Le contraddizioni di Conte sulla gestione della pandemia

Attraverso blocchi alla frontiera e a colpi di leggi speciali, la sovranità dello Stato sembra essersi ripresa la scena in seguito alla pandemia da Covid-19.
Ma è saltato agli occhi di tutti come la reazione degli Stati, più che la loro forza, abbia rivelato impreparazione nella gestione dell’emergenza.
Già nell’ottobre dello scorso anno, del resto, prima che l’epidemia scoppiasse o, per lo meno, prima che il mondo si accorgesse della sua esistenza, era proprio questo l’allarme lanciato dall’Oms.
Gli Stati avevano tutti, da anni, approntato piani per la gestione di una eventuale pandemia, eppure non sembrano essere stati sufficienti.
Ancora oggi, in conferenza stampa, nonostante le notizie che lo smentiscono, il premier Conte ha affermato: “l’epidemia non era attesa”, “di punto in bianco abbiamo dovuto individuare le attività essenziali”, tutto ciò mentre in tv a fine gennaio diceva che il governo era “prontissimo” a gestire l’emergenza.
Ma allora a cosa servivano i piani di prevenzione contro le pandemie?

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Così la sinistra anti-sovranista ha tradito proletariato e fasce popolari

C’è qualcosa che certa stampa continua a non vedere e raccontare con la necessaria oggettività. E c’è una tradizione politica, quella della sinistra, in evidente crisi di identità, con poche minoranze in grado di proporre una lettura differente.
Per capire di cosa si parla, basterebbe leggere un testo – Sovranità o barbarie, pubblicato nel 2018 da Meltemi – che guarda alla tradizione socialista e al movimento operaio, che cita Togliatti, Keynes e Marx (non certo Salvini), senza rinunciare alla sovranità nazionale.
Il libro, che porta la firma del giornalista Thomas Fazi e dell’economista William Mitchell, ammonisce: la sovranità nazionale è democrazia, lo Stato nazionale è l’unico argine al liberismo, internazionalismo e cosmopolitismo sono cose differenti, essere anti-sovranisti non è di sinistra.
Non si tratta di fanatismo nazionalista insomma, ma di un’analisi alternativa, che parte da dati oggettivi: non è un segreto – e ha avuto modo di dichiararlo anche il deputato di “Italia Viva” Massimo Ungaro – che “in dieci anni abbiamo perso dieci punti di pil, l’equivalente di uno scontro bellico” e che l’introduzione dell’euro ha più di una responsabilità.
Non c’è nulla di obiettivo e di sinistra nel fingere di non vedere un problema. Identica cosa che accade sulla questione migratoria, in cui il dialogo è bandito. Continua a leggere

Forza Nuova perde contro Facebook, CasaPound vince: ecco perché

Fuori dall’attenzione mediatica, con una sentenza ‘controversa’, il giudice del Tribunale di Roma Silvia Albano ha, nei giorni scorsi, respinto il ricorso presentato dal movimento politico Forza Nuova contro Facebook, che ne aveva eliminato tutti gli account ufficiali sulla propria piattaforma.

Una sentenza che segue di circa due mesi quella con la quale un altro giudice del Tribunale di Roma, Stefania Garrisi, aveva invece accolto il ricorso di CasaPound Italia, altro movimento politico che si richiama abbastanza esplicitamente alla dottrina fascista e che, per questa ragione, aveva ricevuto da Facebook lo stesso trattamento.

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Euro si, Euro no? In cerca di credibilità, la Lega dimentica la coerenza

“Non stiamo lavorando per uscire dall’euro né dall’Unione Europea”: a dichiararlo, lo scorso 13 febbraio, è il segretario della Lega Matteo Salvini, di fronte ad una schiera di giornalisti della stampa estera. L’euro non ha aiutato l’economia italiana, spiega il leader leghista, ma “non abbiamo fra le priorità di uscire dall’euro e dall’Ue”.

Poche ore dopo, come se non bastasse, il neo-responsabile Esteri della Lega, Giancarlo Giorgetti, in una intervista al Corriere in cui viene punzecchiato per la presenza nel team Economia degli euroscettici Borghi e Bagnai, ribadisce: “Io sono il responsabile degli Esteri della Lega. E se dico che non usciamo, non usciamo. Punto”. A seguire, però, lo stesso Salvini manda in tilt i giornali con quella che molti definiscono una “controsvolta“: “O l’Europa cambia o non ha più senso di esistere. Gli inglesi hanno dato dimostrazione che volere è potere: o le regole cambiamo o è inutile stare in una gabbia dove ti strangolano”.Insomma, la Lega sta tentando di abbassare i toni, ma c’è qualcosa che non quadra.

Londra, i renziani Gozi e Ungaro sulla brexit: “ora serve più Europa” [VIDEO]

Da sinistra, Massimo Ungaro e Sandro Gozi

Londra, 30 gen – A poche ore dall’inizio del periodo di transizione che porterà all’uscita definitiva dall’Ue del Regno Unito, due big di “Italia Viva” – Sandro Gozi e Massimo Ungaro – si sono trovati a Londra per raccontare la loro visione sul “futuro dell’Europa nell’era della brexit”. 

E, seppur con sfumature differenti, entrambi hanno ribadito la loro opposizione ai sovranismi e la necessità di completare l’Europa nella direzione di un’Europa federale, il progetto di Stati Uniti d’Europa a cui anche la Boldrini aveva fatto cenno in una delle sue visite nella capitale inglese.

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“Per colpa di Salvini ho perso il lavoro”. Ma si era inventato tutto

Vi ricordate il ragazzo dichiaratosi dislessico la cui “grinta” era finita nel mirino di Matteo Salvini?
Ieri, in un video postato dal leader delle “sardine” Mattia Santori, dichiarava che, per colpa dell’ex ministro, rischia ora di perdere il lavoro. “Probabilmente lo ha già perso”, specificava lo stesso Santori, mentre proprio lui, Sergio Echamanov, al suo fianco annuiva e aggiungeva: “mi è stato consigliato anche dal mio avvocato Cathy La Torre“.
Ebbene, oggi, in un post su Facebook che ha ovviamente scatenato una marea di commenti contrariati, ritratta: “La mia avvocata La Torre non mi ha mai consigliato di dimettermi o di allontanarmi dal mondo del lavoro, mai e mai. Ho avuto un refuso, dovuto al grande stress, i tempi stretti“.

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“Sovranità o barbarie”: per un sovranismo socialista (nonostante il Pd)

Sicuramente una delle letture più interessanti proposte negli ultimi anni sul tema della sovranità, “Sovranità o barbarie – Il ritorno della questione nazionale” Meltemi – 2018) è incisivo innanzitutto perché propone una visione della sovranità non “allineata” al sovranismo retorico e reazionario a cui siamo abituati.
Il lavoro del giornalista Thomas Fazi e dell’economista William Mitchell risponde a molte delle domande che ci siamo posti nei precedenti post sul tema e, soprattutto, fa luce su una questione fondamentale: il sovranismo è di destra? La risposta – lo anticipiamo – sembra essere decisamente un ‘no’.

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Grillo il rinnegato: “bene le sardine contro il linguaggio volgare e incattivito”

Beppe Grillo ha la faccia come il culo.
E la volgarità è d’obbligo se l’urlatore del “Vaffa-day”, l’odiatore della ‘casta’, lo sputacchiatore inferocito, sale oggi sul pulpito e ci fa la morale inneggiando alle ‘sardine’ – così a modo, così educate, che ci liberano da ogni male.

“Le sardine”, osserva, “non reclamano altro che l’igiene della parola. Reclamano una convalescenza vigorosa dalla attuale malattia delle lingue e delle menti che fa sembrare certe espressioni pubbliche un vociare roco di hooligan pronti al balzo, oppure un minacciare gradasso di un capobanda“.

“Anche noi in passato abbiamo un po’ esagerato”, prosegue ‘l’Eletto’ nel suo post odierno, “ma ora non lo facciamo più. E le nostre esuberanze erano un raffreddore rispetto alla peste che osteggiano le sardine“. Continua a leggere

Qué es el European Green Deal

Inversiones de un billón de euros para la próxima década y “una cuarta parte del presupuesto comunitario dedicada a la cuestión medioambiental“: estas son las cifras del “European Green Deal“, presentado hace dos días oficialmente por la Presidenta de la Comisión Europea, Ursula Von der Leyen.

“Hoy es un día muy especial”, dijo así anunciando a la prensa el acuerdo alcanzado por los comisarios europeos: “Es solo el comienzo de un viaje”, agregó, “pero para Europa es como aterrizar en la Luna” . Si las palabras se convirtieran en hechos, así sería.

“UNA NUEVA ESTRATEGIA DE DESARROLLO: RECONCILIAR LA ECONOMÍA CON NUESTRO PLANETA”
Un momento histórico, según la nueva presidenta que explicó: “Nuestro objetivo es conciliar la economía con nuestro planeta, conciliar la forma en que producimos y la forma en que consumimos con nuestro planeta y hacer que funcione para nuestra gente”.

Su intención, de hecho, sería ir más allá de los acuerdos sobre el clima de París (de los cuales, además, EE. UU. Decidió formalmente retirarse), convirtiendo a Europa en el primer continente con cero impacto climático para 2050, como había prometido hacer en sus primeros cien días de gobierno.
El European Green Deal es nuestra nueva estrategia de desarrollo“, afirmó. Remodelar las regulaciones y los impuestos será una parte importante del trabajo, para pasar de las promesas a las restricciones legislativas reales, pero la parte fundamental de este nuevo plan será la reconversión de la industria y la producción y, por lo tanto, la transformación del consumo y la economía misma, una transición para la cual se creará un fondo especial. Continua a leggere