Dopo la proclamazione d’indipendenza dello scorso 10 ottobre, il presidente della comunità catalana Carles Puigdemont aveva tentato la carta della ‘moderazione’ offrendo una sponda al governo centrale, sospendendo l’indipendenza per cercare “una mediazione“. Ma mostrarsi moderati, dopo aver appena proclamato l’indipendenza, non deve aver convinto troppo il premier Rajoy il quale, interpretato forse il rallentamento come una retromarcia, ha così schiacciato sull’acceleratore ponendo un ultimatum: entro lunedì 16 ottobre, alle 10, decidete cosa fare e fatecelo sapere. Alla proposta di Puigdemont (“dialogo senza pregiudiziali: da un lato del tavolo due membri del governo catalano, dall’altra due di quello spagnolo”), Rajoy ha dunque risposto picche: non si può discutere sull’attuazione o meno delle disposizioni costituzionali, ha ribadito, “non possiamo infrangere la legge insieme“. Continua a leggere
POLITICA INTERNAZIONALE
Analisi e approfondimenti dedicati a notizie e tematiche di politica internazionale, con un’attenzione particolare rivolta ai due grandi blocchi culturali di lingua spagnola e inglese: Spagna e America Latina, Regno Unito e Stati Uniti.
Puigdemont: “verso l’indipendenza unilaterale”. E Madrid invia l’esercito. Ecco perché gli indipendentisti catalani giocano col fuoco
Il si all’indipendenza, con il 90% delle preferenze su poco più di 2 milioni di votanti, avrà anche “stravinto”, come titolava “Repubblica” il giorno dopo la consultazione dello scorso 1 ottobre; ma è pur vero che, su oltre 5 milioni di aventi diritto, a votare è stato soltanto il 38% di loro. Colpa delle centinaia di seggi chiusi dalla Guardia Civil spagnola? Si può provare a sostenerlo, ma è difficile pensare che la repressione – dura e politicamente sciocca quanto si vuole – abbia influito in maniera così decisiva. Senza considerare il fatto che, peraltro, il referendum era comunque stato dichiarato illegale dalla Corte costituzionale spagnola.
Eppure, ieri, a poche ore dal discorso di re Filippo VI per l’unità della Spagna, il presidente della “Generalitat de Catalunya”, Carles Puigdemont, ha dichiarato alla Bbc: “Lunedì proclameremo l’indipendenza e la Repubblica catalana”. Una mossa unilaterale e ancor meno legittimata democraticamente che rischia di provocare una vera e propria guerra civile, tanto più che, da qualche ora, si è diffusa la notizia che Madrid ha deciso di inviare, per “supporto logistico”, due convogli militari in Catalogna. Continua a leggere
Cina e Russia: no alla guerra in Corea del Nord, gli Usa fermino le attività militari nell’area
Per capire il braccio di ferro internazionale dovuto alla crisi tra Corea del Nord e Stati Uniti, è più utile osservare la cartina geografica e comprendere quali sono le forze in campo, piuttosto che pensare a questioni di politica estera o – tanto meno – ai “diritti umani” che sarebbero violati in Corea del Nord. Corea del Sud e Giappone, alleati di ferro degli Stati Uniti nella regione sud-est asiatica, fronteggiano infatti da sole il blocco continentale dominato da Russia e Cina, con la Corea del Nord a fare da scomodo ed imprevedibile Stato “cuscinetto”, non proprio neutrale ma abbastanza potente ed indipendente da non poter essere considerata uno Stato satellite dei Paesi che pure contribuiscono ad armarla. Continua a leggere
Immigrazione, tensione alle stelle e la BBC chiede il parere di CasaPound [VIDEO]
Ha avuto circa 100mila visualizzazioni e seicento condivisioni la video-intervista doppia in lingua inglese, diffusa dalla Bbc su scala mondiale e ripresa da Bbc Africa, che ha come protagonisti Douman, giovane immigrato africano in Italia da tre anni, e Alberto, “membro di CasaPound, una organizzazione fascista – spiega l’emittente – che si batte contro l’immigrazione verso l’Italia”. Continua a leggere
Reuters, sondaggio choc: solo il 27% degli americani vuole la rimozione delle “statue confederate”. E su Charlottesville stanno con Trump
I giornali di tutto il mondo li hanno additati come monumenti simbolo del razzismo e Trump è stato ovviamente bersagliato per la sua analisi “non in linea” dei fatti di Charlottesville, seguiti proprio ad una manifestazione contro la rimozione della statua del generale Lee. A Boston, decine di migliaia di persone sono scese in strada per silenziare una manifestazione di poche decine di persone. Ma, a parte le urla delle piazze e gli estremismi mediatici, la maggioranza degli statunitensi vuole che i tributi ai soldati confederati sudisti rimangano al loro posto. A riportare la notizia è l’agenzia stampa internazionale Reuters, che cita un sondaggio Reuters/Ipsos.
“I terroristi? Sono giovani musulmani discriminati”: ecco la voce dell’islam moderato
“Laddove l’Isis offre loro qualcosa per cui morire, noi dobbiamo offrire loro qualcosa per cui vivere”.
La condanna degli attentati è netta, la presa di distanza dall’ideologia dell’Isis altrettanto, ma la retorica è quella banale, spicciola e progressista per cui, dopo tutto, le deviazioni terroriste dei giovani musulmani potremmo sicuramente evitarle, se solo noi cattivi europei ci comportassimo un po’ meglio con loro.
Ad affermarlo, in un articolo sulle colonne del quotidiano inglese “The Independent“, è l’imam Qari Muhammad Asim, oltre 10mila like sulla sua pagina fb, membro esecutivo del “Consiglio Nazionale delle Mosche e degli Imam” (che si occupa della formazione per tutto il nord dell’Inghilterra), di professione avvocato nell’ambito del mercato immobiliare per una delle più grosse aziende del mondo nella sua sede di Leeds, città nella quale è anche senior imam nella moschea di Makkah.
Insomma, quello che si dice un musulmano moderato, integrato e assolutamente ben inserito, che gode appunto di ampia visibilità e credito. Continua a leggere
Usa, bugie su Trump ed un profilo Twitter per identificare i “suprematisti” e farli licenziare
“La Silicon Valley è oggi il punto di riferimento del progressismo più spinto“, ha recentemente scritto Adriano Scianca su “Il Primato Nazionale”: “Prassi strettamente capitalista al servizio di idee trotzkiste. È il comunismo del terzo millennio, baby“.
Pochi giorni dopo i fatti di Charlottesville, puntualmente, Pater Tiel, co-fondatore di Pay Pal, ha preso le distanze da Trump. Contro di lui da tempo anche Jeff Bezos, fondatore di Amazon ed editore di Washington Post, per non parlare del creatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che molti vedono come futuro candidato democratico. Rainews, riprendendo i grandi giornali statunitensi, scrive: “Trump sempre più isolato: dopo Charlottesville lo scaricano i comitati dei più grandi CEO d’America“ (qui una lunga lista risalente a qualche giorno fa). Il presidente, in effetti, è stato costretto a sciogliere i due forum economici creati per collaborare con l’amministrazione nella creazione di posti di lavoro e nella riscrittura di una nuova strategia volta a favorire la produzione. L’ideologia, evidentemente, ha prevalso.
Trump: oggi il generale Lee, domani abbatteremo le statue di Washington? L’estrema sinistra è violenta e ha le sue colpe [VIDEO]
Alla fine è intervenuto, in stile Donald Trump, senza peli sulla lingua, politicamente scorretto ma senza lasciare nulla al caso e, in risposta ad una giornalista che gli chiedeva un commento sui fatti di Charlottesville, ha risposto: “C’erano persone che protestavano molto tranquillamente contro la rimozione della statua di Robert E. Lee e lo facevano in maniera assolutamente legale perché – non so se lo sapete – ma loro avevano un permesso, l’altro gruppo non ce l’aveva”. E l’altro gruppo, ovviamente, è quello che il presidente degli Stati Uniti definisce – per richiamare la definizione di alt-righ data agli estremisti di destra- “alt-left”, la sinistra alla quale Trump attribuisce, a parte l’illegalità della protesta, buona parte delle colpe per gli scontri e le violenze.
North Carolina, attivista 22enne arrestata per l’abbattimento della statua in onore dei confederati a Durham [VIDEO E FOTO]
A Durham, nel North Carolina, una studentessa di 22 anni, membro del Partito Mondiale dei Lavoratori, è stata arrestata martedì a seguito della protesta in cui è stata buttata giù una statua che onorava la “memoria dei ragazzi che indossavano la divisa grigia”. Questa la frase in in rilievo sul basamento della statua, eretta nel 1924 per ricordare i soldati dell’esercito confederale morti durante la guerra civile americana e tirata giù lunedì da Takya Fatima Thompson, attivista di colore che, aiutata da una scala, ha legato una corda intorno al collo del soldato, utilizzata poi dal resto del gruppo per trascinarla giù.
Virginia, ieri l’interrogatorio del sospetto omicida e l’attesa condanna di Trump ai “suprematisti”. Intanto il procuratore prepara un processo politico [VIDEO]
E’ James Alex Fields Jr., 20 anni, nato a Kenton nel Kentucky ma attualmente residente, insieme alla madre, a Maumee, nello stato americano dell’Ohio, la persona arrestata con l’accusa di essere il responsabile della morte della 32enne Heather Heyer e del ferimento di una ventina di persone che, sabato scorso, nel primo pomeriggio, stavano partecipando ad una manifestazione “anti-razzista” a Charlottesville, in Virginia. La notizia arriva a poche ore da quello che molti notiziari hanno descritto come una sorta di attacco terroristico di matrice neonazista portato attraverso l’utilizzo di un auto lanciata sulla folla.




Devi effettuare l'accesso per postare un commento.