Lidl, operaio licenziato si difende: “azienda e carabinieri sapevano di furti, minacce e spinte”

Licenziato in tronco dalla Lidl di Follonica a causa del video esploso in rete con lo scherzo alle due rom, di cui è stato artefice insieme ad un suo collega, Ramon Zurita si sfoga sui canali social e, finalmente, dice la sua sull’accaduto.

“Per rispetto dell’azienda e per la speranza di rientrare”, ha scritto ieri sulla sua bacheca Facebook, “non ho mai voluto (potuto) parlare in questi due mesi. Ho detto no a molte trasmissioni”. Ora, però, qualche sassolino dalla scarpa vuole toglierselo e, in un lungo e un po’ sgrammaticato post, dice la sua su quell’episodio: “il video era uno scherzo. Stupido certo, ma pur sempre uno scherzo”. E, innanzitutto, sottolinea: “la porta si apriva, sono due le porte, non una”. Nessun sequestro di persona, quindi, come denunciato dai media indignati. D’altra parte, evidenzia ancora Zurita, mentre una delle due rom è intenta a urlare “la sua amica rideva e continuava a prendere la roba”. Una scenetta che, diffusa su larga scala e decontestualizzata, si prestava ad apparire come un gesto di cattivissimo gusto. Se non fosse che – racconta ancora il dipendente licenziato dall’azienda tedesca in seguito alla diffusione del filmato – pochi minuti dopo le due donne di etnia rom “erano dentro a scherzare con noi e a chiedere se era uscita bene nel video”.

Quanto all’enorme ed inaspettata diffusione delle immagini, Ramon si difende: “il video è stato messo da me nella chat di whatsapp composta dai soli 24 dipendenti Lidl Follonica”. Proprio per questo – aggiunge – è stata fatta una denuncia da parte loro alla Polizia Postale, così da capire chi abbia reso pubblico quello che era stato fatto circolare dagli interessati come un video privato, “mandato per posta privata a vari gruppi di Facebook con migliaia di iscritti cercando così di creare tutto il casino che c’è stato”. Ed, infine, la questione razzismo, che i giornali non hanno esitato a tirar fuori, come al solito: “sono per metà sardo e metà peruviano per di più nero anzi mulatto come direbbero i miei amici, quindi figuriamoci se sono razzista, però vi dico: non confondiamo la tolleranza con il razzismo!”.

Secondo Zurita, infatti – ed è questo l’aspetto più interessante della vicenda – l’azienda da tempo era stata informata dei disagi creati dalla merce fallata e riposta in quel gabbiotto ormai famoso. Nulla però era stato fatto, nonostante alcune dipendenti pare evitassero di occuparsi di quella merce proprio a causa delle molestie subite. Lostesso Zurita, del resto, nel post parla di alcuni piccoli danneggiamenti subiti alla sua auto da una delle due rom che figurano nel video. “Credo di aver perso il conto di quanti lucchetti venivano rotti due minuti dopo essere stati messi”, commenta. “Appena uscivi a buttare la roba (buona) – di solito io e Andrea perché le colleghe femmine avevano paura con quella gente attorno e si rifiutavano sempre – partivano le spinte, i colpi, le minacce e la roba da mangiare spariva nemmeno fatti due passi dall’uscita del negozio”. “I capi-area – scrive Zurita – lo sapevano da anni, Lidl lo sa da anni, i carabinieri venivano spesso e, quando arrivavano, avevano già finito di fare quello che stavano facendo, li allontanavano e dopo dieci minuti erano di nuovo lì ad importunare i clienti”.

Nonostante tutto Zurita ama il suo lavoro. “Credevo fosse veramente il miglior posto di lavoro”, osserva. Se non che, con la lettera di licenziamento è arrivata naturalmente la delusione nei confronti di un gruppo per il quale si è speso tanto, sopportando anche personalmente situazioni sgradevoli a tutela dell’azienda e per le quali proprio l’azienda non si è dimostrata interessata a trovare seriamente soluzioni, lasciando i dipendenti soli per poi licenziarli e voltargli le spalle quando le conseguenze di quella superficialità gli si sono rivoltate contro. “Buttate candeggina nella roba da mangiare, così vedrai che non vengono più: queste le grandi strategie aziendali per togliere il problema”. E, dopo aver lasciato per anni i dipendenti in balia di tutto questo, Lidl li ha scaricati per un video mediaticamente scomodo, senza fare alcun mea culpa. Colpevoli di troppo zelo e di un po’ di leggerezza, nell’affrontare a modo loro una situazione nella quale anche le forze dell’ordine – evidentemente – non si erano dimostrate all’altezza. Ecco perché, a di là della faccenda del video, non si può che stare dalla parte dei due operai, prima costretti ad operare in mezzo al degrado e all’illegalità nel disinteresse generale e poi puniti quando è venuto fuori lo scandalo.

 

 Emmanuel Raffaele, 1 mag 2017
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