Stati Uniti, 1924. Ben quattordici anni prima che in Italia venissero promulgate le cosiddette leggi razziali, lo stato americano della Virginia emanava il Racial Integrity Act, una legge per la tutela dell’integrità della razza, che sarebbe rimasta in vigore addirittura fino al 1967 e che, in versioni simili, interessò fino al caso “Loving contro Virginia” decine di stati a stelle e strisce. Il Racial Integrity Act, tra le altre cose, vietava a persone di razza bianca di sposare persone di altre razze. In Georgia era vietato sposare “persone di discendenza africana; tutti i negri, i mulatti, i meticci, e i loro discendenti, aventi nelle vene una accertabile traccia di sangue negro o africano, indiano occidentale o indiano asiatico; mongoli”. In Alabama qualsiasi “negro o discendente di un negro fino alla terza generazione compresa, anche se un antenato di ciascuna generazione era bianco”. E così anche in Arizona, California, Colorado, Florida, Indiana, Kentucky, Louisiana, Maryland, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, North carolina, North dakota, Oklahoma, ecc.
CULTURA
In questa sezione, tutti gli articoli dedicati a tematiche, notizie ed iniziative di interesse culturale (libri, arte, teatro, cinema, serie tv, storia, eventi, etc.).
“Agnus Dei”, un film sugli stupri sovietici in cui i sovietici non sembrano il problema
Al cinema la Seconda Guerra Mondiale è, ancora oggi, protagonista più che mai. Lo testimonia, ad esempio, la pellicola di Mel Gibson di cui abbiamo parlato ieri. E lo testimonia, tra le altre, una pellicola, pur meno nota, diretta dalla francese Anne Fontaine, proiettata nelle stesse ore in molte sale cinematografiche, “Agnus Dei”. Quella storia – è evidente – non è ancora storia passata e chiusa negli archivi. Ecco perché anche “Agnus Dei”, pur schivando ogni problematizzazione storica dei fatti narrati, forse proprio per questa ragione, non può essere considerato un film del tutto neutrale.
Realizzato con la collaborazione del Polish Film Institute e girato ad inizio 2015, “Les Innocentes” (questo il titolo originale), prendendo spunto dagli scarni scritti del suo diario, racconta l’esperienza di Mathilde Beaulieu, giovane francese volontaria nella Croce Rossa, in missione in Polonia per curare i feriti di guerra francesi. Mathilde, infatti, nel corso della sua attività, entra segretamente in contatto con un convento di suore il cui stupro sistematico e ripetuto compiuto dalle truppe sovietiche ha lasciato molte di loro in stato di gravidanza e bisognose di cure. Ed è proprio questa storia che conquista ovviamente il centro della scena.
Mel Gibson torna con “Hacksaw Ridge”: il pacifismo coraggioso di Desmond Doss
“Dopo dieci anni l’«infamous» Mel Gibson torna dietro la macchina da presa e con il suo talento di cineasta riesce a far (almeno temporaneamente) dimenticare gli episodi di ubriachezza, risse, esternazioni antisemite e omofobe per cui è noto” (“La Stampa”). “Un film non pacifista su un pacifista” (“Repubblica”). Stando alle recensioni, le premesse per un gran film e per querelle di vario genere nel merito della pellicola e del suo regista c’erano e ci sono tutte. Ma, bisogna dirlo, le aspettative non vengono disattese: “La battaglia di Hacksaw Ridge” (soltanto “Hacksaw Ridge” nel titolo originale), ultimo lavoro di Mel Gibson, nelle sale cinematografiche in questi giorni, è un film certamente da vedere.
Tremonti a CasaPound: “la democrazia non si esporta”. Ma dimentica l’intervento in Iraq nel 2003
Milano, 17 dic – “Le guerre di esportazione hanno causato le migrazioni di massa. Ma la democrazia è un processo progressivo che non si può esportare. Inoltre, patria deriva da ‘pater’: non puoi superare e violare la terra degli altri”. Ma ci troviamo di fronte ad un secco “no comment” quando, all’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, chiediamo conto della sua posizione e dell’operato del secondo governo Berlusconi, che all’invasione statunitense dell’Iraq del 2003 diede il proprio sostegno e vi partecipò attivamente. In merito a quell’intervento, costruito sulla bugia dell’intelligence delle armi chimiche di Saddam Hussein, l’ex ministro di peso di ben quattro governi Berlusconi su quattro ha preferito il silenzio.
Un barcone affondato in piazza Duomo: l’ultima sceneggiata immigrazionista
Da tempo si pensava a come farne il simbolo per eccellenza delle “stragi del mare”, nelle quali sono rimaste vittime, negli ultimi anni, migliaia di immigrati provenienti dall’Africa attraverso il Mediterraneo. E così, dopo l’incontro tra il sindaco di Milano Beppe Sala ed il regista Alejandro González Iñárritu avvenuto la settimana scorsa, per il barcone affondato nell’aprile 2015 a largo della Libia, si profila l’ipotesi di portarlo addirittura nel bel mezzo di piazza Duomo entro il 24 marzo 2017, laddove papa Francesco, in visita nel capoluogo lombardo, celebrerà messa proprio in quella data.
Le colonie fasciste? Abbandonate al proprio destino, parola di “Repubblica”
Il progetto nasce da un’idea di Fabio Gubellini dal titolo “Un’estate fa“. Lo svolgimento avviene, singolarmente, sulle colonne bolognesi del quotidiano “Repubblica“, che due giorni ha pubblicato gli scatti del fotografo, minuziosamente raccontati sul suo sito. Il suo, infatti, è un viaggio nelle colonie estive costruite dal Fascismo in tutta la penisola e successivamente abbandonate dallo Stato.
Accade, così, l’impensabile. “Repubblica” che, pur sforzandosi di affibiarci significati loschi, è costretta ad ammettere: “Le colonie, strutture situate in contesti marini o montani e destinate al soggiorno di bambini ed adolescenti per lo svolgimento di attività ludiche e ricreative, nascono nella prima metà del XIX secolo. Il loro massimo sviluppo avviene però durante il Fascismo“. “Le colonie”, prosegue così il giornale diretto da Mario Calabresi, “diventano il fiore all’occhiello del programma igienista del Regime, ed oltre allo scopo ludico e ricreativo assumono anche quello propagandistico. Per questo motivo durante il Ventennio viene intensificata l’attività delle colonie estive con la costruzione di nuove moderne strutture in stile razionalista, soprattutto lungo la riviera romagnola”.
Nel corso del viaggio, da aprile ad agosto dell’anno in corso, spiega il fotografo, “accanto ai nomi delle colonie e ai luoghi di costruzione, sono iniziati a comparire nomi di mirabili architetti ed ingegneri che ci hanno voluto lasciare un segno tangibile delle loro abilità”. Ennesima prova, peraltro, dell’importante ruolo che – come dimostra anche l’interessante libro “Il Fascismo di pietra” (Emilio Gentile, Editori Laterza) – ebbe sotto il regime fascista l’architettura ed il mondo delle arti. Una cura per la bellezza dimenticata che si rispecchia nel degrado delle città oggi. “Un tempo erano meta di vacanza, ora sono spazi sotto utilizzati o abbandonati, ricordo di un passato scomodo senza un futuro certo“, commenta amareggiato Gubellini, prima di rivelare le sue intenzioni: “L’intento di questo percorso fotografico è quello di sensibilizzare più persone possibili alla valorizzazione di questo importante patrimonio architettonico, con la speranza che la maggior parte di queste colonie possa essere riqualificata secondo criteri che rispettino gli originali progetti, affinché in questi luoghi si possano tornare a svolgere quelle attività ludiche e ricreative per i quali erano stati concepiti”.Emmanuel Raffaele, 13 dic 2016
Tremonti a CasaPound, l’Anpi (come al solito) insorge: “Si vergogni”
Lo scorso mercoledì 19 ottobre, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha presentato il suo libro presso la sede centrale di CasaPound Italia in via Napoleone III a Roma. Ma l’Associazione Nazionale Partigiani, evidentemente, finiti i tempi delle fughe in montagna, non ha molto altro da fare a parte scandalizzarsi, scandalizzarsi senza sosta. Ecco perché, alla notizia della presentazione di “Mundus Furiosus” a Milano il prossimo venerdì 16 dicembre, ancora su invito del movimento guidato da Gianluca Iannone, la solita dichiarazione fotocopia non sono proprio riusciti a trattenerla: “Trovo vergognoso che un ex ministro e attuale senatore della Repubblica italiana vada a presentare i suoi libri ospite di un’associazione di militanti che si definiscono i fascisti del terzo millennio. È un modo di farsi pubblicità spregiudicato, senza rispetto per la Costituzione”.
“Parola di Dio”: quando l’attacco alla religione è una scusa per criticare Putin
“In Russia, la religione è ovunque. Come negli Stati Uniti, i predicatori si sono impadroniti delle televisioni. La religione è diventata la seconda ideologia ufficiale. Controlla la mente di chiunque. È un dogma caliginoso, che diffonde oscurantismi ovunque. I russi preferiscono avere un leader da seguire, piuttosto che pensare con la propria testa. Anche se la religione è separata dallo Stato, in realtà la religione ortodossa controlla ogni livello della società”. A rilasciare queste dichiarazioni in un’intervista è Kirill Serebrennikov, regista russo di origini ebraiche che ha diretto “Parola di Dio”, uscito nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 27 ottobre.
Spiritualità pagana e monoteismi: la questione identitaria nell’ultimo libro di Adriano Scianca
Lo scorso 7 ottobre, in occasione della presentazione del suo nuovo libro a Milano, Adriano Scianca invitava i lettori della sua ultima opera ad evitare la pregiudiziale “religiosa” nell’interpretazione del suo “messaggio”. Ma, se pure questa richiesta abbia una propria coerenza, l’attacco frontale al monoteismo, come visione religiosa, culturale e «antropologica» di natura esclusiva, rimane una chiave di lettura essenziale de “L’identità sacra”.
“In guerra per amore”, un Pif niente male: nel film americani collusi coi boss
E’ stato infine necessario attendere la seconda pellicola di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, per raccontare al grande pubblico che gli americani, con la sbarco in Sicilia del ’43, consegnarono il potere nelle mani della mafia, in cambio di una conquista facile ed indolore. E nonostante l’ironia che fa da sfondo, il messaggio è diretto e centrale più che mai, senza sconti. Di questo non si può che render merito al giovanissimo conduttore ed attore siciliano che, pur omaggiando il patriottismo e l’onestà del capitano Scotten, ucciso in Sicilia dopo aver scritto una lettera per denunciare il fenomeno, punta l’indice dritto contro la Casa Bianca e l’allora presidente Roosevelt, colpevole di aver fatto scarcerare moltissimi criminali facendoli passare per prigionieri politici, assegnando poi ai boss locali ruoli di responsabilità, quando non la sindacatura di molti comuni siculi a seguito dell’invasione.










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