Nel mondo scoppia il caso “Paradise Papers”: maxi-fuga di notizie dai paradisi fiscali

Il sito di “The Guardian”, oggi, ha una “prima pagina” tutta particolare. In primo piano, a schermata intera, ci sono le reazioni live e le miriadi di approfondimenti che seguono e seguiranno ancora alla diffusione di ben tredici milioni di files, trafugati agli studi legali off shore di Appleby (nato nelle Bermuda, ha sue filiali in altri nove paradisi fiscali) e Asiaciti Trust (sede principale a Singapore ed altre sette sparsi tra Panama, Samoa, Hong Kong e le isole Cook). Recuperati dalla testata tedesca “Süddeutsche Zeitung“, i documenti in questione sono stati condivisi con l’Icij (International Consortium of Investigative Journalists), Consorzio internazionale di giornalisti investigativi del quale fanno parte anche la Bbc, Le Monde e il New York Times. Con file per 1,4 terabyte, quella relativa ai “Paradise Papers” è la seconda più grande fuga di notizie a livello mondiale, dopo i Panama Papers del 2016 (2,6 terabyte), con uno stacco importante rispetto al caso WikiLeaks del 2010 (1,7 gigabyte). Basti pensare che i file “desecretati” coprono un periodo che parte addirittura dal 1950 per arrivare al 2016. Partner dell’Icij, in Italia sarà l’Espresso a pubblicare maggiori dettagli sull’inchiesta – della quale si sono occupati 380 giornalisti in 67 paesi – nel numero della prossima settimana. Nel frattempo sono ovviamente trapelate varie indiscrezioni. Continua a leggere

In sette anni 55mila spagnoli hanno giurato: “difendere la Spagna a costo della vita”

Dal 2010 ad oggi, oltre 55mila spagnoli hanno prestato giuramento alla bandiera attraverso la solenne cerimonia del bacio al vessillo rosso-oro, ben 15mila persone soltanto nel corso dello scorso anno. A rendere noto il dato è il Ministero della Difesa, che mostra un incremento quasi ininterrotto dal 2010 (1.733 persone) al 2016 (14.735 persone) con una leggera flessione registrata soltanto nel 2013 e nel 2015 ma ampiamente recuperata negli anni successivi. Continua a leggere

“Magni? Era un fascista”: no dell’Anpi alla pista ciclabile dedicata al “Leone delle Fiandre”

Scomparso a Monza nel 2012, per tre volte – nel ’48, nel ’51 e nel ’55 – vinse il Giro d’Italia, per altre tre il Campionato italiano e sempre tre volte (consecutive) trionfò al Giro delle Fiandre, ciò che gli valse l’appellativo di “Leone delle Fiandre”. Fu commissario tecnico della nazionale, “terzo” nell’eterna sfida tra Coppi e Bartali e la sua tomba è oggi custodita all’interno del cimitero monumentale di Monza.

Ma Fiorenzo Magni, professionista dal ’41 al ’56, figlio di un trasportatore, dopo l’armistizio del ’43 rispose alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale Italiana stabilita nel Nord Italia da Benito Mussolini. Una “colpa” che gli costò per sempre l’accusa di essere fascista e, di conseguenza, diverse contestazioni (quando vinse nel ’48, a Milano, fu fischiato dal pubblico) ed anche qualche tentativo di aggressione, come scriveva proprio Internazionale (“La storia sbagliata di Fiorenzo Magni) qualche anno fa. Continua a leggere

Halloween: “è razzista vestire tua figlia come Moana”. Colpevole anche Elsa di Frozen: “simbolo del potere bianco”

La pagina Facebook del blog supera i 18mila like, quelli che la seguono sono quasi 19mila ed il suo fine dichiarato sarebbe quello di “aiutare genitori ed insegnanti che provano a parlare di razza ai più piccoli”, al fine di prepararli a lavorare per la “giustizia razziale”. Così, a poche ore da Halloween, un post di raceconscious.org, pubblicato lo scorso 5 settembre, è stato ampiamente ripreso da numerosi giornali online anglofoni, come il Daily Mail, il Sun e il Mirror, anche a seguito di alcune precisazioni giunte in seguito. Secondo questo post, infatti, in occasione della festa delle “streghe”, in cui ormai si è soliti (anche in Italia) vestire i bambini con ogni sorta di travestimento, dovreste fare molta attenzione a vestire le vostre figlie di razza caucasica come la polinesiana principessa disenyana Moana: probabilmente è segno che siete razzisti. Un’assurdità forse incomprensibile in Italia che, però, è necessario contestualizzare all’interno di una paranoia razziale che oltre-oceano è ormai all’ordine del giorno (l’intera serie Netflix “Dear White People” era basata su una festa universitaria considerata razzista perché il tema era black-face). Continua a leggere

Milano, Pattini: “gli italiani non hanno voglia di lavorare”. Dopo due giorni ne assume quattro su sei

Poco meno di una settimana fa, sul sito www.l’inkiesta.it, il direttore Francesco Cancellato si chiedeva indignato: “A questo annuncio non risponde nessuno: dove sono finiti tutti i disoccupati?“. L’annuncio in questione riguardava la piccola catena di negozi di panetteria Pattini a Milano che, nonostante l’affissione nei cinque punti vendita distribuiti in città (dei quali uno sul centralissimo corso Garibaldi), secondo il titolare Angelo Pattini, non riusciva a coprire i cinque posti in ciascuno dei suoi esercizi commerciali. Nessuno, a quanto pare, era disposto a fare il barista, la cassiera, la commessa, il panettiere, il pasticcere o l’addetto alle pulizie.

Strano, vero? Dal momento che le candidature in genere fioccano rispetto ai posti effettivamente disponibili ogni qualvolta si presenta una possibilità e gli stessi giornali non fanno altro che evidenziare come a candidarsi per posizioni poco qualificate siano in molti casi anche giovani laureati, si, molto molto strano. Eppure, il direttore del giornale online non ci pensava due volte a dar credito alle parole del titolare che accusava: “i curriculum arrivano ma i problemi iniziano al colloquio. Cerchiamo una cuoca che affianchi la nostra, per darle una mano, ma nessuna vuole farlo. Avevamo preso un barista, ma ha rifiutato un contratto perché altrimenti perdeva i 700 euro di disoccupazione. […] Un’altra ha rifiutato il lavoro perché mi ha detto che da piazzale Loreto a qua ci metteva troppo tempo ad arrivare”. E non solo Cancellato dava credito assoluto all’imprenditore quanto, sprezzante, rincarava ancora di più la dose nelle conclusioni: “Forse è vero che gli immigrati vengono a fare cose che noi non vogliamo più fare. Ad esempio, lavorare“. Continua a leggere

La Catalogna ha appena dichiarato l’indipendenza, ora Puigdemont rischia l’arresto


Con 70 voti a favore, 10 contrari e 2 schede bianche, il parlamento catalano ha dato mandato al governo della comunità autonoma di prendere tutte le misure necessarie perché l’indipendenza diventi effettiva, avviando un vero e proprio processo per la costituzione di “una repubblica catalana, come Stato indipendente e sovrano, di diritto, democratico e sociale“.

La dichiarazione, che fa riferimento all’esito del referendum dello scorso 1 ottobre, è stata approvata grazie ai voti della Cup (Candidatura d’Unitat Popular) e di Junts per Sì (coalizione formata con l’obiettivo dell’indipendenza e composta da Convergencia Democrática de Cataluña, da Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) e da Demócratas de Cataluña e dal Moviment d’Esquerres). I parlamentari di Ciudadanos, del Partit Popular e del Partit dels Socialistes hanno lasciato l’aula prima della votazione (a scrutinio segreto).  Il testo approvato include anche l’intenzione di aprire un’inchiesta per stabilire le responsabilità nella presunta violazione dei diritti fondamentali in occasione del divieto di procedere con il referendum. Continua a leggere

Oltre 110mila immigrati sbarcati ad oggi, in Spagna meno di 10mila ma è già allarme

Ieri, due piccole imbarcazioni provenienti dall’Africa hanno raggiunto le coste spagnole nella provincia di Alicante (Arenal de Calp e Cala Les Palmeres de El Campello). Una ventina di persone in tutto sono state fermate dalla Guardia Civil. Nella provincia in questione, da inizio anno, sono giunte circa 34 imbarcazioni simili e 260 immigrati irregolari sono stati fermati. Nel 2016 erano state soltanto 14 le imbarcazioni fermate e poco meno di 130 i migranti fermati. Un aumento nella provincia alicantina che, del resto, riflette l’aumento fatto registrare già nel mese di agosto in tutto il Paese.

Secondo l’Organizzazione Mondiale per l’Immigrazione (Oim), infatti, nei primi sette mesi del 2017, in Spagna sono sbarcati il triplo dei migranti rispetto allo stesso periodo del 2016. Si stima, dunque, che gli arrivi, a fine anno, potranno superare quelli della Grecia. Percentuali che sembrano allarmare i media spagnoli, nonostante si tratti di cifre che, a confronto con l’Italia – dove secondo i media progressisti non è in corso nessuna invasione -, fanno “sorridere”. Gli arrivi triplicati in Spagna, infatti, hanno portato il numero dei migranti irregolari giunti nel 2017 a 8.385 persone (11.713 in Grecia); nello stesso periodo, in Italia, erano sbarcate 96.861 persone, cifra addirittura in calo rispetto al 2016 (-6,85%). Ad oggi la quantità degli arrivi è calata ancora, la diminuzione è drastica (-29,7%) ma i migranti arrivati sono nel frattempo 111.240 (158.164 nel 2016). Continua a leggere

Referendum, “autonomia” legittima se non avesse obiettivi anti-nazionali: Zaia e Maroni ben oltre la Costituzione

In Veneto, dove era previsto il vincolo del quorum per la validità del referendum, il 57,2% degli elettori ha votato e ben il 98% di loro ha chiesto al governo regionale di trattare con Roma maggiori spazi di autonomia e maggiori competenze. In Lombardia (dove il quorum non era necessario), anche se il dato è ancora non ufficiale per problemi tecnici che hanno rallentato lo scrutinio elettronico, a votare è stato circa il 40% ed il 95% ha chiesto la stessa cosa. Un buon risultato in Lombardia per il presidente Roberto Maroni, un vero e proprio successo per Luca Zaia in Veneto. “Nessuna gara con Zaia, ora uniamo le forze per la battaglia del secolo“, ha dichiarato il presidente leghista della lombardia in riferimento al risultato fatto registrare nella regione governata dall’altro esponente leghista che, a sua volta, ha affermato: “Vogliamo che i nove decimi delle tasse restino nella nostra regione: questo è il big bang delle riforme“.

Dichiarazioni che, al di là del reale successo politico, vanno evidentemente al di là del dettato costituzionale. Come avevamo già spiegato, infatti, il rischio preannunciato era proprio quello che la Lega utilizzasse strumentalmente l’art. 116 della Costituzione per fare propaganda e provare – più o meno seriamente – ad ottenere molto di più e molto altro rispetto a quanto la Costituzione prevede. Trattenere i nove decimi delle tasse o, come aveva già dichiarato Maroni, poter semplicemente tenersi più soldi rispetto a quelli versati a Roma, a parità di competenze, è infatti ben altra cosa rispetto alle autonomie (non l’Autonomia, appunto) che l’articolo in questione prevede come possibilità. Continua a leggere

Bannon: “L’Europa è un protettorato americano, neanche ci prova a difendersi da sola” [VIDEO]

Quando intorno a metà agosto aveva lasciato la Casa Bianca ed il suo incarico di consigliere ufficiale del presidente Donald Trump, il discusso Steve Bannon aveva fatto una promessa: “tornerò, da fuori posso combattere meglio“. E così ha fatto, tanto che, dopo aver ripreso il ruolo di direttore di Breitbart, nelle scorse ore Bannon ha tenuto un lungo discorso nel corso di una convention repubblicana in California, difendendo Trump a spada tratta. Un discorso utile a capire il rapporto di Trump con Bannon e con l’ “estrema destra” americana senza altri filtri che quello del realismo politico.

E’ un discorso che trasuda realismo politico, in effetti, quello di Bannon il quale, nonostante la “separazione”, rivendica ancora la sua fedeltà al presidente: “sono orgoglioso di essere la sua spalla qua fuori”. La Corea del Nord, negli oltre quaranta minuti del suo intervento, non viene mai nominata. La questione che secondo molti aveva condotto alla rottura (Trump aperto ad una soluzione militare, Bannon a dir poco critico) viene esplicitamente evitata. E’ senz’altro un tasto dolente ed ecco perché viene liquidata come una delle tante cose sulle quali sarebbe normale essere in disaccordo nell’ambito di una coalizione. Bannon, infatti, punta tutto su una priorità, il nazionalismo economico, e su un metodo, una coalizione stabile tra conservatori, populisti e nazionalisti. Continua a leggere

Referendum per l’autonomia lombarda: tutto quello che c’è da sapere sul voto di domenica

Questa domenica, 22 ottobre 2017, dalle ore 7 alle 23, tutti gli aventi diritti al voto con residenza nella regione Lombardia potranno partecipare al referendum consultivo sull’autonomia.

DI CHE COSA SI TRATTA?
Tutto nasce dall’articolo 116 della Costituzione che, dopo aver elencato le regioni italiane a statuto speciale, chiarisce che “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia […] possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119″. In altre parole, le Regioni possono chiedere allo Stato maggiori competenze e di conseguenza maggiori risorse economiche per farvi fronte. Come è evidente anche dal testo costituzionale, non sarebbe stato necessario un referendum per avviare la trattativa tra Stato e Regione e fare approvare una legge che redistribuisca le competenze non esclusive dello Stato. Il governatore lombardo, però, lamentando la scarsa attenzione da parte del governo centrale sulla questione, ha deciso di far sentire comunque la voce dei lombardi, un passaggio secondo molti inutilmente costoso (si parla di oltre 50 milioni di euro). Continua a leggere