Israele legalizza quattromila alloggi costruiti in territorio palestinese

A pochi giorni dall’incontro ufficiale con il neopresidente statunitense Donald Trump, il parlamento israeliano ha approvato una legge che legittima la presenza di quattromila alloggi nella Cisgiordania occupata. Quattromila case costruite su terre la cui proprietà è privata ed appartenente ai palestinesi, all’interno di confini che Israele viola e ignora da decenni, il cui esproprio coatto è ora legalizzato retroattivamente grazie ad una maggioranza, a dir la verità risicata, di 60 deputati contro 52. Quanto basta per portare a 400mila, secondo Repubblica, il numero di israeliani residenti “negli insediamenti che Israele ha autorizzato mentre la comunità internazionale ne contesta la legalità”.

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La massoneria dietro l’espansione della ‘ndrangheta al nord: parola di Gran Maestro

La ‘ndrangheta avrebbe usato e continuerebbe ad usare la massoneria per espandersi, anche e soprattutto facendo da ponte al nord. Questo il sospetto della Commissione parlamentare antimafia guidata dal Rosy Bindi, che ieri ha ascoltato le dichiarazioni dell‘ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Giuliano Di Bernardo e dell’avvocato Amerigo Minnicelli, già maestro venerabile della Loggia Luigi Minnicelli di Rossano, a proposito della anomala crescita di iscritti nella regione dal ’95 ad oggi, dai 600/700 iscritti nei primi anni Novanta agli oltre 2600 oggi. “Non si giustifica una crescita in questi termini in alcun modo. Tutto ciò avviene per esercitare un controllo sulla organizzazione”, ha affermato Minnicelli, uscito dall’organizzazione, insieme a Di Bernardo, a suo dire proprio in seguito alle preoccupazioni dovute a questo fenomeno, venute fuori soprattutto con l’arresto, nel 2011, di Domenico Macrì, imprenditore 65enne già Gran Cerimoniere e Grande Ufficiale del Grande Oriente, presidente del Lions Club di Città di Castello nei primi anni Novanta, che avrebbe fatto da tramite tra i clan vibonesi e le banche del nord per operazioni di riciclaggio.

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Dov’era Starbucks quando Clinton annunciava deportazioni record?

Le multinazionali da una parte e, ovviamente, la sinistra dall’altra. No, anzi no. Multinazionali e sinistra, da quella estrema a quella moderata, per l’ennesima volta, sono sulla stessa barricata. Tanto che, ieri, “Repubblica”, titolava significativamente: “La corporate Usa si ribella a Trump: Starbucks, Google e Airbnb in favore dei rifugiati“. E se Google ha stanziato un fondo di quattro milioni di dollari per i rifugiati , se il fondatore di Facebook ha già detto nei giorni scorsi la sua contro Trump, ecco che Starbucks, il colosso americano del caffè, ha appena annunciato un piano di assunzione destinato a ben 10mila rifugiati in cinque anni (con buona pace dei cittadini e degli Stati ospitanti). Un piano, ha spiegato l’amministratore delegato Howard Schultz, che verrà attuato in tutti i 75 paesi in cui la multinazionale è presente, a cominciare ovviamente dagli Usa, dove l’azienda è nata. “Sto ascoltando l’allarme – ha spiegato ai suoi dipendenti – che voi tutti state sollevando per la civiltà e i diritti umani che finora davamo per garantiti e che sono sotto attacco”. Ecco perché, ha aggiunto, ha anche deciso di sostenere i coltivatori di caffé messicani. Questo, peraltro, dopo che il boicottaggio dei prodotti americani che veniva proposto in Messico aveva visto proprio nella sua catena uno dei simboli del made in Usa da colpire, il che la dice lunga su quanto i marchi, con molta probabilità, approfittino della situazione anche per costruirsi una reputazione, cosa che per un brand è essenziale.

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Trump: “divieto d’ingresso ai musulmani è una fake news. Ho fatto come Obama nel 2011”

donald-trump-25-janProcuratori contro, bando all’Islam incostituzionale“. La fake news è stato nella giornata di ieri niente meno che il titolo di apertura dell’Ansa. Ma non c’è da meravigliarsi: è stato probabilmente simile il titolo di apertura sulla gran parte dei principali giornali su scala mondiale. La mossa con la quale il presidente americano Donald Trump ha bloccato per tre mesi gli ingressi negli Usa da sette paesi mediorientali a rischio terrorismo (con l’assenza di alcuni paesi che, per carità, potrebbe stupire), ha scatenato la stampa e gli intellettuali progressisti di tutto il globo, che hanno così dato il via all’isteria (ed alla bugia) collettiva.

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Milano, ecco il nuovo prefetto pronto alle confische per dare un tetto ai clandestini

Sarà il primo prefetto donna di Milano (è già “Repubblica” si è scatenata: “Milano ha una prefetta“) ed arriva nel capoluogo lombardo per sostituire Alessandro Marangoni, andato in pensione lo scorso dicembre. Luciana Lamorgese, avvocato potentino classe ’53, dal 2013 è capo di gabinetto del Ministero dell’Interno, dove ha lavorato a stretto contatto con il ministro Angelino Alfano (attualmente titolare degli Esteri) durante il governo Renzi, occupandosi di accoglienza dopo esser stata già, da prefetto di Venezia – incarico che ha ricoperto dal 2010 al 2012 – commissario per l’emergenza immigrazione, con il compito affidatole dal governo di individuare e gestire le strutture d’accoglienza per tutta la regione Veneto.

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Bambini scomparsi dopo la nascita di Israele: il governo desecreta 200mila documenti

Gil Grumbaum

Per decenni le autorità israeliane sono state accusate di aver nascosto le prove che migliaia di bambini, per due decenni a partire dalla fondazione dello Stato di Israele nel ’48, siano stati sottratti ai genitori – in genere ebrei provenienti da paesi arabi appena arrivati nel Paese – per esser consegnati nelle mani di ricche famiglie israeliane. E’ così che nelle settimane scorse il governo dello Stato mediorientale ha desecretato, dopo circa settant’anni, ben 200mila documenti relativi alla scomparsa di circa mille bambini, che secondo le indagini ufficiali sarebbero semplicemente morti per malattia o malnutrizione nei caotici momenti seguiti alla fondazione dello stato nel 1948.

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M5S, approvato codice etico “salva Raggi”: sugli indagati deciderà Grillo

Il M5S ha un codice etico tutto nuovo. L’hanno votato circa 41mila iscritti ed è stato approvato, annuncia il blog di riferimento del movimento, “con il voto favorevole del 91% dei partecipanti, pari a 37.360 iscritti”. Un plebiscito. Il capo indica la rotta ed il popolo vota quello che il capo desidera. Ma la chiamano ancora democrazia diretta perché il capo si fa chiamare garante, il che suona un po’ sovietico, oppure orwelliano, come ha giustamente osservato l’Huffington Post proprio in merito al codice etico in questione.

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Tremonti a CasaPound: “la democrazia non si esporta”. Ma dimentica l’intervento in Iraq nel 2003

Milano, 17 dic – “Le guerre di esportazione hanno causato le migrazioni di massa. Ma la democrazia è un processo progressivo che non si può esportare. Inoltre, patria deriva da ‘pater’: non puoi superare e violare la terra degli altri”. Ma ci troviamo di fronte ad un secco “no comment” quando, all’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, chiediamo conto della sua posizione e dell’operato del secondo governo Berlusconi, che all’invasione statunitense dell’Iraq del 2003 diede il proprio sostegno e vi partecipò attivamente. In merito a quell’intervento, costruito sulla bugia dell’intelligence delle armi chimiche di Saddam Hussein, l’ex ministro di peso di ben quattro governi Berlusconi su quattro ha preferito il silenzio.

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Silenzi, minacce, omertà: inizia il processo per lo stupro al centro sociale di Parma

E’ prevista per lunedì 19 dicembre la prossima udienza del processo per stupro di gruppo contro alcuni militanti della Rete antifascista di Parma. Un processo che inizia dopo sei anni di omertà, per una storia venuta fuori per caso, con la denuncia partita d’ufficio quando le forze dell’ordine – interrogando diversi frequentatori della sede del Raf in via Testi, in seguito allo scoppio, il 30 agosto 2013, di una bomba carta vicino la sede di CasaPound – trovano, tra il materiale sequestrato, un cellulare con il video di uno stupro. Protagonista una ragazza di Mantova, appena diciottenne, distesa su un tavolo di legno, i vestiti buttati per terra, visibilmente assente, drogata, violentata (anche con la penetrazione di un fumogeno) e poi lasciata lì, praticamente priva di coscienza, da tre suoi “compagni”, che festeggiavano quel giorno, nella ricorrenza del 12 settembre, la cacciata dei fascisti da Parma nel 1922. Ma Francesco Cavalca (25 anni), Francesco Concari (29 anni) e Valerio Pucci (24 anni), per via di questo episodio, finiscono ai domiciliari soltanto nel 2015, mentre il processo contro di loro, come dicevamo, inizia adesso.

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