
Secondo le ricerche più prudenti dell’Oms, la letalità del Covid-19 si attesterebbe intorno allo 0,6%.
Lo statunitense “Centers for Disease Control and Prevention” ritiene invece plausibile uno scenario in cui la letalità possa arrivare anche allo 0,26%.
Un IFR (Infection Fatality Rate) vicino allo 0,2%, del resto, è anche la conclusione dello scienziato anti-lockdown John Ioannidis, in una recente ricerca pubblicata proprio sul bollettino dell’Oms, che analizza i risultati di studi sierologici condotti in tutto il mondo.
Sembra comunque ormai comprovata una letalità pari o vicina allo 0% al di sotto dei 50 anni, sensibilmente più elevata al di sopra dei 70 anni.
Il covid-19, dunque, sembrerebbe essere un virus più aggressivo rispetto all’influenza (la cui letalità, in ogni caso, varia in base al ceppo virale stagionale) ma, senza dubbio, non abbiamo di fronte un virus che giustifica il panico, la sospensione della Costituzione e l’imposizione di uno stile di vita da psicopatici ipocondriaci chiamato “nuova normalità”.
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La notizia di un trentenne americano, morto dopo un covid party e pentitosi poco prima di morire, ha fatto letteralmente il giro del mondo, ripresa più e più volte letteralmente dalle principali testate occidentali.
Stanno facendo passare Mark Rutte quasi come un sovranista, interessato solo agli interessi del proprio Paese, quasi un alieno in ambito europeo e c’è addirittura chi non ha esitato a fare paragoni con Salvini, sottolineando i danni degli “egoismi nazionali”.
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