
Domenica scorsa, in tutta la Spagna, la piattaforma “Mas Plurales” ha organizzato con grande successo una serie di manifestazioni contro l’approvazione della cosiddetta legge Celaá da parte del Congresso. Ma, ieri, nonostante tutto, la legge è stata approvata ieri in via definitiva grazie all’ok del Senato.
Di cosa si tratta?
Secondo la destra di una legge ideologica, che vuole indottrinare gli studenti con teorie “gender free“, cancellare la religione e che, per restituire ad autonomisti ed indipendentisti il favore dell’appoggio al governo, abolisce il castigliano (ovvero lo spagnolo) come lingua veicolare nelle scuole.
Tra poco vi spiegheremo tutto nel dettaglio e vi diremo cosa c’è di vero.
Prima, però, faremo un piccolo passo indietro necessario a capire la questione linguistica aperta in Spagna ed il suo significato politico-sociale.


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Stanno facendo passare Mark Rutte quasi come un sovranista, interessato solo agli interessi del proprio Paese, quasi un alieno in ambito europeo e c’è addirittura chi non ha esitato a fare paragoni con Salvini, sottolineando i danni degli “egoismi nazionali”.

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