Parigi: Generazione Identitaria sfida il divieto, gli antifascisti li assaltano armati [VIDEO]

Come vi avevamo raccontato, lo scorso 25 novembre, a Parigi, il movimento Generazione Identitaria, noto per aver sfidato le ong nelle acque del Mediterraneo, aveva in programma una manifestazione contro l’estremismo islamico ma, all’ultimo momento, la prefettura ne ne aveva vietato lo svolgimento per motivi di sicurezza. Secondo le autorità parigine c’era il pericolo che, a causa della contemporanea convocazione di una manifestazione antifascista in città, proprio in opposizione a quella degli identitari, i due fronti finissero per scontrarsi. E, a detta della polizia, gli agenti non avrebbero avuto la possibilità di far fronte alla situazione.

Ciò che non vi avevamo ancora detto è che, nonostante tutto, gli attivisti del movimento, fermamente decisi a ricordare le vittime degli attentati in Europa, hanno sfidato il divieto e si sono comunque presentati di fronte il Bataclan a manifestare dietro lo slogan: «Défendons l’Europe». Continua a leggere

Svolta a Vogue Uk: più politica e “inclusività”. Modella anglo-ghanese simbolo del nuovo corso

“Ciao sono Adwoa Aboah, la modella più influente del mondo“, titolava a maggio MarieClaire. Nel pezzo dedicato alla modella 24enne, metà inglese e metà ghanese, Fabrizia Mirabella faceva notare: “Se in tempi lontani a mettere naso (e pecunia) in politica erano solo i letterati che, straordinariamente, si facevano voce delle masse. Oggi, a essere engagé, sono le modelle“. Una mezza verità, in realtà. Perché da sempre politica e costume vanno a braccetto. Soltanto che ora siamo nell’era social, il progressismo fa tendenza e, nel frattempo, Edward Enninful, ghanese classe ’72, trasferitosi da bambino nel Regno Unito coi genitori, ha conquistato la guida di “Vogue Uk”. In diverse occasioni, del resto, Enninful ha spiegato quale sarà la sua linea editoriale: “parlare di politica e non solo di moda“, evidenzia “The Guardian” (con buona pace di chi vuole solo sapere come vestirsi, osserva il quotidiano britannico). Non a caso, la prima copertina sotto la sua gestione, quella del prossimo dicembre, ha come protagonista Adwoa Aboah, il nome del momento, garanzia di “diversity” e femminismo. Continua a leggere

Parigi, “Generazione Identitaria” contro l’islamismo, ma il prefetto vieta il corteo

Molti hanno scoperto “Generazione Identitaria” grazie alla missione “Defend Europe” della nave “C-Star” per contrastare gli sbarchi clandestini dall’Africa all’Italia, passando naturalmente per il Mediterraneo. Domani, invece, l’organizzazione nata in Francia ma ormai presente anche in altri Paesi europei, avrebbe dovuto manifestare proprio a Parigi, a partire dalle 15, contro l’islamismo, a pochi giorni dal secondo anniversario degli attacchi nella capitale francese che fecero 130 morti. Poche ore fa, però, è giunta la notizia che il prefetto ha vietato il corteo a causa del rischio incidenti, dovuti anche alla contemporanea convocazione di un contro-corteo antifascista, anch’esso vietato per motivi di sicurezza. Continua a leggere

“Agli Usa serve un presidente che si occupi della lobby ebraica”: principe Carlo accusato di antisemitismo

L’afflusso di ebrei europei in Medio Oriente a metà del secolo scorso, in occasione della nascita di Israele, non avrebbe giovato alle relazioni con gli arabi ed avrebbe “contribuito a causare grossi problemi” nell’area. Parola del principe e futuro re Carlo d’Inghilterra, che si esprimeva proprio in questi termini in una breve lettera datata 24 novembre 1986 e indirizzata all’amico – scrittore ed esploratore sudafricano, scomparso a Londra nel ’96, padrino del principe William – Laurens van der Post. Continua a leggere

Tutti contro Trump: niente inchino all’imperatore giapponese. Ma i Clinton hanno fatto la stessa cosa (e non sono i soli)

Ieri, a seguito della visita del presidente statunitense in Giappone, sulle testate giornalistiche online circolavano titoli del genere: “Il Giornale”: “Lo schiaffo di Trump all’imperatore del Giappone: niente inchino“. Rai News: “Donald Trump incontra l’imperatore e rompe l’etichetta: non si inchina e cerca il contatto fisico”. Il Fatto Quotidiano: “Trump ne combina un’altra. The Donald calpesta il cerimoniale davanti all’imperatore del Giappone”. Sky Tg24: “Trump non concede l’inchino all’imperatore giapponese”. La Stampa: “Trump ricevuto dall’imperatore del Giappone non si inchina”.

Ma è davvero così strano, inusuale, maleducato e “trumpiano” che il presidente Usa non si sia inchinato di fronte all’imperatore del Giappone Akihito, in carica dal 1989?  Continua a leggere

La Catalogna ha appena dichiarato l’indipendenza, ora Puigdemont rischia l’arresto


Con 70 voti a favore, 10 contrari e 2 schede bianche, il parlamento catalano ha dato mandato al governo della comunità autonoma di prendere tutte le misure necessarie perché l’indipendenza diventi effettiva, avviando un vero e proprio processo per la costituzione di “una repubblica catalana, come Stato indipendente e sovrano, di diritto, democratico e sociale“.

La dichiarazione, che fa riferimento all’esito del referendum dello scorso 1 ottobre, è stata approvata grazie ai voti della Cup (Candidatura d’Unitat Popular) e di Junts per Sì (coalizione formata con l’obiettivo dell’indipendenza e composta da Convergencia Democrática de Cataluña, da Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) e da Demócratas de Cataluña e dal Moviment d’Esquerres). I parlamentari di Ciudadanos, del Partit Popular e del Partit dels Socialistes hanno lasciato l’aula prima della votazione (a scrutinio segreto).  Il testo approvato include anche l’intenzione di aprire un’inchiesta per stabilire le responsabilità nella presunta violazione dei diritti fondamentali in occasione del divieto di procedere con il referendum. Continua a leggere

Oltre 110mila immigrati sbarcati ad oggi, in Spagna meno di 10mila ma è già allarme

Ieri, due piccole imbarcazioni provenienti dall’Africa hanno raggiunto le coste spagnole nella provincia di Alicante (Arenal de Calp e Cala Les Palmeres de El Campello). Una ventina di persone in tutto sono state fermate dalla Guardia Civil. Nella provincia in questione, da inizio anno, sono giunte circa 34 imbarcazioni simili e 260 immigrati irregolari sono stati fermati. Nel 2016 erano state soltanto 14 le imbarcazioni fermate e poco meno di 130 i migranti fermati. Un aumento nella provincia alicantina che, del resto, riflette l’aumento fatto registrare già nel mese di agosto in tutto il Paese.

Secondo l’Organizzazione Mondiale per l’Immigrazione (Oim), infatti, nei primi sette mesi del 2017, in Spagna sono sbarcati il triplo dei migranti rispetto allo stesso periodo del 2016. Si stima, dunque, che gli arrivi, a fine anno, potranno superare quelli della Grecia. Percentuali che sembrano allarmare i media spagnoli, nonostante si tratti di cifre che, a confronto con l’Italia – dove secondo i media progressisti non è in corso nessuna invasione -, fanno “sorridere”. Gli arrivi triplicati in Spagna, infatti, hanno portato il numero dei migranti irregolari giunti nel 2017 a 8.385 persone (11.713 in Grecia); nello stesso periodo, in Italia, erano sbarcate 96.861 persone, cifra addirittura in calo rispetto al 2016 (-6,85%). Ad oggi la quantità degli arrivi è calata ancora, la diminuzione è drastica (-29,7%) ma i migranti arrivati sono nel frattempo 111.240 (158.164 nel 2016). Continua a leggere

Referendum, “autonomia” legittima se non avesse obiettivi anti-nazionali: Zaia e Maroni ben oltre la Costituzione

In Veneto, dove era previsto il vincolo del quorum per la validità del referendum, il 57,2% degli elettori ha votato e ben il 98% di loro ha chiesto al governo regionale di trattare con Roma maggiori spazi di autonomia e maggiori competenze. In Lombardia (dove il quorum non era necessario), anche se il dato è ancora non ufficiale per problemi tecnici che hanno rallentato lo scrutinio elettronico, a votare è stato circa il 40% ed il 95% ha chiesto la stessa cosa. Un buon risultato in Lombardia per il presidente Roberto Maroni, un vero e proprio successo per Luca Zaia in Veneto. “Nessuna gara con Zaia, ora uniamo le forze per la battaglia del secolo“, ha dichiarato il presidente leghista della lombardia in riferimento al risultato fatto registrare nella regione governata dall’altro esponente leghista che, a sua volta, ha affermato: “Vogliamo che i nove decimi delle tasse restino nella nostra regione: questo è il big bang delle riforme“.

Dichiarazioni che, al di là del reale successo politico, vanno evidentemente al di là del dettato costituzionale. Come avevamo già spiegato, infatti, il rischio preannunciato era proprio quello che la Lega utilizzasse strumentalmente l’art. 116 della Costituzione per fare propaganda e provare – più o meno seriamente – ad ottenere molto di più e molto altro rispetto a quanto la Costituzione prevede. Trattenere i nove decimi delle tasse o, come aveva già dichiarato Maroni, poter semplicemente tenersi più soldi rispetto a quelli versati a Roma, a parità di competenze, è infatti ben altra cosa rispetto alle autonomie (non l’Autonomia, appunto) che l’articolo in questione prevede come possibilità. Continua a leggere

Bannon: “L’Europa è un protettorato americano, neanche ci prova a difendersi da sola” [VIDEO]

Quando intorno a metà agosto aveva lasciato la Casa Bianca ed il suo incarico di consigliere ufficiale del presidente Donald Trump, il discusso Steve Bannon aveva fatto una promessa: “tornerò, da fuori posso combattere meglio“. E così ha fatto, tanto che, dopo aver ripreso il ruolo di direttore di Breitbart, nelle scorse ore Bannon ha tenuto un lungo discorso nel corso di una convention repubblicana in California, difendendo Trump a spada tratta. Un discorso utile a capire il rapporto di Trump con Bannon e con l’ “estrema destra” americana senza altri filtri che quello del realismo politico.

E’ un discorso che trasuda realismo politico, in effetti, quello di Bannon il quale, nonostante la “separazione”, rivendica ancora la sua fedeltà al presidente: “sono orgoglioso di essere la sua spalla qua fuori”. La Corea del Nord, negli oltre quaranta minuti del suo intervento, non viene mai nominata. La questione che secondo molti aveva condotto alla rottura (Trump aperto ad una soluzione militare, Bannon a dir poco critico) viene esplicitamente evitata. E’ senz’altro un tasto dolente ed ecco perché viene liquidata come una delle tante cose sulle quali sarebbe normale essere in disaccordo nell’ambito di una coalizione. Bannon, infatti, punta tutto su una priorità, il nazionalismo economico, e su un metodo, una coalizione stabile tra conservatori, populisti e nazionalisti. Continua a leggere

Iran, sull’accordo Trump fa decidere Israele e rimane isolato

Dieci anni fa due professori di Harvard, John Mearsheimer e Stephen Walt, fecero scalpore con “La Israel lobby e la politica estera americana”. In Italia il saggio fu pubblicato da Mondadori. Non si trattava di complottismo di nicchia, non si trattava di teorie antisemite ma dell’esplicito – e se vogliamo legittimo – tentativo di Israele di influenzare la politica estera a stelle e strisce. Il punto, semmai, era capire il perché di questa enorme e documentata influenza sul Congresso e, soprattutto, se questa influenza fosse foriera di conseguenze positive per gli Usa oppure no. I due accademici provarono a dimostrare che non era assolutamente così.

Poche altre volte l’irrazionalità di certe manovre da parte del governo americano è stata tanto esplicita e manifestamente etero-diretta. Sull’accordo con Teheran, siglato dall’amministrazione Obama il 14 luglio 2015 e oggi messo in dubbio da Trump, si è lasciato semplicemente decidere Israele. E, ancora una volta, non serve ricorrere al complotto: il premier israeliano Benjamin Netanyahu, oltre ai sauditi, è infatti l’unico che festeggia la decisione di Trump di non certificare il rispetto del trattato sul nucleare da parte dell’Iran. Persino alcuni falchi del comando militare americano, come il generale James Mattis, avrebbero tentato di frenare il presidente. Francia, Regno Unito e Germania che, dopo due anni di trattative, hanno sottoscritto il patto di Vienna insieme a Russia e Cina, hanno fatto sapere che l’Iran sta effettivamente tenendo fede all’accordo. Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera UE, ha fatto lo stesso. E contrariata si è detta anche Mosca. Lo stesso Rex Tillerson, segretario di Stato americano, del resto, a settembre aveva confermato che l’Iran non era tecnicamente inadempiente.

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