“Giorgia Meloni show”: contro Conte oscura anche Bagnai [VIDEO]

Certo, Bagnai fa le citazioni in latino e della Costituzione ma, con la sua retorica fredda, nel suo intervento in Senato non ci ha detto nulla di politicamente “nuovo”.
La deputata Giorgia Meloni, c’è da ammetterlo, è stata invece molto più efficace e ha posto questioni politicamente sostanziose.

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Innanzitutto, quella del non-voto in aula prima delle trattative del Consiglio Europeo di domani, legittimo da un punto di vista procedurale, ma politicamente significativo.
“Oggi non votiamo”, ha ben riassunto la leader di Fratelli d’Italia, “perché se avessimo votato sarebbero emerse le enormi contraddizioni della vostra maggioranza. Probabilmente [Conte, ndr] avrebbe avuto un mandato chiaro e la maggioranza di questo parlamento avrebbe detto no al Mes in ogni forma: questo mandato l’avrebbe resa più forte al tavolo europeo ma più debole in patria“.
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“Questo”, ha aggiunto, “fa anche pensare che alla fine prevarrà la linea del Pd, che dall’inizio tira i fili del governo e che la daremo vinta alle consorterie europee che, a loro volta, tirano i fili del Pd”. Frasi che bruciano come sale nelle ferite aperte del premier Giuseppe Conte.
E non  è tutto.
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“OPPOSIZIONE DURA E’ UNA SPONDA PER LE TRATTATIVE”
Giorgia Meloni, infatti, ha anche mosso obiezioni più che fondate alla tesi esplicativa del non-voto: “comprendo il tentativo di dire che il governo sarebbe debole in Europa per colpa dell’opposizione, ma si tratta di una tesi fragile. La durezza delle opposizioni sul tavolo è una bella carta da usare sui tavoli internazionali: le abbiamo dato una sponda, se vuole andare fino in fondo ed essere coerente. Certo, se invece pensa di cedere, allora si che rappresentiamo un problema”.
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“UNIONE EUROPA INUTILE SU CRISI, GEOPOLITICA, IMMIGRAZIONE E PANDEMIA”
Poi è arrivato l’attacco all’Unione Europea: “siamo di fronte a un baratro e la situazione sarà più difficile di quanto immaginiamo: rischiamo la desertificazione produttiva e una ecatombe occupazionale. Ma di fronte a tutto questo l’Europa ancora una volta si è dimostrata inadeguata. Tutti vedono ogggi quello che noi denunciamo da qualche anno: un’Europa che entra nella tua vita e definisce ogni singolo cavillo ma poi, sulle grandi questioni, non sa mai essere all’altezza. Inutile di fronte alla crisi economica, inutile di fronte alle crisi geopolitiche, inutile di fronte alle ondate migratorie, inutile di fronte alla pandemia.
Sognavamo una grande Europa politica e ci siamo ritrovati con un enorme banco dei pegni a cui possiamo chiedere i soldi dando in cambio i nostri gioielli di famiglia”.
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Quanto alle misure dell’Ue per affrontare la crisi, la Meloni si è detta positiva solo di fronte a un’eventuale finanziamento del famoso Recovery Fund attraverso gli eurobond, sul quale però la trattativa sembra ancora in salita.
“Le risorse della Banca Europea per gli Investimenti”, ha affermato rivolgendosi direttamente al Presidente del Consiglio, “sono insufficienti: 200 miliardi di risorse generali, se lei con il decreto dice di tirarne fuori 400 da solo, si capisce che contano molto poco. Mentre per accedere al Sure bisogna dare miliardi di garanzie”. Ancora più forte, come si può immaginare, la presa di posizione al Mes: “il Mes senza condizionalità è un cavallo di troika: i prestiti non sono mai senza condizionalità e quei 36 miliardi non sono un regalo. Dopo aver versato 15 miliardi, ce ne prestano 36 da pagare con gli interessi e poi, se non li restituisci nei tempi e nei modi previsti, ti entra la troika in casa”, ha spiegato con riferimento alle fonti che parlano di una flessibilità temporanea che durerebbe non più di un anno.
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“L’ITALIA HA UNA POSIZIONE DI FORZA: UE NON PUO’ FARE A MENO DI NOI”
“L’Europa non può fare a meno dell’Italia” ha argomentato la Meloni, “perché senza di noi e senza il Regno Unito è solo una ‘Grande Germania’ e una ‘Grande Germania’ schiaccia anche la Francia: abbiamo una posizione di forza. Noi non chiediamo l’elemosina a nessuno: chiediamo indietro quello che ci appartiene, perché l’Europa esiste grazie a noi, che versiamo 100 miliardi ogni 7 anni e la Bce esise grazie a noi”.
Infine il ‘j’accuse’ contro i Paesi del nord Europa: “si sono arricchiti grazie ai nostri sacrifici. Vada in Europa a dire che non ne possiamo più della storia delle cicale e delle formiche e che l’Europa non aspetti solidarietà dall’Italia se non sa darla ora che siamo nella tempesta: lo dica e ci troverà al suo fianco”.
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“LA BCE COMPRI TITOLI DI STATO ILLIMITATAMENTE”
Le proposte? Secondo la Meloni, la “linea del Piave” di fronte alla quale non dovrebbe arretrare l’Italia è proprio l’aiuto della Bce: “deve pretendere”, ha esortato, “che la Bce faccia quello che fanno le banche centrali in tutto il mondo, ovvero comprare illimitatamente titoli di stato. Dovremmo quindi emettere bot ‘patriottici’ a lunghissima scadenza, cinquantennali, non tassati, non tassabili, a basso rendimento, circolabili e pretendere che tutti i bot non piazzati vengano automaticamente comprati dalla Bce“. Una soluzione che, al momento, la Bce esclude possa andare oltre gli acquisti straordinari di titoli di Stato già realizzati e previsti.
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“TASK-FORCE E ESPERTI PERCHE’ IL GOVERNO NON SA DARE RISPOSTE”
L’attacco al governo è, infine, sulla gestione stessa della crisi: “siete incapaci di dare risposte e non lo dico io perché sto all’opposizione, lo dite voi stessi avendo abdicato alle vostre funzioni per consegnarle a pletore di esperti e task-force. Il vostro governo è composto da circa 65 persone tra minisitri e sottosegretari, che a loro volta hanno numerosi e pagatissimi membri nello staff; la Presidenza del Consiglio dei Minisitri spende ogni anno più di 300milioni di euro per il suo funzionamento: sa a cosa serve? Serve a governare”.

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“Evidentemente”, ha concluso, “non vi ritenete all’altezza del compito o vi state occupando di altro, come stare chiusi in una stanza a spartirvi le poltrone delle partecipate statali: avete esautorato il parlamento, rinviato le elezioni, sospeso le libertà personali, state tracciando la vita e i movimenti delle persone, non si può fare pu niente però la spartizione partitocratica delle poltrone non cambia”.
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Un intervento, dunque, condivisibile sotto tanti punti di vista, che pure – come non notarlo – non fa mai riferimento ad una strategia alternativa che possa prendere in considerazione l’uscita dall’Unione Europea o il recupero della sovranità monetaria.
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(a cura di) Emmanuel Raffaele Maraziti
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