Sia benedetta la Festa! [FOTOS]

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Vi abbiamo già spiegato cosa sono le Hogueras di Alicante ma, dopo quelle appena concluse, ci siamo resi conto che è tutto inutile.

Perché le Hogueras sono l’euforia invade la città, il tempo che si ferma, la magia che esplode durante la Notte di San Giovanni.
Le Hogueras sono, prima di tutto, un rito comunitario, popolare, autentico.
Sono emozione pura e, per essere comprese, vanno vissute.

Le Dame del Fuoco in lacrime dopo il gesto ancestrale di accendere il fuoco, il bagno d’acqua durante la Notte dei Fuochi, la commozione per la Mascletà, il rumore dei petardi, l’odore della polvere da sparo, gli amici, le “barracche”, le sfilate in costume, gli spettacolari e coloratissimi “Ninot”, musica e balli in ogni strada, la festa giorno e notte, ad ogni età.
Sono tutte le manifestazioni di un sentimento che va oltre le parole.

Del resto, vi abbiamo raccontato il simbolismo della festa ma, come per ogni simbolo, le spiegazioni razionali sono superflue.
Contano solo percezioni e istinto.
L’incanto del fuoco, il culto dell’acqua, l’incontro di arte e distruzione, di morte e rinascita, sono gli elementi fondamentali di un momento di vera catarsi collettiva.

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¡Bendita sea la Fiesta! [FOTOS]

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Ya os hemos explicado qué son las Hogueras de Alicante.
Tras las recién concluidas, nos hemos dado cuenta que no sirve de nada.

Porque las Hogueras son la euforia que invade la ciudad, el tiempo que se detiene, la magia que estalla durante la Noche de San Juan.
Las Hogueras son, ante todo, un rito comunitario, popular, auténtico.
Son pura emoción y, para comprenderlas, hay que vivirlas.

Las Damas del Fuego que lloran tras el gesto ancestral de encender el fuego, el baño de agua durante la Nit de la Cremà, la emoción por la Mascletá, el constante ruido de los petardos, el olor a pólvora, los amigos, las “barracas“, los desfiles, los espectaculares “Ninots“, la música y el baile por todas las calles, la fiesta día y noche, a todas las edades.
Son manifestaciones de un sentimiento que va más allá de las palabras.

Después de todo, os hemos hablado del simbolismo de la fiesta pero, como con cualquier símbolo, las explicaciones racionales sobran.
Sólo importan las percepciones y los instintos.
El encanto del fuego, el culto del agua, el encuentro del arte y la destrucción, de la muerte y el renacimiento, son los elementos fundamentales de un momento de verdadera catarsis colectiva.

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Addio Diego, favola del calcio senza lieto fine

Diego Armando Maradona

Il calcio che giochi da bambino è come un grande amore: anche se smetti di giocare, qualcosa ti rimane dentro per sempre, non lo dimentichi più.

Per me è il ricordo di palloni e fango, pioggia ed asfalto, campi di terra improvvisati e sorrisi, che non ti abbandona.
Competizione ed amicizie acerbe, ingenue, spontanee.
Non puoi dare una spiegazione alla gioia che ti dà, né puoi comprenderla guardando una partita in tv.

Forse puoi capirla guardando Maradona che vince il suo primo scudetto con il Napoli e torna bambino, mentre canta negli spogliatoi con i compagni che lo acclamano. In quel momento stai guardando negli occhi il calcio, quello autentico: spirito di squadra e pura voglia di vincere. Insomma, una delle più belle espressioni di quella magnifica invenzione che è lo sport, mezzo straordinario per sublimare e rendere innocuo ma grandioso il bisogno di sfida e conflitto che fa parte della nostra natura.

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Ci mancherà la lentezza di questi giorni

La quarantena non è stata uguale per tutti. Le difficoltà economiche, i conti da pagare, l’impossibilità di accedere a un reddito, il blocco delle imprese, una situazione abitativa per molti difficile, hanno sicuramente significato, per molti, un ostacolo ovviamente insostenibile e insopportabile.
Fortunati, quindi, coloro che hanno potuto vivere la parte migliore di questo isolamento obbligato.
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L’altro lato di questa quarantena, infatti, ha significato per molti apprezzare finalmente il valore di quello che si ha, di una relativa sicurezza, di una casa decente, di uno stipendio o qualche soldo da parte. Ha significato, insomma, poter apprezzare il valore di quello che a volte ci sembra poco e insufficiente, il valore delle cose essenziali: avere accanto chi ci vuole bene, cibo in tavola, la possibilità di far fronte alle necessità quotidiane e la libertà ed altri “tesori” spesso sottovalutati.

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Reconciliar laicismo y cultura cristiana en la lucha contra el opresión

La Pascua que acaba de pasar, encerrados en casa, nos dio – quizás más que otras – la oportunidad de reflexionar sobre el significado de las cosas.
La cultura cristiana, nos guste o no, es una parte integral y fundadora de nuestra cultura. Pero es un hecho que, legítimamente, muchos no son creyentes.
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¿Es posible, por lo tanto, atribuir un sentido secular a una celebración similar y, más en general, a la cultura cristiana, reconciliando así el espíritu comunitario con nuestra herencia cultural?
Creo que sí. Continua a leggere

Civiltà cristiana al di là della fede: contro gli abusi, contro il fanatismo

La Pasqua appena trascorsa, confinati in casa, ci ha dato, forse più di altre, l’occasione per riflettere sul senso delle cose. La cultura cristiana, piaccia o no, è parte integrante e fondante della nostra cultura. Ma è un fatto che tanti non siano credenti o non siano propriamente devoti, ed altrettanto certo che molti potranno trovare controversi diversi aspetti di questa, come di altre religioni.
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Ma è possibile, quindi, attribuire un senso laico ad una celebrazione simile e, più in generale, alla cultura cristiana, conciliando così lo spirito comunitario con la nostra eredità culturale?
Credo proprio di si.
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Milano-Alicante in bicicletta: 1600 chilometri per riflettere su un mondo “low-cost”

Un percorso lungo (in linea di massima) mille e seicentodue chilometri, quindici giorni di pedalate, diciassette giorni in tenda in quindici posti diversi, tre Stati e centinaia di città attraversate, a partire dall’Italia, scivolando sulla pianura Padana, alla Francia, passando per le Alpi, fino alla Spagna, scavalcando i Pirenei. Un media di circa 107 chilometri percorsi ogni giorno, escludendo ovviamente due giorni di stop usati per riprender fiato ma anche le decine di chilometri in più fatti per errore. Zaino in spalla, caschetto sulla testa, borsa e tenda da campeggio sul portapacchi: la mia prima metà di giugno è trascorsa così, deciso più che mai a vincere la mia piccola sfida personale di arrivare, da amatore inesperto, da Milano ad Alicante usando la bicicletta come unico mezzo di trasporto.

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In bici dall’Italia alla Spagna: la mia esperienza e i consigli pratici sul percorso [FOTO]

Nel post propedeutico a questo (Milano-Alicante in bici: 1600 chilometri per riflettere su un mondo “low-cost”) ho fatto cenno alla questione relativa all’appropriazione ed alla consapevolezza degli spazi, a quanto diventi importante in un tragitto simile il percorso più o, per lo meno, quanto l’arrivo. Perché nel calpestare, respirare, vivere le terre che attraversi, ne cogli davvero i mutamenti, la lontananza, il sudore di chi ha viaggiato e ha fondato, la magia di attraversare un confine e l’incubo di un mondo in cui non esistono più e tutto è identico, uguale, omologato, in breve, un insieme di non-luoghi equivalenti gli uni agli altri.

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