Autore: Emmanuel Raffaele Maraziti
Olanda, l’internazionalizzazione uccide la lingua locale
Oltre il 95% degli olandesi considera l’inglese la propria seconda lingua e, complice un numero record di corsi universitari in cui l’inglese è lingua d’insegnamento, molti nei Paesi Bassi temono per la perdita dell’idioma locale. Continua a leggere E’ ora che la destra radicale decida che vuol fare da grande
Tra quattro anni sarà il centenario della Marcia su Roma, di cui ieri ricorreva il 96esimo anniversario. Ma, a quasi un secolo dalla presa del potere del fascismo e dalla sua fondazione, con gli eredi che non superano l’1% alle elezioni politiche e i tempi del Msi (che mai aveva comunque superato il 10%) finiti da un pezzo, Anpi, centri sociali e sinistra nostrana e internazionale, rilanciano quotidianamente il pericolo fascista e sembrano vederlo un po’ ovunque. Perché?
Esiste chiaramente un problema di obiettività storica, filosofica e politica da parte degli avversari del fascismo, attribuibile agli avvenimenti cruenti connessi alla Seconda Guerra Mondiale e all’antisemitismo che il regime nazista “esportò” in un’Italia allora alleata. E c’è sicuramente un racconto distorto degli anni Settanta che risente di quegli avvenimenti precedenti.
E’ chiaro che, in nome di un approccio storico-politico serio, quel sensazionalismo andrebbe superato e che, invece, nessun cambio di rotta si intravede all’orizzonte ma, anzi, il politicamente corretto sembra esasperare questo scontro, con una definizione di fascismo sempre più estesa e sempre più astratta affibbiata a chiunque non sia “progressista”/”globalista”.
Ma un’analisi seria dei fatti, della storia e delle idee non dovrebbe permettere che la discussione ufficiale sul tema rimanga ferma al concetto di “male assoluto”; al contrario, un quadro più realistico e meno negativo potrebbe tranquillamente coesistere con un giudizio negativo del fascismo e il rigetto di aspetti ritenuti impresentabili.
Detto questo, sarebbe anche ora che la destra radicale che si richiama al fascismo facesse un po’ di autocritica. Continua a leggere
“Salvini-show” in Senato: “è tempo che gli Stati tornino a essere Stati”
Novecento migranti sono sbarcati poche ore fa in Sicilia, da una nave con a bordo anche il cadavere di due persone morte nel tragitto. Un altro arrivo, dunque, proprio a ridosso delle polemiche sollevate dalla chiusura dei porti e dal “no” del Ministro dell’Interno Matteo Salvini alla nave “Aquarius”, con a bordo 629 migranti, infine accompagnati dalla Marina Militare Italiana nel porto di Valencia.
“Ringrazio la Spagna – ha affermato ieri Salvini in Senato, riferendo sulla vicenda – ma ricordo anche che l’Italia ospita circa 170mila richiedenti asilo nelle strutture d’accoglienza, la Spagna appena 16mila: quindi, ci sarà modo di essere accoglienti anche nelle settimane a venire”. Una provocazione che segue alle frizioni avute anche con la Francia e la convocazione dell’ambasciatore da parte del governo italiano, dopo le pesanti affermazioni fatte proprio da esponenti del governo d’Oltralpe sul comportamento tenuto in merito alla vicenda. “Sulla base degli accordi del 2015 sul ricollocamento dei migranti, la Francia – ha sottolineato il ministro – si era impegnata ad accogliere 9816 immigrati, ma in tre anni ne ha accolti soltanto 640: si prenda i 9mila che rimangono. Inoltre, dal 1 gennaio al 31 maggio 2018 i respingimenti alla frontiera tra Italia e Francia hanno visto rimandare indietro 10.249 esseri umani, compresi donne e disabili: l’Italia è il secondo Paese in Europa per accoglienza”. Numeri che imbarazzano il governo di Emmanuel Macron, che pure ancora non si è scusato, mettendo a serio rischio il vertice previsto tra i due Paesi. Continua a leggere
Marionette contro Lega e M5S, ma il governo giallo-verde promette bene
Da giorni, faziosi di destra e sinistra sparano a zero contro l’intesa tra Lega e Movimento 5 Stelle, senza timore alcuno di contraddirsi: del resto, la loro è pura, pessima e disgustosa strategia. Ma è uno spettacolo vederli. Tutti lì, a sproloquiare sulle coperture, a fare (male) i conti e a criticare ancora prima che progetti di legge e coperture reali vengano presentate. Tutti a digiuno di sovranità nazionale, a ricordarci che mamma Europa non vuole, che i bimbi cattivi non devono governare. Ed è uno spettacolo vedere la sinistra, un tempo almeno nominalmente dalla parte dei lavoratori, tirare fuori ancora lo spread, ovviamente e puntualmente in risalita, e mettere in guardia gli “elettori” da un governo giallo-verde, contro il “parere dei mercati”. Pur di ostacolare la sovranità popolare, si inventerebbero qualsiasi cosa.
E, tra i più attivi in questo senso, c’è sicuramente il presidente della Repubblica Mattarella, finora non pervenuto, assente mentre il debito continuava a salire, notarile e invisibile quanto mai nessuno prima di lui, tirato fuori dal nulla e piazzato al Quirinale di peso, ma ora deciso a fare la voce grossa, dettare la linea di governo e imporre veti sulla scelta dei ministri. Continua a leggere
Precariato? La soluzione non è certo stabilizzare i ciclofattorini
Firmata da M.R., ecco un’altra testimonianza per la rubrica #generazioneprecaria.
Sono un rider di Deliveroo e sono stanco della demagogia spicciola su questo lavoro, con tanto di osservazioni compassionevoli su “quei poveri ragazzi che sfrecciano in bici con il vento e con la pioggia“, come se poi fossimo gli unici (poveri postini!), come se fossimo obbligati a lavorare anche con la pioggia o a “sfrecciare” e, peraltro, come se andare in bici fosse quasi una sorta di tortura. Ma, naturalmente, non è questo il punto e non vorrei essere frainteso. Continua a leggere
Facebook blocca l’account di Generazione Identitaria
Era già successo con l’account di Britain First, accusato di razzismo e silenziato senza troppe spiegazioni. Stavolta, invece, ad essere colpiti dal “provvedimento” sono i francesi di Generation Identitaire, movimento paneuropeo che lotta contro l’immigrazione di massa, nato proprio in Francia e presente ormai in molti paesi europei, Italia inclusa [qui la nostra intervista al portavoce italiano, Lorenzo Fiato].
Belgio, sharia e autobus separati: “Bruxelles sarà musulmana”. Il partito islamico fa discutere
Bruxelles, la capitale d’Europa, sarà musulmana in poco più di dieci anni. Più che una promessa (minacciosa a seconda dei punti di vista), un dato di fatto in una città in cui, già oggi, un terzo della popolazione è musulmana e dove, dal 2001, il nome più diffuso tra i nuovi nati è quello del profeta dell’Islam, Mohammed. Pesano come macigni, dunque, le parole di Abdelhay Bakkali Tahiri, presidente del relativamente nuovo partito belga chiamato, appunto, “Islam“. Continua a leggere
Migranti che si fingono richiedenti asilo? Secondo il prof della Statale fanno bene

“Non possiamo arrestare il processo di costruzione di una società multietnica, multiculturale e multireligiosa, imporre barriere o steccati sarebbe assurdo, impensabile”. La premessa implicita alla relazione, contenuta in una ‘vecchia’ intervista concessa a ‘Famiglia Cristiana’ non priva di buoni spunti, è senza dubbio questa. Ma l’approccio metodologicamente rigoroso del quale ieri, presso la Casa della Cultura di Milano, ha dato prova la docente di Sociologia delle migrazioni Laura Zanfrini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha molto da insegnare alla demagogia immigrazionista fine a se stessa.
E, dopo la presentazione sul tema “Capitalismo e fenomeni migratori”, lo ha dimostrato anche nel dibattito con il prof. Maurizio Ambrosini dell’Università Statale di Milano che, in un intervento molto politico e decisamente poco accademico, ha invece tentato di buttarla in caciara con argomentazioni qualunquiste del genere “gli immigrati ci pagano le pensioni”. Continua a leggere
Ecco perché Achille e Zeus sono neri nella nuova serie Netflix

Il prodotto in sé, in realtà, non è niente male, anche se l’accoglienza della critica è stata piuttosto tiepida. Ma “Troy: Fall of a city“, la nuova serie Netflix-BBC sulla guerra di Troia e la distruzione della città da parte dei Greci, è riuscita a far discutere di sé soprattutto per un piccolo “dettaglio”: il biondo Achille è interpretato da un attore di colore.
A vestire i panni dell’eroe omerico, mitologicamente noto appunto per la “bionda chioma”, è infatti David Gyasi, attore inglese di origini ghanesi. E non è l’unico caso che balza all’occhio. Accanto a lui, fedele amico e amante, troviamo infatti l’attore nero sudafricano Lemogang Tsipa nel ruolo di Patroclo. E poi ancora – quasi un sacrilegio per i puristi – è interpretato da un attore di colore anche Zeus, il padre degli dei, nonché il leggendario pro-genitore dei Romani, Enea: a vestire i loro panni, infatti, sono rispettivamente l’anglo-nigeriano Hakeem Kae-Kazim e Alfred Enoch, anglo-caraibico. Continua a leggere

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