Se sei un diplomatico o un esponente del governo e ti trovi in visita in Israele, ti conviene evitare di programmare incontri con organizzazioni sgradite al governo. Siamo nell’unica democrazia del Medioriente, certo, ma ai suoi democratici governanti non piace troppo avere l’opposizione tra i piedi. E’ questo il motivo per cui il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha annullato all’ultimo minuto l’incontro previsto con il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel. Quest’ultimo, infatti, nel corso della sua missione diplomatica nel Paese iniziata lunedì e volta a promuovere la soluzione dei due stati nell’ambito del conflitto israelo-palestinese, aveva in agenda, tra le altre cose, anche una riunione con gli ex militari di “Breaking the Silence”. Ma la reazione non si è fatta attendere. Continua a leggere
POLITICA INTERNAZIONALE
Analisi e approfondimenti dedicati a notizie e tematiche di politica internazionale, con un’attenzione particolare rivolta ai due grandi blocchi culturali di lingua spagnola e inglese: Spagna e America Latina, Regno Unito e Stati Uniti.
Londra, attivisti di sinistra si incatenano in pista e fermano aereo che rimpatriava immigrati
Soltanto pochi mesi fa alcuni attivisti erano riusciti ad occupare la pista del London City Airport per dire che “l’inquinamento è razzista”. Martedì sera, invece, la pista di Stansted è stata chiusa per precauzione a causa di una ventina di attivisti di sinistra che si sono incatenati per impedire il rimpatrio di cento richiedenti asilo provenienti da Nigeria e Ghana. Otto i voli dirottati negli altri aeroporti di Londra ed uno slogan che non lascia spazio a dubbi sulle finalità di chi predica l’accoglienza: “No borders, no nations, stop deportations” (“No ai confini, no alle nazioni, no alle deportazioni”).
Oltre 400 jihadisti stanno rientrando nel Regno Unito. Intanto 3000 sospettati sono già nel paese
“Più di quattrocento ex combattenti jihadisti stanno tornando nel Regno Unito“. A dare l’allarme, in un articolo pubblicato ieri su Sky News, è Mark White, che cita fonti della sicurezza, le quali riterrebbero appunto che almeno quattrocento combattenti, di ritorno dagli scenari di guerra in Siria ed Iraq, stiano per rientrare nel paese.
“Le autorità”, aggiunge White, “ritengono ci sia un rischio crescente che il Regno Unito subisca lo stesso tipo di attacchi con armi da fuoco ed esplosivi visti in Francia e Belgio recentemente“. Secondo Sky News, soltanto una piccola parte degli jihadisti tornati dal medioriente, sarebbero stati perseguiti ad oggi. Tra loro Imran Khawaja, condannato a 12 anni di prigione una volta rientrato nel paese: partito per la Siria nel 2015, tratto in arresto già nel 2015, Imran Khawaja, nonostante il nome poco inglese, viene dai quartieri ovest di Londra ed era stato fermato insieme al cugino Tahir Bhatti, condannato per favoreggiamento avendolo aiutato a rientrare nel paese andando a prenderlo fino in Serbia, ed al suo amico Asim Ali, condannato per averlo aiutato economicamente nell’impresa.
Brigitte Bardot: “Non mi sono battuta contro l’Algeria francese per accettare una Francia algerina”
La leggendaria attrice Brigitte Bardot torna a provocare scalpore con le sue dichiarazioni poco inclini ad assecondare la favola della società multietnica felice. E lo fa in occasione di una intervista per l’uscita, a febbraio, del suo libro “Répliques et Piques”, una raccolta di oltre mille frasi ed aforismi della star del cinema venute fuori da interviste, documentari, libri e film, divise per tema.
“Non li posso più di vedere, gli islamisti. Praticamente ovunque in Francia vedo burqa, è inammissibile. Che vivano come vogliano nei loro paesi d’origine ma qui non pretendano di imporre i loro costumi, le loro usanze e discriminazioni d’altre epoche: la Francia non è questo“, afferma senza mezzi termini l’ex modella e cantante. Che poco dopo aggiunge: “Non mi sono battuta contro l’Algeria francese per poi accettare una Francia algerina. Io non metto bocca sulla cultura, l’identità ed i costumi degli altri. Che allo stesso modo non si tocchino i miei”.
Spagna, “Podemos” vuole vietare la messa in tv. E si apre il dibattito sulla laicità dello Stato
“Podemos“, terzo partito nel paese iberico con ben 69 seggi su 350, ha ufficialmente presentato una proposta di legge per impedire la trasmissione della Santa Messa sulla tv di Stato, TVE. La proposta, che in realtà è stata depositata lo scorso 20 febbraio, ha però iniziato a far discutere soltanto nell’ultima settimana, dopo la sua pubblicazione sul bollettino ufficiale del parlamento spagnolo martedì scorso. E subito è stato scontro tra sinistra e popolari, in un dibattito che ha coinvolto la questione identitaria quanto la laicità dello Stato.
Usa, follia all’università: “I bianchi portino una spilla simbolo del loro privilegio”
Nel nome del politicamente corretto e della paranoia antirazzista dilagante di cui ci siamo spesso occupati, ecco che, dagli Stati Uniti, arriva la notizia di un’altra iniziativa di dubbia utilità e a dir poco ridondante. Gli studenti di fede democratica dell’Elizabethtown College della Pennsylvania, infatti, hanno lanciato da pochi giorni una campagna, che invita gli studenti di razza bianca ad indossare una spilla con la forma della tessera di un puzzle di colore bianco. La spilla, spiega il gruppo “Democrats” del college americano, servirà ad avviare una discussione intorno alla questione razziale, nonché a ciascuno per riflettere sul “privilegio di essere bianco e l’impatto che il privilegio di essere bianco ha sulle persone di colore”. Secondo Aileen Ida, giovanissima presidente della compagine promotrice dell’iniziativa, la tolleranza dei bianchi “non impedisce loro di essere parte di un sistema basato su secoli di disuguaglianza”. La campagna, della quale si è occupata una tv locale in una intervista (Local 21 CBS News), è stata presentata sabato scorso e, seppur non si sappia molto in merito al successo riscosso dall’evento, dall’account Facebook i promotori hanno affermato che, finora, avrebbero aderito all’iniziativa almeno cinquanta persone, tra alunni e membri della comunità del college.
Israele legalizza quattromila alloggi costruiti in territorio palestinese
A pochi giorni dall’incontro ufficiale con il neopresidente statunitense Donald Trump, il parlamento israeliano ha approvato una legge che legittima la presenza di quattromila alloggi nella Cisgiordania occupata. Quattromila case costruite su terre la cui proprietà è privata ed appartenente ai palestinesi, all’interno di confini che Israele viola e ignora da decenni, il cui esproprio coatto è ora legalizzato retroattivamente grazie ad una maggioranza, a dir la verità risicata, di 60 deputati contro 52. Quanto basta per portare a 400mila, secondo Repubblica, il numero di israeliani residenti “negli insediamenti che Israele ha autorizzato mentre la comunità internazionale ne contesta la legalità”.
Dov’era Starbucks quando Clinton annunciava deportazioni record?
Le multinazionali da una parte e, ovviamente, la sinistra dall’altra. No, anzi no. Multinazionali e sinistra, da quella estrema a quella moderata, per l’ennesima volta, sono sulla stessa barricata. Tanto che, ieri, “Repubblica”, titolava significativamente: “La corporate Usa si ribella a Trump: Starbucks, Google e Airbnb in favore dei rifugiati“. E se Google ha stanziato un fondo di quattro milioni di dollari per i rifugiati , se il fondatore di Facebook ha già detto nei giorni scorsi la sua contro Trump, ecco che Starbucks, il colosso americano del caffè, ha appena annunciato un piano di assunzione destinato a ben 10mila rifugiati in cinque anni (con buona pace dei cittadini e degli Stati ospitanti). Un piano, ha spiegato l’amministratore delegato Howard Schultz, che verrà attuato in tutti i 75 paesi in cui la multinazionale è presente, a cominciare ovviamente dagli Usa, dove l’azienda è nata. “Sto ascoltando l’allarme – ha spiegato ai suoi dipendenti – che voi tutti state sollevando per la civiltà e i diritti umani che finora davamo per garantiti e che sono sotto attacco”. Ecco perché, ha aggiunto, ha anche deciso di sostenere i coltivatori di caffé messicani. Questo, peraltro, dopo che il boicottaggio dei prodotti americani che veniva proposto in Messico aveva visto proprio nella sua catena uno dei simboli del made in Usa da colpire, il che la dice lunga su quanto i marchi, con molta probabilità, approfittino della situazione anche per costruirsi una reputazione, cosa che per un brand è essenziale.
Trump: “divieto d’ingresso ai musulmani è una fake news. Ho fatto come Obama nel 2011”
“Procuratori contro, bando all’Islam incostituzionale“. La fake news è stato nella giornata di ieri niente meno che il titolo di apertura dell’Ansa. Ma non c’è da meravigliarsi: è stato probabilmente simile il titolo di apertura sulla gran parte dei principali giornali su scala mondiale. La mossa con la quale il presidente americano Donald Trump ha bloccato per tre mesi gli ingressi negli Usa da sette paesi mediorientali a rischio terrorismo (con l’assenza di alcuni paesi che, per carità, potrebbe stupire), ha scatenato la stampa e gli intellettuali progressisti di tutto il globo, che hanno così dato il via all’isteria (ed alla bugia) collettiva.
Bambini scomparsi dopo la nascita di Israele: il governo desecreta 200mila documenti

Per decenni le autorità israeliane sono state accusate di aver nascosto le prove che migliaia di bambini, per due decenni a partire dalla fondazione dello Stato di Israele nel ’48, siano stati sottratti ai genitori – in genere ebrei provenienti da paesi arabi appena arrivati nel Paese – per esser consegnati nelle mani di ricche famiglie israeliane. E’ così che nelle settimane scorse il governo dello Stato mediorientale ha desecretato, dopo circa settant’anni, ben 200mila documenti relativi alla scomparsa di circa mille bambini, che secondo le indagini ufficiali sarebbero semplicemente morti per malattia o malnutrizione nei caotici momenti seguiti alla fondazione dello stato nel 1948.






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