A febbraio il giudice del Tribunale di Roma Silvia Albano ha respinto il ricorso presentato da Forza Nuova contro Facebook sulla cancellazione dalla piattaforma degli account ufficiali del movimento. Ci siamo occupati della questione, anche in relazione ad un altro episodio simile: la censura ai danni del movimento CasaPound, che ha però vinto al momento il ricorso contro Facebook.
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Ecco perché la Lega ha fatto bene a bocciare la Commissione Segre
Nel 2010, all’interno del Ministero dell’Interno, veniva creato l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad). Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2017, con 1048 presunti reati d’odio denunciati, in aumento rispetto ai 736 dell’anno precedente. Non sono disponibili cifre a proposito delle condanne relative all’anno 2017 né agli anni precedenti, ma sono invece disponibili i numeri relativi al 2016: ebbene, su 736 denunce per crimini d’odio, solo 424 si sono trasformate in processo e – udite udite – appena in 31 casi si è arrivati ad una sentenza di condanna. Continua a leggere
Francia, “Le Figaro”: “abbiamo diritto all’islamofobia”
Attento alla tematica (molto sentita in Francia) della laicità, circa un mese fa, lo scrittore transalpino Henri Peña-Ruiz, nel corso di una conferenza organizzata dal partito di sinistra radicale “La France insoumise“, ha scatenato le polemiche dei radical chic affermando: “abbiamo il diritto di essere islamofobi“.
La frase, subito rimbalzata sui social network, debitamente depurata del contesto e del resto della frase (“Abbiamo il diritto di essere ateofobi, così come abbiamo il diritto di essere islamofobi. D’altra parte, non abbiamo il diritto di rifiutare uomini o donne perché sono musulmani“), ha catturato l’attenzione persino del segretario di Stato Julien Denormandie, che su Twitter si era subito prodigato a richiamare il filosofo all’ordine. Da ogni parte, infatti, gli sono piovute addosso accuse isteriche di razzismo, costringendo l’autore ad innumerevoli interviste per spiegare la sua posizione. Continua a leggere
Facebook blocca l’account di Generazione Identitaria
Era già successo con l’account di Britain First, accusato di razzismo e silenziato senza troppe spiegazioni. Stavolta, invece, ad essere colpiti dal “provvedimento” sono i francesi di Generation Identitaire, movimento paneuropeo che lotta contro l’immigrazione di massa, nato proprio in Francia e presente ormai in molti paesi europei, Italia inclusa [qui la nostra intervista al portavoce italiano, Lorenzo Fiato].
Facebook cancella la pagina di “Britain First”: incitano all’odio delle minoranze
Facebook arma del sistema? Sembrerebbe proprio di si. Il colosso americano ha infatti cancellato definitivamente la pagina ufficiale del movimento “Britain First“, nonché quella dei suoi leader Paul Golding e Jayda Fransen, peraltro appena condannati rispettivamente a trentasei e diciotto settimane di carcere in seguito all’arresto che era scattato nel maggio 2017 per “reati d’odio“. L’account del partito di destra inglese – fondato nel 2011 da ex appartenenti al British National Party -, giunto ad avere oltre due milioni di like, è stato bloccato per motivi simili, stando alla nota ufficiale che, però, non specifica quali siano i post incriminati alla base della decisione. Continua a leggere
Marcello Veneziani: “Facebook mi ha censurato, pericolosa dittatura del politicamente corretto”
Oggi, a Como, un centrosinistra frustrato e più retorico che mai, si è riunito contro il pericolo fascista. Pericolo che, proprio nella città lombarda, sarebbe rappresentato dalla lettura di un volatino da parte del Veneto Fronte Skinheads. Proprio contro questo allarmismo a dir poco squilibrato si era schierato il giornalista Marcello Veneziani, in un articolo su “Il Tempo” titolato: “Il pericolo farsista” che vale davvero la pena di leggere. Ebbene, a pochi giorni di distanza da quell’articolo, Veneziani denuncia: “l’articolo è stato censurato da Facebook e cassato dalla pagina perché ‘Non adatto‘”. Continua a leggere
Garante Privacy: entro il 20 chiarimenti sul bug di Facebook. Intanto Symantec denuncia altra fuga di dati
Il Garante per la protezione dei dati personali, in una nota diffusa ieri, ha fatto sapere di aver dato tempo fino al 20 luglio a Facebook per fornire «chiarimenti sulle modalità di trattamento dei dati personali degli utenti dei servizi offerti dalla società dopo che, a causa di un bug di sistema, si è verificata una comunicazione di informazioni personali ad altri utenti, non necessariamente iscritti al social network»[1].
Il fatto era stato reso noto dai media lo scorso 22 giugno: «Scaricando le informazioni dal tool ‘Download Your Information’, qualcuno ha ottenuto dati delle persone che aveva nella lista dei contatti, prevalentemente numeri telefonici e indirizzi email» [2].
Un problema tecnico, secondo Mark Zuckerberg, che a onor del vero ha dato l’allarme e immediatamente allertato le autorità.
Da parte sua il Garante, che già nei giorni scorsi aveva dato conto dell’istruttoria contro Google, da Facebook pretende una verifica sul comportamento del social network in quell’occasione, riferendo: il numero di utenti italiani interessati dal bug, i rimedi adottati, se gli utenti sanno che i contatti della propria rubrica possono esser trattati da Facebook ed, infine, «se agli utenti venga garantito il diritto di opposizione al trattamento dei dati».
Nel frattempo, Symantec, produttrice dell’antivirus Norton,
«ha reso noto di aver rinvenuto un baco che comunicherebbe a Facebook i numeri di telefono degli utenti, senza alcuna autorizzazione da parte di quest’ultimi» [3]. Un “guasto” che interesserebbe l’applicazione per Android e che permetterebbe al social network di ricevere in automatico, quindi senza necessità di login, anche i dati di coloro che non sono iscritti a Facebook, semplicemente scaricando l’applicazione.
Da parte sua Facebook avrebbe rassicurato sull’intenzione di rimediare al bug e di cancellare il database.



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