Spagna: le scuole smetteranno di “parlare” spagnolo?

La nueva Ley Celaá explicada en 30 claves

Domenica scorsa, in tutta la Spagna, la piattaforma “Mas Plurales” ha organizzato con grande successo una serie di manifestazioni contro l’approvazione della cosiddetta legge Celaá da parte del Congresso. Ma, ieri, nonostante tutto, la legge è stata approvata ieri in via definitiva grazie all’ok del Senato.

Di cosa si tratta?
Secondo la destra di una legge ideologica, che vuole indottrinare gli studenti con teorie “gender free“, cancellare la religione e che, per restituire ad autonomisti ed indipendentisti il favore dell’appoggio al governo, abolisce il castigliano (ovvero lo spagnolo) come lingua veicolare nelle scuole.

Tra poco vi spiegheremo tutto nel dettaglio e vi diremo cosa c’è di vero.
Prima, però, faremo un piccolo passo indietro necessario a capire la questione linguistica aperta in Spagna ed il suo significato politico-sociale.

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Spagna, Vox incalza il governo: “ha nascosto 20mila morti”

Vox, el partido político que quiere "hacer España grande otra vez" - BBC  News Mundo

In Spagna stanno facendo molto discutere (soprattutto l’opposizione, con Vox in testa) le cifre relative ai decessi causa covid riportati in questi giorni dall’Ine (l’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo).

L’Ine, infatti, avrebbe seguito la direttiva Oms che obbligherebbe i Paesi ad includere nel conteggio anche i morti mai sottoposti ad un test, ma indicati come “CASI SOSPETTI“. Una indicazione che, invece, il governo soagno, al contrario di quello italiano, non avrebbe rispettato.
Secondo l’Ine, dunque, tra gennaio e maggio ci sarebbero stati circa 20mila morti in più rispetto ai dati forniti dal governo (27.127 invece di 45.684).
E così l’opposizione ha scatenato la polemica.

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Spagna, resa dei conti tra Vox e Partito Popolare: Casado boccia duramente Abascal

La mozione di censura presentata da Santiago Abascal, leader del partito sovranista Vox, contro il governo “socialista” di Pedro Sanchez è fallita: ad appoggiarla, infatti, sono stati soltanto i membri del suo partito.

A far rumore, però, è soprattutto il duro intervento del presidente del PP Pablo Casado contro Abascal che, con la mozione (e un intervento fortemente reazionario), si candidava alla presidenza del governo, tentando così il colpo di mano da destra.

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12 Ottobre 1492: Colombo sbarca in America, il mondo oggi lo celebra (di meno)

A Guide to the Columbus Day Parade in New York City
La tradizionale parata a New York

OGGI LA STORICA RICORRENZA SI SCONTRA CON L’ANTI-OCCIDENTALISMO DI SINISTRA E BLACK LIVES MATTER

Il 12 ottobre del 1492 Cristoforo Colombo metteva piede per la prima volta in America, in una isola che i nativi chiamavano Guanahani e che veniva poi ribattezzata San Salvador. Erano passati poco più di due mesi dalla partenza dalle coste spagnole, alla ricerca dell’est, nella consapevolezza della sfericità della terra. I calcoli si erano rivelati sbagliati, la traversata dell’Atlantico dura e lunga ma, alla fine, la perseveranza e la forza d’animo, dimostrata anche nel tenere a bada la ciurma, premiava Colombo e cambiava la storia dell’umanità.

Lo ha ricordato, pochi giorni fa, il presidente Donald Trump, che in questi mesi si è battuto per la difesa delle statue del navigatore (e si è complimentato con gli italiani che le hanno difese): “Ricordiamo il grande italiano che ha aperto un nuovo capitolo della storia mondiale e il permanente significato della sua azione per l’emisfero occidentale”.

Ma, per quello che in Spagna e Sud America si festeggia come “Dia de la Hispanidad” e che negli Usa è il “Columbus Day”, sono ormai giorni difficili.
Praticamente cancellato e sostituito negli Usa, la ricorrenza sopravvive in Spagna come festa dell’identità nazionale (senza troppi riferimenti a Colombo), mentre anche in Sud America la celebrazione ha virato verso altri lidi.

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Spagna, nasce Hacer Nacion: “diversi da Vox, vicini a CasaPound”

SPAGNA – A trenta chilometri dal mare, arrampicata sulle colline della provincia di Alicante, a quattrocento metri di altitudine e la Sierra del Cid a farle da cornice con la sua vetta di oltre mille metri, Elda conta circa 50mila abitanti ma, insieme a Petrer, con la quale forma un’unica conurbazione, i due centri arrivano ai 90mila persone. Un centro di dimensioni relativamente notevoli, sviluppatosi intorno all’industria calzaturiera, nel bel mezzo di una area tra le più secche della Comunità Valenziana, circondato da paesini molto più piccoli che risalgono dalle note mete turistiche della costa fino alla Spagna più verace.
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Insieme a Malaga, alle Asturie, alla provincia di Madrid e a diverse città dell’Andalusia, proprio a Elda si trova uno dei gruppi giovanili protagonisti della nascita di un nuovo movimento, “Hacer Nacion“: nato dall’unione di diverse associazioni locali, l’organizzazione si propone come alternativa alla destra liberista di Vox, non disdegna l’idea di presentarsi in futuro alle elezioni e guarda con simpatia al movimento italiano CasaPound.
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Ecco perché domenica scorsa, in occasione dell’inizio del corso di formazione politica a cui hanno dato il via, abbiamo deciso di incontrarli per capire chi sono e cosa pensano.
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Ventitre anni e le idee molto chiare, il coordinatore locale è Cristian Ruiz: ci accoglie sorridente, con una croce cristiana appesa al collo e accompagnato da suo fratello, anche lui militante però – come ci spiegherà dopo – non credente.
Curiosi, partiamo subito con le domande.
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España, nace Hacer Nación: “somos la alternativa social a Vox”

A treinta kilómetros del mar, encaramado en las colinas del interior de la provincia de Alicante, cuatrocientos metros de altitud y la Sierra del Cid enmarcandola desde más de mil metros, Elda cuenta con unos 50.000 habitantes pero, junto a Petrer, con lo que forma una conurbación, los dos centros alcanzan las 90 mil personas.
Es un centro relativamente grande, desarrollado en torno a la industria del calzado, en medio de una de las zonas más secas de la Comunidad Valenciana, rodeado de pueblos mucho más pequeños que remontan desde los conocidos destinos turísticos de la costa hasta una España más “silente”.
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Junto a Málaga, Asturias, la provincia de Madrid y varias ciudades de Andalucía, se ubica justo en Elda uno de los colectivos juveniles protagonistas del nacimiento de un nuevo movimiento, “Hacer Nación”: nacido de la unión de distintas asociaciones locales, la organizacion se propone como una alternativa a la derecha de libre mercado de Vox, no desdeña la idea de presentarse en las próximas elecciones y mira con simpatía al movimiento italiano CasaPound.
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Aprovechando del inicio del curso de formación política, el pasado domingo decidimos encontrarlos, para entender quiénes son y qué piensan.
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Veintitrés años y las ideas muy claras, su coordinador local es Cristian Ruiz: nos recibe sonriente, con una cruz cristiana colgada del cuello y acompañado por su hermano, también militante pero – nos explicará luego – no creyente.
Curiosos, inmediatamente comenzamos con las preguntas.
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Rutte sovranista? No, amico della Bonino

Rutte, il falco che tiene in ostaggio il summitStanno facendo passare Mark Rutte quasi come un sovranista, interessato solo agli interessi del proprio Paese, quasi un alieno in ambito europeo e c’è addirittura chi non ha esitato a fare paragoni con Salvini, sottolineando i danni degli “egoismi nazionali”.

IL SUO UN PARTITO EUROPEISTA

In realtà, vale la pena ricordare che il liberal-conservatore Rutte è leader del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, una formazione che, in Europa, aderisce al Partito dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa: lo stesso  a cui aderiscono gli ultra-europeisti italiani di “+ Europa” (formazione nata sulla scia dei “Radicali”). E che la sua linea di austerità di bilancio e tagli alla spesa sociale (leggi neoliberismo), che trova molti sostenitori anche nel nostro Paese, è la linea che fino a poco tempo fa andava per la maggiore in ambito europeo e che, peraltro, non è certo ufficialmente cambiata essendo costituzionalizzata (regole e parametri non sono certo cambiati, anche se la Germania e la Commissione sembrano essersi un po’ ammorbiditi a causa delle contingenze e appaiono oggi come mediatori tra l’Italia e i “frugali”). Continua a leggere

Usa, ecco chi non si inginocchia a “Black Lives Matter”: “Sam” e le altre

Classe ’97, viene da Liberty (Ohio) ed è nata il 21 aprile come Roma: Samantha Murphy nata Leshnak, dal 2019 portiere della formazione di calcio femminile statunitense North Carolina Courage, sta già facendo il giro della rete.
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Infatti, nonostante fosse una riserva, qualcuno è riuscito a immortalarla quando, durante l’esecuzione dell’inno, è rimasta in piedi, mentre tutte le ventidue giocatrici in campo si inginocchiavano in nome del movimento “Black Lives Matter“.
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Giustizia per George Floyd, basta vandali, ipocriti e cattivi maestri

Secondo Statista Media Platform“, nel 2017, la polizia statunitense ha ucciso 457 bianchi e 223 neri; nel 2018 il rapporto è di 399 bianchi e 209 neri; infine, nel 2019 abbiamo 370 bianchi uccisi dalla polizia e 235 neri. Guardando al totale degli ultimi cinque anni, da gennaio 2015 sono morti per mano della polizia 2385 bianchi, 1252 neri e 877 ispanici (214 di altre etnie).
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In termini assoluti, quindi, la polizia americana uccide più bianchi che neri.
Ma, se guardiamo ai numeri in termini relativi, ovvero in proporzione al numero totale degli abitanti, scopriamo che, essendo la comunità nera ancora una minoranza negli Usa, dal 2015 abbiamo 30 morti per milione di abitanti tra gli afro-americani, 22 tra gli ispanici e 12 tra i bianchi (4 di altre etnie).
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Le cifre, così ponderate, rendono quindi un po’ meglio l’idea del perché la morte del 46enne George Floyd, lo scorso 25 maggio a Minneapolis, abbia scatenato le proteste e le accuse di razzismo alla polizia, ma anche la ragione per cui le manifestazioni proseguano nonostante l’arresto dell’agente di polizia responsabile dei fatti, Derek Chauvin.

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Il “Corriere” apre gli occhi: dall’Oms ritardi, errori e favori alla Cina

Meglio tardi che mai: anche il Corriere della Sera “sdogana” finalmente gli errori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella gestione dell’emergenza Covid-19.
Una buona notizia che, però, lascia l’amaro in bocca.
La buona notizia è che, finalmente, l’argomento non è più un tabù. Ed a contribuire allo scopo, certamente, è stata anche la reazione dura di Trump, con il blocco dei fondi all’Oms: una misura criticata dalle anime belle di casa nostra e non solo, della quale, però, ora si cominciano a capire le ragioni.
La “cattiva” notizia è che Rivoluzione Romantica ha anticipato il Corriere di oltre un mese. Orgoglio per noi, ma triste da un punto di vista giornalistico ed in relazione alla questione “fake news”: mettere in dubbio l’Oms e le cosiddette fonti ufficiali sembrava equivalere a diffondere notizie false e fuorvianti.
Facebook limitava e limita tuttora la diffusione di notizie del genere, a prescindere dalla valutazione dei contenuti.
Ma alla fine avevamo ragione noi.

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