Dopo 30 anni la K-Flex chiude il suo primo stabilimento: meglio produrre in Polonia

“Il ministero ha prontamente attivato un tavolo di confronto”. Il vuoto politico, come al solito, si nasconde dietro espressioni dall’apparenza perentoria. Prontissimo ad attivare un tavolo, il governo, però, non si sogna neanche di andare oltre le chiacchiere e di affrontare il problema alla radice, come d’altra parte chiedono a gran voce i lavoratori.

K-Flex, azienda ormai multinazionale che produce e distribuisce isolanti termici ed acustici, nata nel 1989 a Roncello (MB), dopo quasi trent’anni di attività, altri dieci impianti ed oltre 2mila dipendenti in tutto il mondo, e dopo – soprattutto – milioni di euro incassati dallo Stato per lo sviluppo e la ricerca, si appresta a licenziare i 187 dipendenti del suo primo stabilimento per spostare la produzione in Polonia, dove già operano 250 lavoratori. Ma, secondo il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che lo scorso 8 marzo in aula ha riferito nel merito della questione, rispondendo alla Camera dei deputati ad una interrogazione proposta da Giovanna Martelli (Democratici e Progressisti), “non si tratta di delocalizzazioni ma di produzioni a basso valore unitario, da realizzare necessariamente nei paesi di destinazione”. In altre parole, è impensabile accedere a quel mercato con i costi di produzione italiani, ma questo non avrebbe a che fare con la chiusura dello stabilimento italiano. Il che è semplicemente un inutile gioco di parole, poiché l’azienda, che oggi ha deciso di fermare la produzione in Italia, non smetterà certo di vendere nel nostro paese. Anzi, ha già annunciato che una cinquantina di dipendenti saranno ancora attivi in ambito commerciale e di ricerca. Se vogliamo chiamare le cose con il loro nome, quindi, parlare di delocalizzazione è più che lecito. E la questione, come anticipavamo, è aggravata dagli oltre dodici milioni di fondi pubblici che l’azienda ha percepito, dopo aver peraltro sottoscritto un impegno secondo il quale nel 2017 nessun posto di lavoro sarebbe stato a rischio.

Continua a leggere

Brigitte Bardot: “Non mi sono battuta contro l’Algeria francese per accettare una Francia algerina”

La leggendaria attrice Brigitte Bardot torna a provocare scalpore con le sue dichiarazioni poco inclini ad assecondare la favola della società multietnica felice. E lo fa in occasione di una intervista per l’uscita, a febbraio, del suo libro “Répliques et Piques”, una raccolta di oltre mille frasi ed aforismi della star del cinema venute fuori da interviste, documentari, libri e film, divise per tema.

Non li posso più di vedere, gli islamisti. Praticamente ovunque in Francia vedo burqa, è inammissibile. Che vivano come vogliano nei loro paesi d’origine ma qui non pretendano di imporre i loro costumi, le loro usanze e discriminazioni d’altre epoche: la Francia non è questo“, afferma senza mezzi termini l’ex modella e cantante. Che poco dopo aggiunge: “Non mi sono battuta contro l’Algeria francese per poi accettare una Francia algerina. Io non metto bocca sulla cultura, l’identità ed i costumi degli altri. Che allo stesso modo non si tocchino i miei”.

Continua a leggere

Spagna, “Podemos” vuole vietare la messa in tv. E si apre il dibattito sulla laicità dello Stato

Podemos“, terzo partito nel paese iberico con ben 69 seggi su 350, ha ufficialmente presentato una proposta di legge per impedire la trasmissione della Santa Messa sulla tv di Stato, TVE. La proposta, che in realtà è stata depositata lo scorso 20 febbraio, ha però iniziato a far discutere soltanto nell’ultima settimana, dopo la sua pubblicazione sul bollettino ufficiale del parlamento spagnolo martedì scorso. E subito è stato scontro tra sinistra e popolari, in un dibattito che ha coinvolto la questione identitaria quanto la laicità dello Stato.

Continua a leggere

Prefetto di Milano: pronti alle requisizioni se i comuni rifiutano gli immigrati

Al momento dell’insediamento, noi vi avevamo messo in guardia: Luciana Lamorgese, prefetto di Milano (nonché primo prefetto donna di Milano) in carica da fine gennaio, è pronta anche alla requisizione quando si tratta di portare avanti l’accoglienza forzata degli immigrati. Lo aveva dichiarato in una intervista ad una tv locale quando era prefetto di Venezia, nominato dal governo Renzi commissario per l’emergenza immigrazione e noi vi avevamo mostrato il video di quella vecchia intervista in cui parlava della possibilità di “confisca” concessa ai prefetti. Proprio per la sua linea dura in tema, del resto, nel 2013 era stata promossa capo di gabinetto del Ministero dell’Interno quando a capo del dicastero c’è Angelino Alfano.

Continua a leggere

Biella, sull’Anpi il boomerang della censura: fermato il cineforum su Israele

“Non si può continuare a confondere ad arte l’antisionismo con l’antisemitismo”: a difendersi dalle accuse di razzismo costate la censura di una proiezione su Israele, questa volta, è niente meno che l’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani. Proprio la sezione Anpi “Valle Elvo e Serra” di Biella, in collaborazione con l’associazione “Biellesi per la Palestina”, infatti, aveva organizzato per il prossimo 10 marzo la proiezione del film-documentario “Israele, il cancro“. Una pellicola dell’attivista Samantha Comizzoli, che intende con il suo lavoro raccontare l’oppressione del popolo palestinese o, per dirla con le parole della regista, “l’occupazione nazista israeliana della Palestina”. Ma l’iniziativa non ha esattamente incontrato il gradimento di Naomi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, la quale, venuta a conoscenza dell’evento, ha scritto una lettera al presidente nazionale Anpi Carlo Smuraglia ed a quello della sezione milanese Roberto Cenati chiedendo di impedire quella che, nella lettera, viene definita come una “aberrante iniziativa”.

Continua a leggere

Femminismo preconfezionato alla Milano Fashion Week: alla sfilata Missoni tutte col “pussyhat”

Angela Missoni, direttore artistico del marchio fondato dal padre Ottavio nel ’53, lo aveva già annunciato alla stampa: un “pussyhat” per tutti gli ospiti della sfilata in nome della “battaglia dei diritti, della libertà e della democrazia”. E allora, detto-fatto: i cappellini di lana rosa con le orecchie di gatto – resi famosi dal “Pussyhat project”, nato negli Usa in occasione della elezione di Donald Trump a presidente e protagonisti della manifestazione di massa delle donne contro Trump il 21 gennaio scorso – hanno invaso anche la “fashion week” milanese. E, così, dopo il clamore mediatico legato alla presenza in passerella della modella brasiliana transgender Valentina Sampayo (che aveva già conquistato la copertina di Vogue) e dei figli appena nati da fecondazione eterologa dei due fondatori gay del marchio Grinko, la settimana della moda si chiude con l’ennesima pagliacciata radical chic.

Continua a leggere

La “propaganda lgbt” in passerella alla Milano Fashion Week

A Milano è in corso la settimana della moda e, grazie anche alla copertina di marzo preannunciata da Vogue Paris, le passerelle si sono prestate in diverso modo a fare da spot alle istanze dell’ormai onnipresente movimento lgbt. Il mensile di moda più famoso al mondo, infatti, in anteprima sul proprio profilo Instagram, ha fatto circolare la copertina del prossimo numero, con un titolo che probabilmente farà la storia del settore: “La bellezza transgender”. A posare per il magazine diretto da Emmanuelle Alt è Valentina Sampaio, modella diciannovenne brasiliana, che da quando ha dieci anni usa si veste da donna ed usa questo nome, anche se, nata uomo, non si è ancora sottoposta ad operazione definitiva. “Sono fiera, è un momento importante: in questo momento si parla di noi trans, sperando che un giorno saremo liberi e che si potranno fare tutte le cose come gli altri esseri umani”, spiega in un’intervista, riassumendo alla perfezione la chiave ideologica di una battaglia che ormai non ha nulla a che fare con diritti civili e discriminazioni. Tant’è che “Valentina”, come dicevamo, è oggi in copertina su Vogue, mentre Sergei Grinko ed il compagno Filippo Cocchetti, cofondatori del brank Grinko, hanno aperto la settimana di sfilate nel capoluogo lombardo portando letteralmente tra le braccia in passerella i loro due “figli”, Emma e Sophie, gemelle nate nel novembre 2016 in Messico grazie a fecondazione eterologa, ovvero ad un utero in affitto. “Sui classici velluti e sulle fluide sete lo stilista propone, sotto forma di stampa, le lastre delle prime ecografie delle figlie Emma e Sophia” (Ansa). Quando si dice il buongusto.

Continua a leggere

Usa, follia all’università: “I bianchi portino una spilla simbolo del loro privilegio”

Nel nome del politicamente corretto e della paranoia antirazzista dilagante di cui ci siamo spesso occupati, ecco che, dagli Stati Uniti, arriva la notizia di un’altra iniziativa di dubbia utilità e a dir poco ridondante. Gli studenti di fede democratica dell’Elizabethtown College della Pennsylvania, infatti, hanno lanciato da pochi giorni una campagna, che invita gli studenti di razza bianca ad indossare una spilla con la forma della tessera di un puzzle di colore bianco. La spilla, spiega il gruppo “Democrats” del college americano, servirà ad avviare una discussione intorno alla questione razziale, nonché a ciascuno per riflettere sul “privilegio di essere bianco e l’impatto che il privilegio di essere bianco ha sulle persone di colore”. Secondo Aileen Ida, giovanissima presidente della compagine promotrice dell’iniziativa, la tolleranza dei bianchi “non impedisce loro di essere parte di un sistema basato su secoli di disuguaglianza”. La campagna, della quale si è occupata una tv locale in una intervista (Local 21 CBS News), è stata presentata sabato scorso e, seppur non si sappia molto in merito al successo riscosso dall’evento, dall’account Facebook i promotori hanno affermato che, finora, avrebbero aderito all’iniziativa almeno cinquanta persone, tra alunni e membri della comunità del college.

Continua a leggere

“Agnus Dei”, un film sugli stupri sovietici in cui i sovietici non sembrano il problema

Al cinema la Seconda Guerra Mondiale è, ancora oggi, protagonista più che mai. Lo testimonia, ad esempio, la pellicola di Mel Gibson di cui abbiamo parlato ieri. E lo testimonia, tra le altre, una pellicola, pur meno nota, diretta dalla francese Anne Fontaine, proiettata nelle stesse ore in molte sale cinematografiche, “Agnus Dei”. Quella storia – è evidente – non è ancora storia passata e chiusa negli archivi. Ecco perché anche “Agnus Dei”, pur schivando ogni problematizzazione storica dei fatti narrati, forse proprio per questa ragione, non può essere considerato un film del tutto neutrale.

Realizzato con la collaborazione del Polish Film Institute e girato ad inizio 2015, “Les Innocentes” (questo il titolo originale), prendendo spunto dagli scarni scritti del suo diario, racconta l’esperienza di Mathilde Beaulieu, giovane francese volontaria nella Croce Rossa, in missione in Polonia per curare i feriti di guerra francesi. Mathilde, infatti, nel corso della sua attività, entra segretamente in contatto con un convento di suore il cui stupro sistematico e ripetuto compiuto dalle truppe sovietiche ha lasciato molte di loro in stato di gravidanza e bisognose di cure. Ed è proprio questa storia che conquista ovviamente il centro della scena.

Continua a leggere

Mel Gibson torna con “Hacksaw Ridge”: il pacifismo coraggioso di Desmond Doss

“Dopo dieci anni l’«infamous» Mel Gibson torna dietro la macchina da presa e con il suo talento di cineasta riesce a far (almeno temporaneamente) dimenticare gli episodi di ubriachezza, risse, esternazioni antisemite e omofobe per cui è noto” (“La Stampa”). “Un film non pacifista su un pacifista” (“Repubblica”). Stando alle recensioni, le premesse per un gran film e per querelle di vario genere nel merito della pellicola e del suo regista c’erano e ci sono tutte. Ma, bisogna dirlo, le aspettative non vengono disattese: “La battaglia di Hacksaw Ridge” (soltanto “Hacksaw Ridge” nel titolo originale), ultimo lavoro di Mel Gibson, nelle sale cinematografiche in questi giorni, è un film certamente da vedere.

Continua a leggere