Angela Missoni, direttore artistico del marchio fondato dal padre Ottavio nel ’53, lo aveva già annunciato alla stampa: un “pussyhat” per tutti gli ospiti della sfilata in nome della “battaglia dei diritti, della libertà e della democrazia”. E allora, detto-fatto: i cappellini di lana rosa con le orecchie di gatto – resi famosi dal “Pussyhat project”, nato negli Usa in occasione della elezione di Donald Trump a presidente e protagonisti della manifestazione di massa delle donne contro Trump il 21 gennaio scorso – hanno invaso anche la “fashion week” milanese. E, così, dopo il clamore mediatico legato alla presenza in passerella della modella brasiliana transgender Valentina Sampayo (che aveva già conquistato la copertina di Vogue) e dei figli appena nati da fecondazione eterologa dei due fondatori gay del marchio Grinko, la settimana della moda si chiude con l’ennesima pagliacciata radical chic.
CRONACA
Notizie brevi di cronaca bianca, politica o economia, raccontate senza ulteriori analisi e approfondimenti. Ma anche curiosità e notizie interessanti raccolte qua e là.
La “propaganda lgbt” in passerella alla Milano Fashion Week
A Milano è in corso la settimana della moda e, grazie anche alla copertina di marzo preannunciata da Vogue Paris, le passerelle si sono prestate in diverso modo a fare da spot alle istanze dell’ormai onnipresente movimento lgbt. Il mensile di moda più famoso al mondo, infatti, in anteprima sul proprio profilo Instagram, ha fatto circolare la copertina del prossimo numero, con un titolo che probabilmente farà la storia del settore: “La bellezza transgender”. A posare per il magazine diretto da Emmanuelle Alt è Valentina Sampaio, modella diciannovenne brasiliana, che da quando ha dieci anni usa si veste da donna ed usa questo nome, anche se, nata uomo, non si è ancora sottoposta ad operazione definitiva. “Sono fiera, è un momento importante: in questo momento si parla di noi trans, sperando che un giorno saremo liberi e che si potranno fare tutte le cose come gli altri esseri umani”, spiega in un’intervista, riassumendo alla perfezione la chiave ideologica di una battaglia che ormai non ha nulla a che fare con diritti civili e discriminazioni. Tant’è che “Valentina”, come dicevamo, è oggi in copertina su Vogue, mentre Sergei Grinko ed il compagno Filippo Cocchetti, cofondatori del brank Grinko, hanno aperto la settimana di sfilate nel capoluogo lombardo portando letteralmente tra le braccia in passerella i loro due “figli”, Emma e Sophie, gemelle nate nel novembre 2016 in Messico grazie a fecondazione eterologa, ovvero ad un utero in affitto. “Sui classici velluti e sulle fluide sete lo stilista propone, sotto forma di stampa, le lastre delle prime ecografie delle figlie Emma e Sophia” (Ansa). Quando si dice il buongusto.
Milano, tra gli immigrati duemila casi di scabbia. Nel 2017 spesi 4 miliardi per l’accoglienza
Non è una invenzione populista: il pericolo contagio di malattie infettive in Italia pressoché scomparse, connesso ai flussi migratori record soprattutto dall’Africa, è nei numeri. Numeri che l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera ha snocciolato ieri in Consiglio regionale e che parlano chiaro: nel 2016, nei centri d’accoglienza per migranti attivi nel territorio di Milano, sono stati registrati e trattati ben duemila casi di scabbia e 38 casi di tubercolosi. Nel rapporto, che l’assessore ha illustrato in aula in risposta ad un’interrogazione di Fratelli d’Italia tramite il suo capogruppo Riccardo De Corato, viene anche sottolineato che, al momento, non si sono per fortuna avuti casi di contagio alla popolazione ma – ed è questa la posizione della Lega – buon senso vorrebbe che, per una prevenzione seria, i controlli e le eventuali cure venissero approntate al momento dello sbarco degli immigrati in Puglia, Sicilia e Calabria. Gallera ha comunque assicurato che la Regione offrirà a ciascun migrante vaccinazioni ad hoc. Il dogma dell’accoglienza, quindi, non verrà scalfito. Va tutto bene, dopo tutto.
La massoneria dietro l’espansione della ‘ndrangheta al nord: parola di Gran Maestro
La ‘ndrangheta avrebbe usato e continuerebbe ad usare la massoneria per espandersi, anche e soprattutto facendo da ponte al nord. Questo il sospetto della Commissione parlamentare antimafia guidata dal Rosy Bindi, che ieri ha ascoltato le dichiarazioni dell‘ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Giuliano Di Bernardo e dell’avvocato Amerigo Minnicelli, già maestro venerabile della Loggia Luigi Minnicelli di Rossano, a proposito della anomala crescita di iscritti nella regione dal ’95 ad oggi, dai 600/700 iscritti nei primi anni Novanta agli oltre 2600 oggi. “Non si giustifica una crescita in questi termini in alcun modo. Tutto ciò avviene per esercitare un controllo sulla organizzazione”, ha affermato Minnicelli, uscito dall’organizzazione, insieme a Di Bernardo, a suo dire proprio in seguito alle preoccupazioni dovute a questo fenomeno, venute fuori soprattutto con l’arresto, nel 2011, di Domenico Macrì, imprenditore 65enne già Gran Cerimoniere e Grande Ufficiale del Grande Oriente, presidente del Lions Club di Città di Castello nei primi anni Novanta, che avrebbe fatto da tramite tra i clan vibonesi e le banche del nord per operazioni di riciclaggio.
Milano, ecco il nuovo prefetto pronto alle confische per dare un tetto ai clandestini
Sarà il primo prefetto donna di Milano (è già “Repubblica” si è scatenata: “Milano ha una prefetta“) ed arriva nel capoluogo lombardo per sostituire Alessandro Marangoni, andato in pensione lo scorso dicembre. Luciana Lamorgese, avvocato potentino classe ’53, dal 2013 è capo di gabinetto del Ministero dell’Interno, dove ha lavorato a stretto contatto con il ministro Angelino Alfano (attualmente titolare degli Esteri) durante il governo Renzi, occupandosi di accoglienza dopo esser stata già, da prefetto di Venezia – incarico che ha ricoperto dal 2010 al 2012 – commissario per l’emergenza immigrazione, con il compito affidatole dal governo di individuare e gestire le strutture d’accoglienza per tutta la regione Veneto.
Silenzi, minacce, omertà: inizia il processo per lo stupro al centro sociale di Parma
E’ prevista per lunedì 19 dicembre la prossima udienza del processo per stupro di gruppo contro alcuni militanti della Rete antifascista di Parma. Un processo che inizia dopo sei anni di omertà, per una storia venuta fuori per caso, con la denuncia partita d’ufficio quando le forze dell’ordine – interrogando diversi frequentatori della sede del Raf in via Testi, in seguito allo scoppio, il 30 agosto 2013, di una bomba carta vicino la sede di CasaPound – trovano, tra il materiale sequestrato, un cellulare con il video di uno stupro. Protagonista una ragazza di Mantova, appena diciottenne, distesa su un tavolo di legno, i vestiti buttati per terra, visibilmente assente, drogata, violentata (anche con la penetrazione di un fumogeno) e poi lasciata lì, praticamente priva di coscienza, da tre suoi “compagni”, che festeggiavano quel giorno, nella ricorrenza del 12 settembre, la cacciata dei fascisti da Parma nel 1922. Ma Francesco Cavalca (25 anni), Francesco Concari (29 anni) e Valerio Pucci (24 anni), per via di questo episodio, finiscono ai domiciliari soltanto nel 2015, mentre il processo contro di loro, come dicevamo, inizia adesso.
“Non siete etero, siete cisgender”. La propaganda nei libri di scuola britannici
Grazie ad un progetto pilota finanziato dal governo britannico, sarà distribuito in ben 120 scuole del Regno Unito il testo edito da “Jessica Kingsley Publishers” dal titolo: “Posso parlarti della diversità di genere?“.
Il libro, scritto da CJ Atkinsons – attivista della comunità trans e dirigente dell’organizzazione “Educate & Celebrate“, che ha sostenuto il progetto e ne sta curando la diffusione – è il racconto di una dodicenne immaginaria che cambia sesso ed è destinato all’utilizzo da parte degli insegnanti e dei genitori per l’educazione dei minori: “é il primo libro che spiega la transizione medica per bambini dai sette anni in su“, spiegano gli editori. Elly Barnes, fondatrice di “Educate and Celebrate”, a proposito del libro, ha dichiarato: “ce n’era davvero bisogno”. Ed ha aggiunto: “non tutti si identificano come maschi o femmine, questo è un fatto”.
Milano, corsi di formazione e microcredito per gli immigrati della Montello
Il Corrierone lo annuncia entusiasta: “Gli immigrati della Montello a scuola per diventare imprenditori“. Il giornale di via Solferino a Milano, infatti, si riferisce ai ben trentadue corsi di formazione che, da gennaio, saranno attivati all’interno della caserma Montello, struttura a nord di Milano che ospitava l’esercito e che, dallo scorso novembre, è stata trasformata in un centro d’accoglienza.
Dall’ex AnsaldoBreda i convogli per Taipei: orgoglio e qualche rimpianto
Un primato nazionale a metà e che ha per questo il sapore dell’occasione sprecata. Sarà infatti l’ex AnsaldoBreda, ed in particolare il centro di produzione di Reggio Calabria, a fornire i nuovi convogli per la metropolitana di Taipei (Taiwan). Ma l’azienda, precedentemente controllata dal colosso italiano Finmeccanica, appartiene ormai dallo scorso anno ai giapponesi della Hitachi Rail, dopo la cessione dell’intero gruppo specializzato nel settore ferroviario al gruppo asiatico, che controlla ormai la maggioranza anche di AnsaldoSts, dedita invece alla progettazione, realizzazione e gestione dei sistemi di segnalamento sempre nell’ambito dei trasporti ferroviari ed anch’essa con un ruolo importante in questa commessa da 200 milioni di euro. Fatto sta che, ieri, nella cittadina calabrese che affaccia sullo Stretto di Messina, nello stabilimento che occupa circa 500 lavoratori, si è svolta la consegna ufficiale del primo dei diciassette convogli previsti, da consegnare entro il 2018.
“Al momento”, ha evidenziato Giuseppe Marino, direttore operativo di Hitachi Rail Italy, “l’impianto calabrese è impegnato su cinque commesse in parallelo: i treni per le metropolitane di Honolulu (Hawaii), Lima, Copenaghen e naturalmente Taipei. Inoltre si costruiscono i Vivalto, i treni per il trasporto regionale destinati a Trenitalia (Ferrovie dello Stato)”. Nel frattempo, ‘in cantiere’ ci sarebbero anche alcune commesse per le ferrovie inglesi: tecnologia e manodopera made in Italy, capitali e profitti giapponesi per una realtà che negli ultimi tre anni ha conosciuto un aumento della produzione del 30% ma che, nonostante tutto, per rientrare parzialmente dei debiti contratti, è stata costretta a rivolgersi ai capitali esteri, complice probabilmente una classe imprenditoriale pigra ed una politica poco lungimirante e poco incline agli investimenti nei settori strategici.
Tutte questione che sembrano non preoccupare il sindaco piddino di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che d’altronde, comprensibilmente visto il ruolo e la situazione, guarda più al suo orticello: “Il futuro della nostra città”, ha dichiarato, “è legato in maniera indissolubile a quello di Hitachi. Il successo di questa commessa conferma che nel Mezzogiorno e soprattutto in una realtà come Reggio Calabria si può investire, con risultati eccellenti”. Certo, aggiungiamo noi, se ad investire non è il sistema Italia ma i giapponesi, ai quali cediamo così competenze, forza lavoro e profitti, c’è qualcosa che non va. Dunque, bene l’industria italiana che dà ancora motivi d’orgoglio, bene per il sud che di un po’ di sano orgoglio ha bisogno forse più del pane, peccato per le scelte sbagliate, le solite svendite e la solita politica miope.
Emmanuel Raffaele, 31 ago 2016
Il fondo pensione degli avvocati compra un palazzo da 120 milioni di euro a Londra
Ben 92 milioni di sterline, circa 120 milioni di euro: tanto è costato alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense l’acquisto di un immobile ad uso commerciale in Piccadilly Street, pieno centro di Londra. L’immobile risalente al 1930,considerato il capolavoro dell’architetto Joseph Emberton, dichiarato di interesse storico e artistico e già sede dei magazzini Simpson, dal 1999 ospita Waterstones, una libreria che, con i suoi 200mila volumi ed oltre 8 miglia di scaffali, è definita dal quotidiano free press londinese Evening Standard “la più grande libreria d’Europa”. A rendere nota l’acquisizione è Fabrica Sgr, che in un comunicato stampa annuncia: “Fabrica SGR e CBRE Global Investors, rispettivamente gestore ed advisor del Fondo Cicerone, hanno concluso il primo investimento estero del Fondo Cicerone”. Quest’ultimo, infatti, è un Fondo Comune di Investimento Immobiliare riservato ad investitori qualificati del quale è quotista, appunto, la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense, operativo dal 2013 e istituito proprio da Fabrica Sgr in seguito ad una gara indetta dell’ente previdenziale per affidare la gestione immobiliare di un fondo con la possibilità di arrivare a sottoscrivere fino a 1 miliardo di euro.
Finora di proprietà del fondo d’investimento inglese Meyer Bergman, il passaggio – specifica Fabrica Sgr – “è stato effettuato tramite la controllata Cicerone Holding BV, società di diritto olandese detenuta al 100% dal Fondo”. “Siamo orgogliosi di presentare al mercato un’operazione da parte di un investitore italiano in un momento in cui gran parte delle transazioni sul mercato domestico viene effettuata da capitali esteri”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Fabrica Sgr Fabrizio Caprara. L’investimento, che Michael Ness della Global Investor ritiene molto valido “sia per la sua eccellente dislocazione sia per il commitment di lungo periodo da parte di Waterstones”, è in effetti – spiega il comunicato – “il secondo per cassa del fondo, porta a 32 immobili gli asset del portafoglio immobiliare per un valore complessivo di circa 665 milioni di euro”.
Un notevole sforzo economico, insomma, per un Fondo che al 31 dicembre 2014 disponeva di un patrimonio di 273 milioni di euro costituito al 90% da immobili dati in locazione, per il 71% ad uso residenziale ed appena il 6% ad uso commerciale e quasi tutti nel centro Italia, soprattutto a Roma, come è possibile leggere sul sito del Fondo e sul rendiconto annuale. Considerazioni economiche a parte, resta da capire perché un ente previdenziale nato con la legge n.406 del 13 aprile 1933, in piana epoca fascista, si sia dovuto ridurre a pagare le pensioni facendo il “palazzinaro” in Italia ed ora anche all’estero e per quale motivo a questo fine sia stato necessario utilizzare una società olandese. Non si tratterà mica di evasione di Stato?
Emmanuel Raffaele, 3 feb 2016








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