realtà, proprio il movimento nato in difesa dei neri assume sempre di più una forte connotazione razziale, che ha poco a che fare anche con le istanze egualitarie e, quanto ai metodi, è altrettanto vero che le manifestazioni sono realmente spesso sfociate in azioni violente. Ma il razzismo “black”, come al solito, non desta troppo allarme: sarebbe politicamente scorretto. O, semplicemente, politicamente sconveniente.

Emmanuel Raffaele, 6 set 2016

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Musulmano di origini pakistane, ecco il nuovo sindaco di Londra

sadiq-khan-london-mayor-election-2016Sadiq Khan ce l’ha fatta. E, a parte il caos che non ti aspetti dalla proverbiale efficienza britannica registratosi nel quartiere di Barnet, con liste elettorali incomplete e centinaia di elettori che in un primo momento non hanno potuto esprimere il proprio voto (tra questi Ephraim Mirvis, rabbino capo delle Congregazioni ebraiche unite di tutto il Commonwealth), tutto è andato come previsto. Già parlamentare e, dunque, non nuovo ai successi elettorali, per lui l’ultima sfida è stata senz’altro quella mediaticamente e storicamente più importante: conquistare la City Hall, diventare il primo sindaco mussulmano di Londra.

Laburista, favorevole alla permanenza all’interno dell’Unione Europea, padre di due figli, avvocato per i diritti umani, il quarantacinquenne di origini pachistane, cresciuto nelle periferie londinesi, quinto di otto figli di un conducente d’autobus, ha infatti vinto sul rivale conservatore di origini ebraiche Zac Goldsmith con il 56,8 % dei voti, contro il 43,2 % del suo avversario, 1.310.143 voti per l’uno e 994.614 per l’altro. Una maggioranza conquistata con i “voti di riserva” a disposizione dei votanti della capitale britannica (5.739.011 milioni, appena il 45,6 % degli elettori, molti di più, in ogni caso, rispetto al 38,1 % del 2012), che in prima battuta avevano assegnato ai due contendenti percentuali, rispettivamente, del 44,2 % per Khan e del 35 % per Goldsmith, mentre in seconda hanno assegnato al candidato laburista ben il 65,5 % delle seconde preferenze (soltanto il 34,5 % il suo avversario). Il sindaco che governa l’area della Grande Londra – istituzione esistente dal 2000, ricoperta per i primi due mandati dall’indipendente poi laburista Ken Livingstone, oggi al centro delle polemiche sull’antisemitismo nel partito, e per altri due mandati dal conservatore Boris Johnson, in prima linea nella campagna referendaria per lasciare l’Unione Europea, deciso a scalare il partito e diventare primo ministro sostituendo il conservatore David Cameron, favorevole invece alla permanenza nell’Ue – si sceglie infatti col metodo del voto suppletivo. In pratica, gli elettori hanno a disposizione due voti di preferenza, dei quali uno è appunto di riserva e viene conteggiato soltanto nel caso nessuno raggiunga la maggioranza assoluta. E così, grazie ad un sistema elettorale che evita il turno di ballottaggio, unico nel Regno Unito a permettere di scegliere direttamente un sindaco, il candidato favorito fin dalla vigilia in quanto rappresentante delle tantissime e forti “minoranze” di Londra, ha sconfitto il candidato repubblicano in una campagna elettorale incentrata soprattutto sul tema della casa, della sicurezza ed, a seguire, da quello dei trasporti e della tassazione. Volutamente poco spazio è stato dato, invece, alla questione “brexit”, che i candidati, con visioni del tutto opposte in merito, hanno preferito non trasformare in strumento divisivo per la loro campagna elettorale, che avrebbe dato al voto amministrativo un significato probabilmente troppo politico.

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Khan insieme al suo rivale Goldsmith

Khan ce l’ha fatta, nonostante lo “scandalo” scoppiato a pochi giorni dalle elezioni all’interno del partito laburista, accusato strumentalmente da più parti di ospitare troppi personaggi a vocazione antisemita. Ce l’ha fatta nonostante la campagna di Goldsmith che ha tentato di mettere in dubbio l’affidabilità del candidato mussulmano, ricordando i contatti e gli eventi insieme ad esponenti del fondamentalismo islamico, tanto che l’Evening Standard era giunto a scoprire la sua partecipazione ad un convegno in cui le donne erano costrette ad ingresso e sistemazione separata dagli uomini (non male per uno che si presenta come “femminista”). A suo dire favorevole ai diritti gay, al contrario della maggioranza dei mussulmani del Regno Unito, Khan ha promesso di costruire almeno 80mila case popolari per rispondere ad un’emergenza che a Londra si fa sentire, se possibile, più che altrove anche a causa di affitti tra i più cari del mondo. Il neo-sindaco promette inoltre di pedonalizzare Oxford Street, ampliare le restrizioni contro le emissioni nelle zone uno e due, piantare due milioni di alberi e congelare le tariffe dei trasporti, in polemica col rivale che ha giudicato la promessa pericolosa per gli investimenti pubblici nel settore, nonostante avesse a sua volta garantito di non aumentare invece la cosiddetta “council tax”, iniziativa ritenuta impraticabile dal candidato laburista. «Quando i miei genitori sono arrivati», ha dichiarato Khan in un’intervista tempo fa, «qui c’erano cartelli con su scritto ‘No neri, no irlandesi, no cani’. Con la generazione successiva, io ho sofferto abusi e ho lottato per questo e venivo insultato. Le mie figlie vivono a cinque minuti dalla zona in cui sono cresciuto e non hanno mai subito discriminazioni razziali. Questo è il progresso che è stato fatto in trent’anni. Questo è il bello di Londra». Il neo-sindaco aveva anche osservato: «Quando ero più giovane non si vedevano donne con l’hijabs o il niqabs, neanche in Pakistan». Una radicalizzazione dell’Islam, dunque, che egli non riconosce come parte integrante della cultura mussulmana. Cresciuto in una famiglia non certo benestante, Khan proprio su questo ha costruito il suo punto di forza contro un avversario appartenente invece ad una famiglia ricca e potente, puntando contemporaneamente a proporsi come «il sindaco di tutti», spingendo sul suo partito contro le “derive antisemite” e criticando addirittura apertamente il leader Jeremy Corbyn – in questi giorni bersagliato da vignette e satira di ogni tipo – per non aver fatto abbastanza per arginare il fenomeno. «Mi piace il fatto che Londra sia la casa di 140 miliardari. Sono contento che ci siano 400.000 milionari», ha affermato durante la campagna elettorale Khan.

Ma lui, dal Pakistan, questa città di super ricchi, ormai centro della finanza mondiale, l’ha conquistata, segnando simbolicamente per sempre la trasformazione sociale della grande metropoli un tempo europea. Zac Goldsmith, che di quel mondo è un po’ l’emblema, preparato al risultato, ha incassato senza batter ciglio.  Nessun impero cade quando è ancora in forze: la corrosività e l’evanescenza del mondialismo non possono che fare da ponte all’affermarsi di identità forti, laddove quelle locali sono smarrite. Londra non poteva regalarci sfida migliore per raccontarci il nostro futuro. Perché, al di là delle persone, il voto a Goldsmith e Khan oggi rappresenta tutto questo.

Emmanuel Raffaele, 7 mag 2016

A Londra apre “Bunyadi”, dress code: via i vestiti, a cena nudi

Una Schermata-2012-07-04-a-19.16.40cena al ristorante completamenti nudi. Se proprio l’esperienza vi incuriosisce, non disperate perché, a breve, basterà una gita a Londra per soddisfare il vostro desiderio. Aprirà infatti a giugno, e soltanto per tre mesi, il “Bunyadi“, un ristorante, spiegano i promotori dell’iniziativa, «libero dalle costrizioni della vita moderna». Lo stile “nature”, infatti, non sarà l’unica caratteristica del locale, che mira a proporsi come esperienza totale: no all’utilizzo di prodotti chimici e coloranti, zero elettricità, niente telefoni cellulari e ingredienti rigorosamente naturali per la preparazione di pietanze cotte a legna, servite su stoviglie di argilla fatte a mano e consumate con posate commestibili. Sullo sfondo, un arredamento altrettanto minimal, con le canne di bamboo a separare i vari ambienti e due spazi principali: uno utilizzato da chi intende tenere addosso i propri abiti e l’altro da chi sceglierà di liberarsi anche di quelli nell’apposita changing room. A darne l’annuncio Seb Lyall, già ideatore dell’ABQ, cocktail bar londinese ispirato alla famosa serie “Breaking Bad”. Se la cosa fa per voi, dunque, fate in fretta a prenotare; la lista d’attesa si prospetta abbastanza lunga. Magari la location potrebbe tornarvi utile a rompere il ghiaccio al vostro prossimo primo appuntamento; quanto alle cene di lavoro, invece, forse meglio evitare. In ogni caso, non dimenticate: vietato scattare fotografie.

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Londra, ieri 162ª edizione della “Boat Race” tra Cambridge ed Oxford

Il pubblico sulla linea di partenza
Il pubblico sulla linea di partenza

Londra – E’ stata l’università di Cambridge a trionfare nella 162ª edizione maschile della “Boat Race”, sono state le donne di Oxford, invece, ad aggiudicarsi la 71ª  edizione femminile della storica regata. Gli uomini di Cambridge hanno così allungato le distanze, portando il proprio team a ottantadue vittorie contro le settantanove degli avversari, mentre le donne hanno fatto registrare un leggero riavvicinamento tra le due squadre, che ora si ritrovano quarantuno a trenta.

Putney Bridge allestito per l’evento

La regata sul Tamigi che mette a confronto gli studenti dei due prestigiosi atenei nel giorno di Pasqua, partita da Putney Bridge e conclusasi all’altezza di Chiswick Bridge nel primo pomeriggio di ieri, vanta una storia che ha inizio fuori Londra, addirittura, nel 1829, con la vittoria di Oxford su un’imbarcazione a remi tuttora conservata al River & Rowing Museum di Henley. Le prime edizioni non ebbero un regolare svolgimento annuale, tanto che la seconda edizione avvenne, stavolta a Londra, soltanto nel 1836. A dare inizio alla tradizione, due amici, uno dei quali nipote del poeta William Wordsworth, Charles Wordsworth, studente del Christ Church College di Oxford, recatosi in visita a Cambridge, laddove conobbe Charles Merrivale del college St John. I due idearono la sfida, che subito l’ateneo di Cambridge lanciò a quello di Oxford. Ebbe invece inizio circa un secolo dopo e non senza ostilità, esattamente nel 1927, la prima gara tra le studentesse delle due università, che iniziarono a sfidarsi annualmente soltanto a partire dalla metà degli anni Sessanta.

Lungo il fiume, locali aperti e clima di festa
Lungo il fiume, locali aperti e clima di festa
Per qualcuno la festa è particolarmente sentita (!)

Ieri manifestazione a Londra: “Refugees Welcome Here” [FOTO]

Londra, 20 mar – Gli organizzatori di “Stand up to racism” aspettavano ben 15mila persone ed oggi ne hanno dichiarate addirittura 20mila. In realtà, difficilmente i manifestanti hanno superato le 10mila unità, molto probabilmente vicini appena alle 5mila e sicuramente molti di meno rispetto alle attese. Un universo a dir poco eterogeneo quello che, al grido di “Refugees welcome here”, ha sfilato in corteo per il centro di Londra per poi radunarsi, nel primo pomeriggio, nella storica Trafalgar Square, proprio di fronte alla “National Gallery”. Clicca qui per leggere la notizia

Una giovane manifestante mussulmana esibisce i cartelli diffusi dagli organizzatori a favore delle porte aperte ai rifugiati, contro "Islamofobia" e "antisemitismo"
Una giovane manifestante mussulmana esibisce i cartelli diffusi dagli organizzatori a favore delle porte aperte ai rifugiati, contro “Islamofobia” e “antisemitismo”
Amyna, arrivata in Gran Bretagna da Mosul (Iraq) urla: "qui non abbiamo diritto, vogliamo essere trattati come esseri umani"
Amyna, arrivata in Gran Bretagna da Mosul (Iraq) urla: “qui non abbiamo diritti, vogliamo essere trattati come esseri umani”
Una panoramica di Trafalgar Square vista dall'alto
Una panoramica di Trafalgar Square vista dall’alto
Un manifestante esibisce la maschera di "V per Vendetta"
Un manifestante esibisce la maschera di “V per Vendetta”
Un'altra propone di rimandare indietro i "razzisti" contro l'immigrazione e tenersi i "rifugiati"
Un’altra propone di rimandare indietro i “razzisti” contro l’immigrazione e tenersi i “rifugiati”
Una militante "socialista" propaganda le sue idee a due giovani mussulmane
Una militante “socialista” propaganda le sue idee a due giovani mussulmane
Un gruppo di ragazzi ha deciso di colorarsi in nome dell'uguaglianza tra le razze
Un gruppo di ragazzi ha deciso di colorarsi in nome dell’uguaglianza tra le razze

 

Un manifestante antifascista
Un manifestante antifascista
"Presenze inspiegabili" sul palco
“Presenze inspiegabili” sul palco
Ad un banchetto si distribuisce gratuitamente il Corano "a chi non è ancora mussulmano", ostentando un rassicuranre striscione: "Io amo Gesù perché sono mussulmano"
Ad un banchetto si distribuisce gratuitamente il Corano “a chi non è ancora mussulmano”, ostentando un rassicuranre striscione: “Io amo Gesù perché sono mussulmano”
Un manifestante si fa immortalare con uno smartphone da un amico
Un manifestante si fa immortalare con uno smartphone da un amico
C'è chi improvvisa una danza
C’è chi improvvisa una danza
Un momento della manifestazione
Un momento della manifestazione
Un dimostrante pretende "amore e rispetto per tutti"
Un dimostrante pretende “amore e rispetto per tutti”, c’è chi lo guarda stranito
C'è anche chi chiede all'Australia di allentare la rigidità delle sue politiche migratorie
C’è anche chi chiede all’Australia di allentare la rigidità delle sue politiche migratorie
UCU - London Region
UCU – London Region
Fronte del palco
Fronte del palco
Un gruppo di ragazzi espone uno striscione
Un gruppo di ragazzi espone uno striscione
"La nostra comune umanità è la base principale della pari cittadinanza tra le persone"
“La nostra comune umanità è la base principale della pari cittadinanza tra le persone”
Momenti di distrazione
Momenti di distrazione

 

(PH: Emmanuel Raffaele)