La Pascua que acaba de pasar, encerrados en casa, nos dio – quizás más que otras – la oportunidad de reflexionar sobre el significado de las cosas.
La cultura cristiana, nos guste o no, es una parte integral y fundadora de nuestra cultura. Pero es un hecho que, legítimamente, muchos no son creyentes.
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¿Es posible, por lo tanto, atribuir un sentido secular a una celebración similar y, más en general, a la cultura cristiana, reconciliando así el espíritu comunitario con nuestra herencia cultural?
Creo que sí. Continua a leggere
Autore: Emmanuel Raffaele Maraziti
Conte apre al Mes: “prima di valutare, voglio leggere il contratto”
In una nota diffusa oggi, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha ribadito la sua convinzione che l’utilizzo del Meccanismo Europeo di Stabilità non sia adeguato “per reagire a questa sfida epocale”. Secondo il premier, infatti, sarebbe uno strumento pensato “per reagire a tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi” e non ad una situazione come quella attuale che colpisce tutti indistintamente, a prescindere da meriti e demeriti.Civiltà cristiana al di là della fede: contro gli abusi, contro il fanatismo
La Pasqua appena trascorsa, confinati in casa, ci ha dato, forse più di altre, l’occasione per riflettere sul senso delle cose. La cultura cristiana, piaccia o no, è parte integrante e fondante della nostra cultura. Ma è un fatto che tanti non siano credenti o non siano propriamente devoti, ed altrettanto certo che molti potranno trovare controversi diversi aspetti di questa, come di altre religioni.*
Ma è possibile, quindi, attribuire un senso laico ad una celebrazione simile e, più in generale, alla cultura cristiana, conciliando così lo spirito comunitario con la nostra eredità culturale?
Credo proprio di si.
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Nel 2011 Tremonti firma il Mes, nel 2013 è senatore della Lega
Il Mes non è stato attivato ma siamo con le spalle al muro
La riunione dell’Eurogruppo della notte scorsa si è conclusa con un accordo sugli strumenti a disposizione dei Paesi Ue per affrontare la crisi.Uno “Stato del Lavoro” a difesa di lavoratori e imprese: l’ultima “lotta di classe” è contro il capitale finanziario
La “lotta di classe” tra lavoratori e imprese è un fatto: è la naturale e giusta contesa per i diritti, l’organizzazione del lavoro, i rapporti di proprietà e di distribuzione.Coronavirus e fake news: il governo ci farà controllare dai social [VIDEO]
Piccole imprese: “il coronavirus ha solo aperto il vaso di Pandora”
Per affrontare l’ermegenza Covid-19, il governo Conte ha messo al momento a disposizione 25 miliardi, con un effetto “leva” – secondo il ministro dell’Economia Roberto Gulatieri – di 350 miliardi. Lo stesso Conte ha ammesso che non saranno sufficienti e, ad aprile, sono attese ulteriori misure. Il crollo annunciato del Pil, del resto, sarà di portata storica, con effetti disastrosi sul presente ma, soprattutto, sul futuro.
Tra le misure a sostegno delle imprese, ha fatto però discutere soprattutto il bonus di 600 euro, quello che, inizialmente, sembrava dovesse essere un “premio” una tantum per pochi “fortunati”, assegnato in una sorta di “click day”, e che, in seguito alle proteste, dovrebbe invece essere confermato anche ad aprile per tutti gli autonomi.
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Ma cosa pensano i piccoli imprenditori del decreto “Cura Italia”?
Perché questi malumori? Davvero è tutta colpa del coronavirus?
Per avere qualcosa risposta, abbiamo provato a fare queste domande direttamente ad una “partita iva”.
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Coronabond: ecco perché Germania e Olanda non li vogliono
Nella conferenza stampa successiva al Consiglio europeo di giovedi scorso, il presidente del Consiglio del Portogallo ha usato parole molto dure contro i Paesi del nord che si oppongono all’emissione di eurobond. In particolare, Antonio Costa, in carica da pochi mesi, ha definito “ripugnante” la posizione del ministro delle finanze olandese che ha proposto di aprire una inchiesta sui conti degli Stati che hanno chiesto aiuto all’Europa.Il blocco tardivo dei voli è colpa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
In questo video ripercorro e analizzo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (l’agenzia delle Nazioni Unite per la tutela della salute) nelle varie fasi della pandemia.
Tra queste, quelle di evitare restrizioni sui voli per non “promuovere stigma o discriminazioni” o per non causare una “interferenza non necessaria al traffico internazionale e avere ripercussioni negative sul settore del turismo“.
L’interrogativo è semplice: abbiamo perso tempo dietro a burocrazia e formalismi diplomatici? Nell’interesse di chi? Per proteggere chi?
L’impressione è che, ancora oggi, per fare gli interessi del proprio Paese, serva la Politica, serva lo Stato e serva la Sovranità.
Emmanuel Raffaele Maraziti


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