La legge Fiano è inutile ed anti-costituzionale: se ne sono accorti tutti tranne il Pd

Poco meno di una settimana fa, la Camera dei deputati ha approvato la cosiddetta “legge Fiano”, che prende il nome dal parlamentare e dirigente nazionale del Pd Emanuele Fiano ed introduce l’articolo 293 bis nel codice penale per punire “chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco ovvero delle relative ideologie”. La pena prevista varia dai sei mesi ai due anni, con aggravante in caso di attuazione “attraverso strumenti telematici o informatici”. Approvato con 261 voti favorevoli, 122 contrari e 15 astenuti, il disegno di legge – che dovrà essere approvato anche dal Senato prima di poter essere promulgato – mira a punire le diffuse manifestazioni propagandistiche minori, attuate “anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità”, con il rischio tragicomico di retate nelle case e nei negozi di migliaia di italiani.

Soltanto che, dopo il parere negativo espresso già a luglio dall’Unione delle Camere Penali, la quale riunisce e rappresenta oltre 8mila avvocati penalisti italiani, i pareri contrari si sono moltiplicati, non solo tra i partiti di destra e in Parlamento – dove la legge è stata bocciata e considerata prettamente propagandistica anche dal M5S – ma anche sulla stampa di sinistra ed antifascista, oltre che sulle testate specializzate. Continua a leggere

Da Noli a Catanzaro, da Giuseppina Ghersi a Sergio Ramelli: partigiani dalla parte degli assassini

Non c’è pace per i partigiani e, soprattutto, post-partigiani dell’Anpi. E non c’è vergogna. Né onore. Non c’è limite all’odio di chi pure si auto-proclama eroe. E che questa volta si accanisce senza quanto meno pudore contro una bambina, Giuseppina Ghersi, violentata, torturata e uccisa più di settant’anni fa. Era il 1945, aveva appena 13 anni, ma ai partigiani non parse abbastanza per assolverla: secondo loro era una “spia dei fascisti”.

A far tornare il caso sui giornali nazionali è stata, questa volta, la proposta di un consigliere di centro-destra del comune ligure di Noli, Enrico Pollero, volta a dedicare una targa alla vittima innocente di questa barbarie. Ed è così che, con il sindaco a favore, si è deciso che la targa venisse inaugurata il prossimo 30 settembre, alla presenza del capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Angelo Vaccarezza, ma non del sindaco di Savona (paese natio della ragazza) Ilaria Caprioglio. Ma, di fronte a questa decisione, è accaduto l’impensabile. L’Anpi si è opposta con parole che non avremmo mai pensato e voluto ascoltare: “Giuseppina Ghersi al di là dell’età era una fascista”, ha affermato il presidente della sezione savonese Samuele Rago, “eravamo alla fine della guerra: è ovvio che ci fossero condizioni che oggi ci appaiono incomprensibili. Era una ragazzina ma rappresentava quella parte là. Una iniziativa del genere ha un valore strumentale, protesteremo”. Continua a leggere

Tutti contro Cristoforo Colombo: ecco la prova che il nemico è l’uomo bianco

La questione relativa al genocidio della popolazione nativa americana all’arrivo dei colonizzatori europei è variamente dibattuta ed è centrale nella storia americana. Innanzitutto perché si includono nella definizione, non solo gli indiani uccisi per ragioni di mera conquista, ma anche i morti causati da fattori indiretti (come le malattie assenti in America e giunte dall’Europa). In secondo luogo perché dibattuta è la stessa presenza indigena in America in termini numerici. Dai trenta milioni di Bacci ai quasi 150 di Stannar, c’è una differenza consistente ma non si può dimenticare un elemento importante: le dimensioni del continente americano fanno si che, ancora oggi, con un miliardo di persone circa, la densità abitativa si attesti a poco più di 21 persone per chilometro quadrato, mentre in Europa il valore si attesta intorno ai settanta e in Asia è superiore ai novanta. Il punto, ovviamente, non è la legittimazione di un genocidio – ci mancherebbe altro! – ma la contestualizzazione di una “invasione” europea che, di fatto, avvenne in un continente scarsamente abitato, con ampi spazi disponibili e, quindi, non fu in realtà una invasione: constatazione necessaria a far partire un dibattito oggettivo. Continua a leggere

L’Unione Sindacale di Base: “Boeri si compiace del furto agli immigrati”

Ci siamo occupati a più riprese delle singolari dichiarazioni del presidente dell’Inps Tito Boeri sulla necessità di immigrati che “ci paghino le pensioni” e sostengano il nostro sistema pensionistico. Abbiamo anche fatto notare che, sulla base del ragionamento poco coerente del dirigente, più che pagarci le pensioni, gli immigrati servono a sostituirci. Non di meno, è arrivata proprio due giorni fa, una presa di posizione anche dal mondo del sindacalismo di sinistra che, proprio in risposta ad alcune osservazioni in merito, ha ribadito la doppiezza ideologica del pensiero di Boeri.
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La relazione di Boeri: “Immigrati giovani e flessibili, devono sostituirci”

Ci siamo già occupati delle parole choc riservate dal presidente dell’Inps Tito Boeri al sistema previdenziale italiano che, secondo il suo parere, è destinato ad esplodere senza l’apporto degli immigrati. Una bugia che, come abbiamo chiarito, fa volutamente confusione dal momento che il sistema italiano è, ormai, contributivo (chi viene pagato con un sistema retributivo rappresenta ancora l’85% dei pensionati ma è una cifra ovviamente in calo fisiologico sul lungo periodo a cui fa riferimento Boeri) e, come spiega lo stesso Boeri in altri punti del suo discorso, chi è nato dopo il 1980 andrà comunque incontro a molte difficoltà proprio per questa ragione, mentre soltanto lo 0,3% dei migranti può avvalersi di un trattamento di tipo retributivo: gli altri, ovvero quasi tutti, non faranno altro che pagarsi la propria pensione, non certo la nostra. A parte la frase decontestualizzata, che d’altronde riprende un concetto già espresso in precedenza da colui che è a capo dell’Inps da poco più di due anni a questa parte, è interessante dare un’occhiata al testo completo della sua relazione introduttiva rispetto al XVI Rapporto annuale dell’istituto di previdenza italiano, per capirne più a fondo il pensiero.

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Capelli bianchi e nostalgismo radical chic: a Milano la kermesse dei Democratici e Progressisti [FOTO]

Quelli che ci sono, sono bianchi e non parliamo solo del colore dei capelli della maggioranza di aderenti alla kermesse del neonato Movimento dei Democratici e Progressisti, ma anche di una prevalenza “razziale” che oggi, nel giorno in cui sempre a Milano si svolgeva anche la marcia pro-migranti a cui il movimento partecipa ufficialmente, fa riflettere e dà la cifra di una sinistra che rimane pur sempre appannaggio di un mondo per nulla “meticcio”, che stona sostanzialmente col mondo “nuovo” che vorrebbe invece propinarci. Il trinomio bianco, radical chic e borghese è ancora attualissimo per definire quell’area un tempo comunista ed oggi progressista, che ancora rispecchia alla perfezione l’identikit tracciato da Gaber nella sua canzone “Un’idea” (“in Virginia il signor Brown era l’uomo più antirazzista. Un giorno sua figlia sposò un uomo di colore, lui disse: “Bene!” – ma non era di buon umore”).

Detto questo, il colore dei capelli di moltissimi presenti è soltanto l’istantanea di una realtà che sprizza nostalgia da ogni poro: dal banchetto con le magliette del “Che” ed “Il Manifesto”(“quotidiano comunista”) alle foto di Gramsci in bella mostra, dalle t-shirt “Partigiani sempre” con la stella rossa ai pugni chiusi e l’introduzione di rito al grido di “cari compagni e compagne”. Chissà cosa direbbe ancora Gaber, peraltro, dell’insistente flirt di questa sinistra con gli ambienti radicali, testimoniato anche oggi dall’applautidissima presenza della ex senatrice Emma Bonino. Continua a leggere

Milano, firmato protocollo per redistribuzione immigrati. Le associazioni già si sfregano le mani

Il protocollo d’intesa per la distribuzione degli immigrati nell’area metropolitana di Milano è stato sottoscritto ieri da 76 sindaci sui 134 interessati. “Oggi hanno già firmato in 76″, ha commentato il prefetto Luciana Lamorgese, “ma sono più di 80 quelli che hanno dato la loro disponibilità”. Tanti, in ogni caso, i dinieghi, compresi quelle dei sindaci leghisti, che nel frattempo hanno manifestato contro l’intesa fuori dalla prefettura meneghina. Poco male dal momento che, come avevamo spiegato a marzo, dopo l’annuncio del neo prefetto riguardo il nuovo protocollo in arrivo, la Lamorgese non esiterà a costringere all’accoglienza anche i sindaci che non hanno accettato la proposta elaborata dal prefetto e sottoscritta ieri alla presenza del ministero dell’Interno Marco Minniti. Un pro-forma, dunque, che fa tanto democrazia, mentre il parere dei sindaci e dei movimenti politici contrari continua ad esser considerato pura espressione di razzismo e cresce la repressione nei confronti dei cittadini che si oppongono.

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Alfano (ma non solo) in contatto col “boss” dell’accoglienza

Il Ministro degli Esteri Angelino Alfano, ieri, si è complimentato con la procura di Catanzaro per i quasi settanta arresti tra Crotone e Catanzaro, nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge la cosca Arena, il business dei migranti e non solo. Ma non sono state sufficienti le congratulazioni ad impedire che in tanti, M5S e Fratelli d’Italia in primis, ne chiedessero le dimissioni dal suo ruolo di governo in seguito ad una foto che continua a circolare e che ritrae lo stesso Alfano insieme a tre indagati nell’ambito dell’operazione Johnny: Leonardo Sacco, ritenuto il raccordo tra istituzioni e clan nell’ambito della gestione del centro d’accoglienza di Isola Capo Rizzuto, e poi Antonio e Fernando Poerio, che ne avevano gestito il servizio di fornitura pasti.

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Milano, quel fiume di denaro che ingrossa il business dell’immigrazione

Il Comune di Milano cerca un collaboratore esterno per curare il sito “milano.italianostranieri.org“. La figura, per la quale sono aperte le selezioni dallo scorso 5 maggio e si concluderanno già il 15 del mese in corso, dovrà occuparsi di gestire la piattaforma online nata su iniziativa dell’amministrazione milanese grazie ai fondi della Direzione generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, nel contesto del progetto pilota – disegnato quindi su misura per Milano – dal nome “Il portale dell’integrazione e sua gestione sperimentale a livello locale“. Il progetto, spiega infatti la responsabile del progetto Franca Locati, potrebbe essere esportato in altre realtà, una su tutte Roma. Continua a leggere

L’informazione e le mezze verità sull’accoglienza a Sant’Alessio in Aspromonte

Nel solo weekend di Pasqua sono arrivati in Italia oltre ottomila immigrati clandestini ed anche quest’anno si teme che il record di arrivi (180mila nel 2016) venga superato ancora rispetto a quello dell’anno precedente. Eppure, oggi, tra gli approfondimenti dell‘Ansa, principale agenzia di stampa nazionale, è possibile leggere un pezzo presentato con questo titolo: “Calabria – Paese si ripopola grazie ai migranti“.

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