Le contraddizioni di Conte sulla gestione della pandemia

Attraverso blocchi alla frontiera e a colpi di leggi speciali, la sovranità dello Stato sembra essersi ripresa la scena in seguito alla pandemia da Covid-19.
Ma è saltato agli occhi di tutti come la reazione degli Stati, più che la loro forza, abbia rivelato impreparazione nella gestione dell’emergenza.
Già nell’ottobre dello scorso anno, del resto, prima che l’epidemia scoppiasse o, per lo meno, prima che il mondo si accorgesse della sua esistenza, era proprio questo l’allarme lanciato dall’Oms.
Gli Stati avevano tutti, da anni, approntato piani per la gestione di una eventuale pandemia, eppure non sembrano essere stati sufficienti.
Ancora oggi, in conferenza stampa, nonostante le notizie che lo smentiscono, il premier Conte ha affermato: “l’epidemia non era attesa”, “di punto in bianco abbiamo dovuto individuare le attività essenziali”, tutto ciò mentre in tv a fine gennaio diceva che il governo era “prontissimo” a gestire l’emergenza.
Ma allora a cosa servivano i piani di prevenzione contro le pandemie?

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Il “cattivissimo” Johnson annuncia: “il governo pagherà gli stipendi”

Mentre il governo Conte ha previsto una mancetta “una tantum” di 600 euro per gli autonomi (a quanto pare non per tutti), il governo britannico del “cattivissimo” Boris Johnson ha annunciato ieri – dopo aver ordinato la chiusura di ristoranti, palestre ed altri servizi non essenziali – che provvederà a coprire fino all’80 % dei salari di tutti quelli che non lavoreranno a causa della pandemia da Covid-19.

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Covid-19, la strategia vincente della Corea del Sud [VIDEO]

C’è un Paese che sembra aver sviluppato una strategia modello nella lotta al coronavirus: si tratta della Corea del Sud.
Stando ai dati dei giorni scorsi, infatti, il tasso di mortalità nel Paese asiatico sarebbe allo 0,77%, contro una media globale del 3,4%, mentre il tasso di letalità allo 0,89% sarebbe oltre sei volte inferiore al tasso registrato finora in Italia.

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Boris Johnson non ha mai detto: “abituatevi a perdere i vostri cari”

Sarebbe stato sufficiente ascoltare o leggere davvero le parole pronunciate da Boris Johnson, invece che andare dietro al Corriere della Sera e agli altri campioni delle fake news made in Italy, per capire che il primo ministro inglese non ha mai detto “abituatevi a perdere i vostri cari”.
D’altra parte, non ha neanche mai detto che non farà nulla contro il Covid-19, come ha assicurato sempre il Corriere, e non c’è – come ci è stato invece raccontato dalla stampa – nessun “passo indietro” dietro la raccomandazione di evitare i contatti non necessari fatta due giorni fa agli inglesi.
Ma, se alle fake news di regime siamo abituati, è stato abbastanza triste assistere alla retorica pseudo-sovranista, che subito ne ha approfittato per tirare fuori la storia di Enea ed Anchise, affermando così che gli inglesi sono cattivi e noi italiani bravi e buoni noi per tradizione mitologica; che ci prendiamo cura dei più deboli mentre nel Regno Unito lasciano tutto nelle mani di Madre Natura e della selezione naturale.

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Così la sinistra anti-sovranista ha tradito proletariato e fasce popolari

C’è qualcosa che certa stampa continua a non vedere e raccontare con la necessaria oggettività. E c’è una tradizione politica, quella della sinistra, in evidente crisi di identità, con poche minoranze in grado di proporre una lettura differente.
Per capire di cosa si parla, basterebbe leggere un testo – Sovranità o barbarie, pubblicato nel 2018 da Meltemi – che guarda alla tradizione socialista e al movimento operaio, che cita Togliatti, Keynes e Marx (non certo Salvini), senza rinunciare alla sovranità nazionale.
Il libro, che porta la firma del giornalista Thomas Fazi e dell’economista William Mitchell, ammonisce: la sovranità nazionale è democrazia, lo Stato nazionale è l’unico argine al liberismo, internazionalismo e cosmopolitismo sono cose differenti, essere anti-sovranisti non è di sinistra.
Non si tratta di fanatismo nazionalista insomma, ma di un’analisi alternativa, che parte da dati oggettivi: non è un segreto – e ha avuto modo di dichiararlo anche il deputato di “Italia Viva” Massimo Ungaro – che “in dieci anni abbiamo perso dieci punti di pil, l’equivalente di uno scontro bellico” e che l’introduzione dell’euro ha più di una responsabilità.
Non c’è nulla di obiettivo e di sinistra nel fingere di non vedere un problema. Identica cosa che accade sulla questione migratoria, in cui il dialogo è bandito. Continua a leggere

Forza Nuova perde contro Facebook, CasaPound vince: ecco perché

Fuori dall’attenzione mediatica, con una sentenza ‘controversa’, il giudice del Tribunale di Roma Silvia Albano ha, nei giorni scorsi, respinto il ricorso presentato dal movimento politico Forza Nuova contro Facebook, che ne aveva eliminato tutti gli account ufficiali sulla propria piattaforma.

Una sentenza che segue di circa due mesi quella con la quale un altro giudice del Tribunale di Roma, Stefania Garrisi, aveva invece accolto il ricorso di CasaPound Italia, altro movimento politico che si richiama abbastanza esplicitamente alla dottrina fascista e che, per questa ragione, aveva ricevuto da Facebook lo stesso trattamento.

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Dagli Usa un vaccino sperimentale contro il coronavirus

E’ ancora davvero troppo presto per cantare vittoria ma, proprio in queste ore di tensione, il Wall Street Journal – in un servizio rimbalzato su RaiNews ed altre testate italiane – ha annunciato che potrebbe finalmente essere pronto il vaccino contro il covid-19, altrimenti noto come Coronavirus.

A produrlo, nell’impianto di Norwood in Massachusetts, sarebbe la casa farmaceutica Moderna Inc e il primo lotto sarebbe ora allo studio dei ricercatori americani dell’Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive di Bethesda. Il loro lavoro sarà quello di dare una prima valutazione per poi eventualmente avviare i test su un piccolo campione di persone entro la fine di aprile per avere i primi risultati tra luglio e agosto. Continua a leggere

Euro si, Euro no? In cerca di credibilità, la Lega dimentica la coerenza

“Non stiamo lavorando per uscire dall’euro né dall’Unione Europea”: a dichiararlo, lo scorso 13 febbraio, è il segretario della Lega Matteo Salvini, di fronte ad una schiera di giornalisti della stampa estera. L’euro non ha aiutato l’economia italiana, spiega il leader leghista, ma “non abbiamo fra le priorità di uscire dall’euro e dall’Ue”.

Poche ore dopo, come se non bastasse, il neo-responsabile Esteri della Lega, Giancarlo Giorgetti, in una intervista al Corriere in cui viene punzecchiato per la presenza nel team Economia degli euroscettici Borghi e Bagnai, ribadisce: “Io sono il responsabile degli Esteri della Lega. E se dico che non usciamo, non usciamo. Punto”. A seguire, però, lo stesso Salvini manda in tilt i giornali con quella che molti definiscono una “controsvolta“: “O l’Europa cambia o non ha più senso di esistere. Gli inglesi hanno dato dimostrazione che volere è potere: o le regole cambiamo o è inutile stare in una gabbia dove ti strangolano”.Insomma, la Lega sta tentando di abbassare i toni, ma c’è qualcosa che non quadra.

Londra, i renziani Gozi e Ungaro sulla brexit: “ora serve più Europa” [VIDEO]

Da sinistra, Massimo Ungaro e Sandro Gozi

Londra, 30 gen – A poche ore dall’inizio del periodo di transizione che porterà all’uscita definitiva dall’Ue del Regno Unito, due big di “Italia Viva” – Sandro Gozi e Massimo Ungaro – si sono trovati a Londra per raccontare la loro visione sul “futuro dell’Europa nell’era della brexit”. 

E, seppur con sfumature differenti, entrambi hanno ribadito la loro opposizione ai sovranismi e la necessità di completare l’Europa nella direzione di un’Europa federale, il progetto di Stati Uniti d’Europa a cui anche la Boldrini aveva fatto cenno in una delle sue visite nella capitale inglese.

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