Separazione delle carriere dei magistrati: facciamo chiarezza

Come al solito, le divisioni politiche prevalgono sulla ragionevolezza e sul dialogo, ma anche sulla chiarezza giornalistica.
E’ il caso della riforma costituzionale sulla separazione di carriere tra giudici e pubblici ministeri, sulla quale sarebbe necessario essere invece chiari e imparziali.

Cominciamo quindi a fare chiarezza dalle basi, dal nodo della discordia: nel processo penale la magistratura è presente attraverso la figura del Pubblico Ministero (il Pm) e del Giudice.

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Il centro studi dell’ex leghista continua il pressing sui redditi bassi

Lo scorso 1 ottobre, su diverse testate – tra le quali Rai News – circola una statistica: “il 43% degli italiani non ha redditi e quindi vive a carico di qualcuno“. “Quasi un cittadino su due non versa l’Irpef”, insiste il titolo.

Il tono della nota è chiaro fin dall’inizio: “Un Paese in cui il peso del fisco è concentrato su una minoranza di contribuenti“, in cui “il 78% di tutto il gettito Irpef è concentrato su 11,6 milioni di contribuenti”.

Tanto il titolo quanto l’introduzione dell’articolo sembrano far passare l’idea di un sistema di tassazione assurdo e ingiusto, in cui pochi lavorano per tutti.

Ma il primo inganno è proprio quel 43%, che in sé non vuol dire nulla.

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Non esistono santi nel paradiso democratico: il Manifesto di Ventotene non è indiscutibile

La cosa più scoraggiante della politica è che, tanto i suoi protagonisti quanto i loro “followers”, sono irrimediabilmente concentrati nel dare addosso all’avversario, a prescindere. A scapito della verità e del dialogo. E che difendere le ragioni di qualcuno su una questione concreta sembra per forza dover significare parteggiare per questo qualcuno. Si tratta del peggiore “bias” della politica, diretta derivazione delle divisioni tribali, piuttosto che di un civile confronto.

E così accade che Giorgia Meloni legge – come giustamente sottolinea – delle frasi tratte dal Manifesto di Ventotene e la sinistra, fuori e dentro il Parlamento, si scatena, si scandalizza, urla, come se avesse profanato un dogma sacro. Un modo di fare tutt’altro che razionale direi. E tutt’altro che democratico peraltro. Né il Manifesto di Ventotene, né il suo autore Altiero Spinelli, né nessun altro testo o pensatore politico-religioso, possono essere considerati esenti da riflessioni, critiche e opinioni nel merito. Non esistono santi nel paradiso democratico.

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Niger, caos e dittature sono figli della sovranità debole

[ARTICOLO PUBBLICATO SULLA RIVISTA “LA FIONDA”: CLICCA QUI PER ACCEDERE]

Ex operaio, ex sindacalista, dottore in Antropologia culturale ed oggi prete missionario nel Niger, più volte pubblicato soprattutto sul tema dei migranti, proprio ieri Armanino pubblicava su “Il Fatto Quotidiano” un articolo dal titolo: “Niger a un anno dal golpe: l’albero (della sovranità) si riconosce dai suoi frutti“.

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Caso Cospito: contro di lui vendetta politica?

Chiariamolo subito: Cospito non è una vittima e non mi sta neanche simpatico.
Gli attentati per i quali è stato condannato, anche se non hanno ucciso o ferito nessuno, sono atti terroristici che avrebbero potuto ferire o uccidere. Senza giustificazione.
Detto questo, la condanna al regime carcerario del 41 bis, così come la riconsiderazione del reato per il quale è incriminato, sembra rispondere più a ragioni politiche che giuridiche e fattuali.

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La tetta “femminista” di Victoria

Chiariamo prima di tutto una cosa: se una donna vuole mostrare le mammelle, credo che debba poterlo fare in tutta libertà. Anzi, ben venga perché, da non-asessuati, le mammelle ci piacciono. Anche quelle piccole di Victoria.

Ma è il caso di sottolineare che la polemica che riproponeva ieri la stampa, sull’onda del movimento “Free the nipple” (“Libera il capezzolo”) e dopo la “censura” del capezzolo di Victoria dei Maneskin in concerto, è quanto meno carente e contraddittoria dal punto di vista teorico.
L’accusa che la polemica porta con sé è la solita: “la società patriarcale censura il corpo femminile perché la vuole chiusa in casa, sottomessa e non uguale all’uomo”.
Ma l’accusa, appunto, fa acqua da tutte le parti.

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Destra radicale: sull’Ucraina piegati agli Usa

Ci è arrivato persino Giuseppe Conte: “Vogliamo più che mai, e molto più di altri, essere e contare in Europa e mantenere la nostra storica alleanza dentro la Nato. Il punto è come si sta in queste sedi: con dignità e autonomia, consapevoli di essere una delle prime democrazie al mondo, oppure si svolge il ruolo di terminali passivi di decisioni assunte da altri?”.

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Non dimenticheremo chi ha sostenuto Draghi

In carica dal 13 febbraio 2021, il governo Draghi è stato, insieme al secondo governo Conte, l’espressione più antidemocratica ed autoritaria della storia repubblicana.

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Amazon en lugar del Estado

[VERSIÓN ITALIANA EN “LA FIONDA” Y “RIVOLUZIONE ROMANTICA“]

Acostumbrados a una lógica sindical basada en la mera relación entre tiempo y costos laborales, la cuestión del “bienestar psicofísico” en el lugar de trabajo ahora parece importar poco a lo que queda de la izquierda.

Después de todo, habiendo obtenido del capital la elevación generalizada del nivel de vida del trabajador (aunque en detrimento de la igualdad), la izquierda se ha lanzado a otros temas, dejando a los trabajadores a su suerte. Y, abrazando el liberalismo, también ha olvidado la alienación del trabajador, que va más allá de la cuestion de la retribución del trabajo, es inherente a la producción capitalista y tiene una correlación directa con el bienestar psicofísico antes mencionado.

Pero se equivocaría y jugaría el juego del “enemigo”, quien enfocase el tema de Amazon en la intensidad robótica del trabajo, la hipercompetitividad y el método opresivo en la gestión de personal del que muchos culpan a Amazon.

El fanatismo de la productividad, al fin y al cabo, es solo un viejo vicio del capitalismo, que resurge cada vez que las máquinas nos permiten superar nuevos límites y poner a la humanidad a prueba aún más.

Y es siempre y solo la complicidad del Estado lo que lo hace posible. Por ejemplo, con un modelo contractual que no protege al trabajador y promueve la inestabilidad y, por tanto, el chantaje.

Pero las protestas en este sentido se concilian fácilmente: pequeñas concesiones a cambio de grandes ganancias, como siempre ha sido el caso. Con la habitual ilusión de haber solucionado el problema.

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