“Despacito” è maschilista: così l’Istituto Basco per le Donne la esclude dalla playlist “eroticamente corretta”

Immaginate di andare a ballare in un’allegra sera d’estate, arrivare nel locale prescelto e ritrovarvi la Boldrini a fare da dj. Ecco, la playlist proposta a bar e locali dall’Istituto Basco per le Donne fa sembrare questo incubo una realtà sempre più vicina.

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Il Guardian si interroga: “Perché il terrorismo non colpisce l’Italia?”

“Perché l’Italia è stata risparmiata dagli attacchi terroristici degli ultimi anni?”. Se lo è chiesto, ieri, “The Guardian” e qualche risposta il quotidiano inglese se l’è anche data. Una su tutte, però, spicca per le sue implicazioni politiche: “La differenza principale è che l’Italia non ha una popolazione ampia di immigrati di seconda generazione radicalizzata o che potrebbe essere radicalizzata“, ha spiegato Francesca Galli, assistente presso l’Università di Maastricht ed esperta di politiche contro il terrorismo. Una frase che è certamente illuminante sulla rilevanza dell’identità allogena originaria di molti terroristi, che può essere nascosta quanto vogliamo da attestati fittizi di cittadinanza ma non cancella la questione nella sua concretezza.

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Tratta di uomini: la testimonianza del nigeriano Seun Femi raccolta dalla Bbc

Quello che sta facendo lo Stato italiano, le operazioni che a gran voce la sinistra italiana difende e chiama “salvataggi” per lavarsi la coscienza, quello di cui la destra italiana, senza clamore, di fatto è complice, non è molto diverso nelle sue logiche dall’essere in affari con i più grossi narcotrafficanti sulla scena internazionale. Proprio quei salvataggi, infatti, non sono altro che l’ultimo anello di una catena che fa parte di una grossa tratta internazionale di uomini, un import/export di persone che arrivano dall’Africa condotta da organizzazioni criminali allogene e, come abbiamo visto – ad esempio in occasione dell’operazione Johnny, che ha condotto all’arresto di centinaia di persone in Calabria aderenti ad una cosca che viveva anche sul business dei migranti -, anche locali che il governo italiano, continuando ad assecondare, non sta facendo altro che alimentare. Continua a leggere

Giro d’Italia, Nibali premiato dal principe del Bahrein accusato di torture

Milano, 29 mag – Camicia bianca sbottonata e pantalone rosso, tenuta decisamente sportiva ed un nome che, dopo l’annuncio frettoloso, non dice nulla a molti dei curiosi presenti sul sagrato di piazza Duomo a Milano. Eppure Sheikh Nasser bin Hamad Al Khalifa – che insieme all’assessore allo Sport della Regione Lombardia Antonio Rossi, ha premiato Vincenzo Nibali, terzo classificato nell’edizione numero cento del Giro d’Italia 2017 – non è un personaggio qualsiasi.

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Trump vicino all’accordo: armi per 100 miliardi all’Arabia Saudita

Sarà Riyad, la capitale dell’Arabia Saudita, la prima tappa del primo viaggio diplomatico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, prima di approdare in Israele, a Gerusalemme, e poi anche in Italia, a Taormina, per il G7. Il prossimo 21 maggio, infatti, l’esponente repubblicano parteciperà ad un vertice nel quale saranno presenti, oltre ai rappresentanti del governo saudita, anche quelli di diversi paesi arabo-islamici: i presidenti di Tunisia, Yemen e Sudan (quest’ultimo ricercato per Crimini di guerra dalla Corte penale internazionale), i re di Marocco e Giordania, il primo ministro iracheno ed altri esponenti di primo piano di Algeria, Niger, Turchia, Pakistan. “Crediamo che rafforzerà la cooperazione tra Stati Uniti e Paesi arabi e islamici nella lotta al terrorismo e all’estremismo”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir. Ma, più che di cooperazione, con ogni probabilità Usa ed Arabia Saudita parleranno di affari, nello specifico di armi, tante armi che potrebbero giungere nel golfo persico grazie al neoeletto Trump.

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Regno Unito, disfatta dei laburisti alle amministrative. Corbyn sotto accusa per il suo estremismo

A un mese dalla data in cui si terranno le elezioni politiche nel Regno Unito, i conservatori allargano la forbice del proprio vantaggio sui laburisti ed il leader Jeremy Corbyn è ormai sotto il fuoco incrociato di nemici sia interni che esterni al partito. Accusato di essere troppo estremista, nei giorni scorsi Corbyn, alla guida del partito da settembre 2015, ha portato il Labour ad una storica sconfitta nelle elezioni amministrative dello scorso 4 maggio, in occasione delle quali è andato perduto anche il fortino di Glasgow, laburista da settant’anni. Nonostante questo, ha fatto sapere che, qualunque sia il risultato delle elezioni del prossimo 8 giugno in cui sarà proprio lui a sfidare l’attuale primo ministro per ottenere la guida del governo, non lascerà il suo posto e rimarrà comunque alla guida del partito. Sarebbe la prima volta, da trent’anni a questa parte, che il capo dell’opposizione non lascia il suo posto dopo esser stato sconfitto alle elezioni generali. Un atto a dir poco inusuale e che in tanti potrebbero non condividere tra i simpatizzanti del partito, considerano soprattutto che gli ultimi sondaggi danno i conservatori addirittura al 48% dei consensi ed i laburisti appena al 24%, tre punti percentuali in meno di quelli ottenuti in questa già disastrosa tornata amministrativa, che ha rivelato peraltro la sostanziale scomparsa dell’Ukip.

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Area di libero scambio e cooperazione, ecco cosa chiede il Regno Unito dopo la “brexit”

Abbiamo già messo in guardia dalla convenienza economica e dall’opportunità politica di una eventuale chiusura da parte dei paesi dell’Ue nei confronti del Regno Unito. Ma, all’indomani dell’incontro tra i leader europei per ufficializzare la linea negoziale, resta soprattutto una riflessione da fare: le più svariate conseguenze disastrose prospettate in caso di uscita dall’Europa ed usate alla vigilia del referendum come spauracchio per indurre il popolo britannico a scegliere l’UE, si sono rivelate essere, semmai, a tutti gli effetti conseguenze dovute non tanto alla Brexit in sé, quanto – se questa venisse portata avanti fino in fondo – alla volontà punitiva della leadership europea. Lo abbiamo sostenuto nel nostro precedente articolo ed è ora il caso di concretizzare il concetto guardando all’indirizzo politico della premier Theresa May sull’argomento.

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Brexit, Merkel fa la voce grossa ma il Regno Unito ha un’arma da 70 miliardi di euro

Domani a Bruxelles i capi di Stato e di governo dei Paesi dell’Unione Europea dovranno ufficializzare le linee guida per le trattative con – o, per meglio dire, contro – la Gran Bretagna per negoziare la Brexit.

“Siamo uniti, abbiamo una linea chiara e siamo pronti”, ha dichiarato Michel Barnier, che sarà il capo negoziatore dell’Ue in una trattativa che vede incredibilmente tutti d’accordo sulla necessità di punire il Regno Unito. Come ha sottolineato ieri la premier inglese Theresay May, infatti, i leader dell’Europa Unita si preparano “ad opporsi a noi” e raggiungere un accordo non sarà cosa rapida. Di mezzo, infatti, c’è innanzitutto una questione: i soldi che il Regno Unito dovrebbe ancora all’Europa. Secondo la scaletta dettata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, non c’è possibilità di procedere nelle trattative senza prima aver chiarito i termini preliminari della separazione: Londra dovrà versare nelle casse dell’Europa tutto quanto si è impegnata a versare con il bilancio pluriennale che scade nel 2020. “Le pendenze di bilancio a carico di Londra in vista del recesso”, spiega il Sole 24 Ore, “oscillano fra i 20 e i 70 miliardi di euro, con la forbice 50-60 miliardi considerata, da Bruxelles, più realistica”. Pagare moneta, vedere cammello: questo, in pratica, il monito di Angela Merkel, che ha più volte ribadito la necessità di procedere necessariamente “in quest’ordine, non al contrario”.

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Regno Unito, deputate contro Theresa May: “Niente elezioni durante il Ramadan”

Ha indetto le elezioni politiche per il prossimo 8 giugno, nel bel mezzo del mese di Ramadan per i musulmani, che quest’anno cadrà tra il 26 maggio ed il 24 giugno. E’ per questo che il primo ministro conservatore del Regno Unito, Theresa May, è finito sotto accusa per aver ignorato le esigenze dei musulmani. “Il fatto che le elezioni generali si tengano a metà del Ramadan non è l’ideale”, ha dichiarato Rushanara Ali, deputata di fede islamica e laburista. “Si potrebbe verificare una sproporzione nella presenza degli elettori in quei collegi con una popolazione musulmana considerevole. Se qualcuno pensa che la sua capacità di andare a votare ne sarà influenzata, lo invito a registrarsi per il voto postale”, ha aggiunto Ali, 42 anni, in parlamento dal 2010, nel Regno Unito da quando aveva sette anni dopo essere aver lasciato il Bangladesh insieme alla sua famiglia.

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Ancora un giudice (nominato da Obama) contro Trump: sospesi i tagli alle “sanctuary cities”

Insieme allo stop agli ingressi dai paesi a rischio terrorismo islamico ed al muro al confine da far pagare al Messico, il taglio dei finanziamenti alle cosiddette “sanctuary cities” era uno dei punti principali nell’agenda del neoeletto presidente Trump in materia di immigrazione. Ma, dopo l’alt imposto dai giudici all’ordine esecutivo che prevedeva il divieto temporaneo di entrare negli Usa ai cittadini di sette paesi mediorientali, il mancato accordo sui finanziamenti per la prosecuzione del muro (e, tra l’altro, il veto del Congresso sul decreto per smantellare l’odiatissimo Obamacare, onnipresente in campagna elettorale), ecco che un altro giudice sbarra la strada all’incauto Trump. William Orrick, giudice federale nominato da Obama, ha infatti bloccato l’ordine esecutivo che l’amministrazione degli Stati Uniti aveva indirizzato ad oltre quattrocento diverse giurisdizioni tra città e contee, accusate di avere legislazioni e prassi poco collaborative nei confronti delle autorità federali dell’immigrazione.

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